Banca Carige è da sempre attenta alle diverse espressioni della vita culturale delle aree dove si trova ad operare, prime tra tutte la Liguria, e si propone come motore di iniziative per valorizzare il patrimonio artistico, storico, antropologico del territorio e di tutto ciò che ne caratterizza la vita sociale.

Editoria, collezionismo d'arte e collaborazione alla realizzazione di eventi culturali sono le tre forme in cui Carige ha espresso principalmente la sua attività di promotrice culturale, incoraggiando anche l'espressione di nuovi temi che hanno dato via a studi in molteplici ambiti.

SAN FRANCESCO CONFORTATO DA UN ANGELO MUSICO

Assereto Gioacchino

 

Il dipinto è incontestabilmente di Assereto, e del terzo decennio della sua vita. La data, posta sull'angolo della pagina rialzata del libro, è ben leggibile fino alla terza cifra ("163.") mentre la quarta appare in parte abrasa. Ragionando per esclusione la lettura preferibile sembra essere il 1636.

STRANSITO DI SAN GIUSEPPE

Assereto Gioacchino

 

Se il Servio Tullio con i capelli in fiamme illustrato in questa sede può essere significativo per il versante laico della predilezione di Assereto a esser pittore di "storia", colto, apprezzato per la finezza tecnica e l'intensità espressiva, rivolto a un pubblico capace di intendere nella rappresentazione la tensione drammatica, le notazioni del naturale, le inflessioni del sentimento, per il versante religioso La morte di san Giuseppe (Assereto ha poche pale d'altare e tutte giovanili) si presenta come equivalente.

MEZZA FIGURA DI DONNA COL PEZZOTTO O "MINOLLA SAMPERDARENESE"

Barabino Nicolò

 

Con il suo pendant Mezza figura di vecchio che fuma la pipa o Minollo sampierdarenese (oggi in collezione privata; di entrambi i quadri si sono riportati i titoli originali, utilizzati in occasione delle prime volte in cui vennero esposti e pubblicati), l'opera fa parte di una serie di intensi ritratti dedicati dall'artista a personaggi del popolo.

IL MATADOR (COPPIA IN ABITO SPAGNOLO CON DUE PAPPAGALLI)

Boldini Giovanni

 

Opera di straordinaria qualità esecutiva, che rivela, attraverso una pennellata brillante e brulicante, il virtuosismo tecnico dell'artista, capace di esiti altissimi nella resa del dettaglio, pur nelle dimensioni molto contenute, si caratterizza come scena di genere di ambientazione spagnola, per la presenza dei due personaggi, il torero e la donna, abbigliata con un lucente abito rosa e una mantiglia nera e reggente una chitarra; entrambi sono raffigurati intenti a osservare divertiti due pappagalli posti su un trespolo.

APOLLO SI APPRESTA A SCORTICARE MARSIA 

Bottalla Giovanni Maria

 

Il dipinto nel 1968, epoca probabile dell'acquisizione da parte della Cassa di Risparmio, è riferito in una expertise di Mario Bonzi al Langetti. Torriti (1975, p. 74, scheda n. 40) nega l'attribuzione e scrive che "il dipinto nacque probabilmente a Roma nella metà del Seicento o poco prima fra la numerosa schiera dei seguaci di Pietro da Cortona". Aggiunge che possono venire alla mente il senese Nicolò Tornioli e il romano Gerolamo Troppa, senza però proporne la paternità.

ALLEGORIA DELL'ABBONDANZA (O DELLA LIBERTÀ)  

Castello Valerio

 

Piero Torriti, per primo, propose di riconoscere quest'aggraziata ed elegante fanciulla come Allegoria dell'Età dell'oro (Torriti 1975, pp. 80-81, n. 43), identificazione iconografica poi corretta da Federica Lamera in Allegoria dell'Abbondanza (Lamera 1990b, pp. 193, 448 nota 46) in virtù della presenza alla sinistra del "corno della dovitia pieno di molti, e diversi frutti, uve, olive, e altri" (Ripa [1603] 1992, p. 1).

ECCE HOMO 

Castello Valerio

 

Questo magnifico Ecce Homo, tra le primissime opere acquistate dalla banca, nonostante l'impoverimento della superficie pittorica, riesce a catturare facilmente l'attenzione e l'interesse di chi lo osserva. Il dipinto infatti può considerarsi particolarmente prezioso e utile per comprendere la ricchezza delle esperienze figurative che incuriosiscono e nutrono l'ispirazione pittorica di Valerio Castello.

IL PORTO DI GENOVA

Costa Angelo

 

Dipinto noto, più volte pubblicato ed esposto, rientra appieno nella produzione di Angelo Costa che, caratterizzandosi per una sostanziale costanza dei soggetti - in particolare il mare e il porto di Genova - e dello stile, rende difficile la datazione delle singole opere. Per la tela della Carige confermiamo quella proposta da Bruno in occasione della mostra del 1993, e cioè che sia stata eseguita dopo il 1879 (Bruno 1993, p. 240).

SEMIRAMIDE AVVERTITA DELL'INSURREZIONE DI BABILONIA 

De Ferrari Giovanni Andrea

 

Al cospetto di alcune ancelle strette attorno a un tavolo da toeletta protetto da un ampio tendaggio rosso, guardandosi intensamente negli occhi, un uomo e una giovane donna stringono lo stesso bastone di comando, indicando, con l'altra mano, una città: qui, in una luce dai toni muschiati, s'intravedono diafane architetture e una folla di guerrieri in tumulto.

GUARIGIONE DEL CIECO NATO 

De Ferrari Orazio

 

Orazio De Ferrari ha almeno altre due redazioni di dipinti dello stesso tema, l'una in Palazzo Bianco, l'altra nella chiesa di San Michele di Montesignano. Particolarmente significativo è il confronto con la prima, in cui Orazio dispiega la sua sensibilità luministica e la sua attenzione cromatica con un respiro pienamente slargato, contrapponendo i gruppi compositivi con un effetto quasi spettacolare.

ECCE HOMO 

De Ferrari Orazio

 

Il catalogo della mostra Pittori genovesi del 1969 (p. 48, scheda 19) pubblica come inedito il dipinto e dichiara che "questa versione di Orazio De Ferrari si rifà ai quadri dell'Ecce Homo del Concorso Massimi (1604- 1606), a quello del Cigoli e a quello del Caravaggio, con qualche notazione ripresa anche dalle due repliche dello Strozzi". Ricorda altre due versioni di Orazio e propone per questa una data piuttosto tarda.

MOSÈ FANCIULLO CALPESTA LA CORONA DEL FARAONE 

De Ferrari Gregorio

 

Esposto per la prima volta al pubblico in occasione della Mostra dei pittori genovesi a Genova nel '600 e nel '700 del 1969, il dipinto, presentato come inedito, era in realtà già stato segnalato dieci anni prima da Andreina Griseri (1959, p. 324, fig. 15) come opera di Gregorio De Ferrari. Nel suo contributo la studiosa riportava peraltro un'opinione di Roberto Longhi che riteneva il quadro "della primissima maturità" dell'artista.

CONVITO DI ABRAMO CON I TRE ANGELI 

Fiasella Domenico, il Sarzana

 

Domenico Fiasella nel raffigurare la scena con Abramo e i tre angeli è assolutamente fedele al testo biblico (Genesi 18, 1-15). "Il Signore gli apparve [ad Abramo] poi presso il querceto di Mamre, mentre egli, sul caldo del giorno, era seduto davanti alla sua tenda, alzati gli occhi, guardò, ed ecco, tre uomini in piedi gli stavano davanti".

VEDUTA DI GENOVA DA SAN LAZZARO 

Garibbo Luigi 

 

Le ombre e i bagnanti ci dicono che siamo d'estate, nella calda luce del tardo pomeriggio di una giornata con un bel vento di terra che gonfia le vele, muove le bandiere e increspa appena il mare tra gli scogli. L'azzurro del cielo è rotto da nuvoloni grigi, che si fanno d'un candore abbagliante nelle zone toccate dal sole.

GIACOBBE INCONTRA RACHELE AL POZZO 

Il Grechetto

 

Federigo Alizeri descrive nel palazzo di Giorgio Doria in Strada Nuova "un bel dipinto del Castiglione con figure ed animali" (Alizeri 1846-1847, p. 443); lo stesso è poi indicato come quadro del "Grechetto con bestiami e pastori" nella Guida del 1875 (Alizeri 1875, p. 194). Piero Torriti non ha esitato a riconoscerlo con l'opera conservata nello stesso palazzo poi pervenuta direttamente dalla famiglia alla banca (Torriti 1970; Torriti 1975)

FRATI CAPPUCCINI A MENSA FRA ROVINE 

Magnasco Alessandro, il Lissandrino

 

Fra scenografiche rovine coronate da fronde e rampicanti, dodici frati cappuccini sono radunati per il pasto. Mentre alcuni, in piedi, servono il cibo, gli altri sono seduti a terra attorno a una tovaglia bianca stesa sul pavimento; su di essa posano un pane, un bicchiere, una piccola brocca e un piatto di vivande.

COSTE 

Merello Rubaldo

 

Il 1907, anno di probabile datazione di questo dipinto, è importante per il pittore che, su invito di Alberto Grubicy, espone a Parigi, al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens. Merello era stato segnalato al grande mercante milanese Grubicy dal critico genovese Paolo De Gaufredy, che fu tra le prime personalità a interessarsi tempestivamente della sua pittura, per continuare a farlo sino al 1922, anno della scomparsa dell'artista (nel 1926, scrive De Gaufredy, "conobbi quel negoziante celebre in Milano nel 1906, quando iniziavo una azione giornalistica in difesa di Gaetano Previati

VENERE E AMORE CHE SI BACIANO 

Paggi Giovanni Battistao 

 

Il tema trova origine nel passo delle Metamorfosi di Ovidio (X, 520-526) dove Cupido - in realtà descritto non come bimbo, ma come "formosissimus infans, iam iuvenis, iam vir", quindi adolescente come lo mostrava Bronzino nel notissimo dipinto della National Gallery di Londra - "dat puer oscula matri".

IL RATTO DI EUROPA 

Piola Domenico

 

Con grande impatto scenografico, ottenuto attraverso una composizione perfettamente calibrata, Domenico Piola mise in scena il momento culminante dell'episodio del rapimento di Europa da parte di Giove sotto le sembianze di un toro. Il racconto, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio (II, 836- 875), ebbe vasta fortuna, soprattutto tra Cinque e Seicento, per le svariate possibilità di illustrare i singoli brani di cui è composto.

CRISTO DEPOSTO E LA MADDALENA

Procaccini Giulio Cesare

 

Il dipinto fa parte di un nucleo di tre opere (il Miracolo del cieco nato di Orazio De Ferrari, la Morte di Dario di Francesco Monti e quella in esame) che, tutte insieme, ornavano uno dei salotti del palazzo Doria in Strada Nuova e che vennero vendute alla Cassa di Risparmio dal marchese Clemente Doria nel 1965-1966.

L'AUTUNNO 

Rayper Ernesto

 

Dipinto all'epoca della sua maturità artistica,pochi anni prima del male incurabilealla lingua che si manifesterà nel1871 e che lo condurrà a una morteprematura nel 1873, L'autunno, databileintorno al 1868, si affianca cronologicamentead alcune tra le più celebriopere realizzate da Rayper negli ultimianni della sua attività pittorica, comePaesaggio a Baveno (1867), Lavandaie(1867), Bosco (1868), In cerca di legna(1868) e Sulle rovine dell'antico castelloa Volpiano (1868-1869).

TOBIOLO E L'ANGELO 

Strozzi Bernardo, il Cappuccino

 

Il dipinto, reso noto e attribuito a Strozzi dalla Mortari (1966), secondo la Galassi (1992b) potrebbe essere quello visto da Ratti (1780) nel palazzo dei fratelli Grimaldi. Benché non ci siano notizie sicure riguardo alla provenienza originaria di quest'opera - si ricorda anche la presenza di un Tobia e l'arcangelo a Genova nel palazzo De Fornari -, la Mortari sostiene che potrebbe trattarsi del dipinto già a Montecarlo, Galerie Saint James, e poi a Bergamo nella galleria Lorenzelli, dove da lei stessa è stato identificato nel 1966.

SUSANNA E VECCHIONI 

Caliari Paolo, il Veronese

 

Le vicende storiche di questo dipinto del Veronese sono alquanto complesse e interessanti. Secondo Boccardo e Magnani (Boccardo, Magnani 1987, p. 83, nota 62) esso dovrebbe identificarsi con quello menzionato nell'inventario, steso nel 1658, della raccolta di Gio. Batta Balbi e quasi subito alienato nel corso di una vendita all'asta di parte della collezione.

CANOA

Zorio Gilberto

 

Considerato uno dei principali protagonisti dell'arte povera, il movimento aggregatosi intorno all'attività critica di Germano Celant, di cui condivise le prime uscite espositive tra il 1967 e il 1968, Gilberto Zorio ha sempre operato su un crinale di ricerca sconfinante da un lato sulle potenziali trasformazioni alchemiche degli elementi, dall'altro sulle dinamiche tecnologiche di sedimentazione e rielaborazione della materia.