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Le mostre

Valentino Vago

Paesaggio 1957La scorsa primavera si sono inaugurate a Milano due mostre sulla pittura di Valentino Vago: quella incentrata sulle opere storiche presso la galleria Montrasio Arte di via Brera al n, 5 e quella interessata alla produzione recente esposta negli spazi di Grossetti Annunciata Arte Contemporanea di via Luca Signorelli 2 A, Un doppio contributo espositivo curato da Sergio Grossetti e da Alberto Montrasio cui segue quello ordinato in questi ultimi giorni estivi presso la Banca Cesare Ponti del Gruppo Banca Carige, Si è così giunti alla ventesima mostra condotta dal programma culturale Ponti '900, un secolo d'arte a Milano, perchè Valentino Vago (Barlassina, Milano, 1931 ) ha dato un sostanziale apporto all'avventura estetica della seconda metà del XX secolo.

Si fa riferimento agli interventi murali o ambientali che dalla fine degli anni Settanta ad oggi hanno interessato istituti bancari, residenze private, strutture alberghiere, locali destinati all'attività commerciale, edifici consacrati al culto cristiano ed altri ancora, Per citarne alcuni si inizia con la decorazione del salone della Cassa Rurale e Artigiana di Barlassina (1978), si prosegue col ristorante Mancini (1990) o con l'Hotel Spadari (1991), entrambi di Milano, per concludere con la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice di San Donato Milanese (1996) o con la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di Rovello Porro in provincia di Corno (2001 -02).

A Vago va insomma riconosciuto il merito di continuare la grande tradizione dell'arte italiana quella che agisce i termini ambientali per dialogare con la dimensione pubblica nei suoi versanti civili e religiosi. Per entrambi bisogna risalire agli anni Venti e Trenta, quando il richiamo all'ordine ha spinto diversi artisti a recuperare il lessico della classicità, che si è rivelato adatto a soddisfare i fini della propaganda.

A tal proposito si pensi, tra gli altri, agli interventi monumentali di Mario Sironi, di Achille Funi e di Gino Severini, La vocazione spaziale di Vago risale alla fase iniziale della sua maturità pittorica, come intuisce Guido Ballo nel 1960 in occasione della presentazione della prima personale presso il Salone Annunciata: -Valentino Vago, [..], è avviato a un discorso pittorico largo, senza compiacimenti, si potrebbe dire di grande pittura morale.

I quadri esposti appartengono a questo periodo che si articola in due momenti: l'applicazione dei valori estetici elaborati dalla stagione informale e il loro progressivo superamento in nome dell'indagine sul colore che, estendendosi, incrementa la propria capacità di accogliere la luce. Tra Paesaggio (1956-57) e Immagine (1964) ci sono otto anni d'intensa attività creativa in cui Valentino Vago tende a trascendere la superficie della tela pur rispettandone l'integrità fisica. Un andare oltre il quadro per approdare in una dimensione ambientale, spesso attraversata da una corrente mistica dove l'intensità della luce porta alla smaterializzazione della realtà mondana, alla sospensione delle coordinate spazio-temporali.