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Le mostre

Giuseppe Santomaso

Il muro del pescatore 1954La formazione estetica di Giuseppe Santomaso (Venezia 1907 - 1990) inizia con l'esperienza quotidiana della propria città. La particolare atmosfera veneziana, in grado di dissolvere forme e colori, ha nel corso del tempo educato gli occhi dell'artista ad apprezzare le infinite gradazioni luministiche della laguna. Anche il breve tirocinio presso la bottega di un orafo e la visita ai mosaici di San Marco e di Santa Maria Assunta di Torcello hanno contribuito ad arricchire il patrimonio percettivo dell'autore. La sua formazione artistica avviene nell'Accademia di Belle Arti, dove frequenta Gino Rossi, Pio Semeghini e Arturo Martini. I primi contatti con la realtà artistica internazionale avvengono in modo indiretto, attraverso le riproduzioni fotografiche riportate nelle riviste d'arte straniere. All'epoca - gli anni Trenta - la cultura italiana è dominata da un regime autarchico, chiuso nei confronti dell'Europa, mentre il "ritorno all'ordine" di Novecento continua a rappresentare l'arte ufficiale del paese. Anche il panorama artistico veneziano è segnato da una politica conservatrice che non favorisce l'affluenza di informazioni dall'estero. Pertanto il desiderio di comprendere la realtà artistica europea, spinge Santomaso ad acquistare in società con l'amico scultore Alberto Viani la rivista parigina "Verve", dove ha modo di studiare i lavori di Braque, Léger, Matisse, Mirò e Kandinsky. Ma l'esperienza più significativa risale al 1937, quando, grazie all'invito di un collezionista, parte per l'Olanda. Qui vede le opere di Van Gogh e di altri impressionisti, mentre a Parigi, dove sosta in occasione di questo viaggio, visita l'Esposizione Universale con i lavori di Braque, Léger, Matisse, Mirò, Picasso e Schwitters. Santomaso resta colpito dalle accensioni fauves di Matisse e dalla sensibilità spaziale di Braque, mentre di Van Gogh coglie l'autonomia del colore. Infatti, le nature morte di questo periodo, a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta, segnano l'abbandono di una pittura di ascendenza impressionista per accedere a un'altra in cui fauvismo e postcubismo si mescolano. L'esperienza olandese e parigina determina un prezioso confronto verso i modelli culturali europei, che provocano la crisi delle soluzioni linguistiche maturate a Venezia e spingono l'autore al lento processo di elaborazione ed assimilazione del nuovo linguaggio internazionale. Nel 1946 aderisce al gruppo della "Nuova Secessione Artistica Italiana" che poco dopo prenderà il nome di "Fronte Nuovo delle Arti"; quest'ultimo sarà presentato da Giuseppe Marchiori in una mostra a Milano presso la Galleria della Spiga (giugno 1947). Il movimento, sorto grazie ai continui incontri tra Renato Birolli, Emilio Vedova, Giuseppe Santomaso, Armando Pizzinato e il critico d'arte Giuseppe Marchiori, si propone di rinnovare la ricerca artistica e di reagire alle imposizioni estetiche del recente passato, attraverso il confronto reciproco e lo scambio di opinioni. Infatti gli aderenti al movimento, che vede tra gli altri Cassinari, Morlotti, Guttuso e Turcato, non adottano lo stesso linguaggio visivo, non seguono una comune inclinazione poetica. In questo periodo i quadri di Santomaso rivelano una sintassi compositiva di matrice cubista, ma non di ascendenza picassiana. La delicatezza delle sfumature che formano calibrati volumi spaziali, privi di rigore plastico, risentono del magistero di Georges Braque. Già nel '37 l'autore avvertì poco congeniale al suo temperamento artistico la versatilità creativa di Picasso, mentre sentiva propria la capacità riflessiva, la visione spaziale di Braque.

Nel '47 Santomaso soggiorna presso la "Rotta Sabadina", la proprietà dell'amico Giuseppe Marchiori situata in piena campagna veneta. Qui l'artista resta colpito dagli attrezzi agricoli di cui accoglie le diverse soluzioni formali e grafiche. L'adozione di elementi desunti dalla realtà non procede in senso mimetico, né aneddotico, bensì coglie di essi la visione interiore in grado di trasformare la realtà prosaica in quella poetica. Questa elaborazione pittorica dei fenomeni mondani avviene attraverso una processo astrattivo che riduce sì la realtà ai suoi aspetti essenziali, ma senza cancellarla. In questo modo si mantiene l'equilibrio tra la sfera interiore e quella esteriore, che, interagendo, si arricchiscono a vicenda: ora è la realtà a fornire materia visiva all'arte, ora è la pittura a proporre una visione diversa del reale. La formula astratto-concreta proposta da Lionello Venturi intende proprio mantenere vivi gli scambi tra le rispettive sfere. Infatti il metro critico adottato nel formare il "Gruppo degli Otto" (1952) - costituito da Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova - è quello di un equilibrato rapporto tra l'autonomia linguistica del quadro e i suoi vincoli referenziali col mondo esterno. In Ritmi rurali (1952), ad esempio, gli strumenti di lavoro sono ridotti ai minimi termini, al limite del segno elementare, ma mantengono le proprie qualità formali, cromatiche e grafiche. Grazie a queste, sorge un prezioso alfabeto visivo la cui lettura non si focalizza sui singoli "ideogrammi", bensì coglie l'assetto complessivo della composizione. Solo così è possibile apprezzare gli equilibri delle forme e i dosaggi dei colori. Non ha importanza la riconoscibilità o meno degli oggetti rappresentati, poiché questa non intacca la qualità estetica del quadro. In questo modo, allentandosi il legame referenziale tra i dati raffigurati nell'opera d'arte e quelli visibili nella realtà esterna, si realizza la progressiva emancipazione dell'estetica pittorica, che è libera di incarnare la sensibilità poetica dell'autore. Il desiderio di cogliere sempre più in profondità l'essenza del mondo circostante, porta Santomaso ad accentuare il processo dell'astrazione, il solo in grado di soddisfare le esigenze espressive dell'autore. Nella logica di tale orientamento i motivi rurali o quelli lagunari si riflettono nella forza evocativa di atmosfere, sorte grazie all'incontro tra il patrimonio visivo metabolizzato nel corso della vita e le impressioni trasmesse dalla realtà quotidiana. Il muro del pescatore (1954) trascende il genere della veduta marina per cogliere, della stessa, la visione interiore. Si può ipotizzare la presenza del mare grazie al titolo dell'opera e alla tinta blu che domina il fondo della rappresentazione. La rete del pescatore può essere rintracciata nei numerosi filamenti variopinti, mentre l'imbarcazione appare nella campitura scura e compatta. Ma una lettura siffatta, per quanto possa risultare verosimile, fraintende il valore dell'opera e non ne coglie la portata poetica. Un corretto orientamento interpretativo è stato indicato dal Venturi, il quale parlando del quadro, afferma: "[...] era stupendo per il rapporto tra il motivo bruno e grigio e il fondo celeste, proprio per l'energia della realtà vicina e scura e la lontananza fantastica dell'azzurro" (L.Venturi, Pittori italiani d'oggi, 1958). Un'interiorizzazione progressiva, un'astrazione sempre più lirica come in Serata a Verneuil n.2 (1956), dove il riferimento spazio-temporale del titolo conferma il peso che il mondo esterno esercita sull'attività poetica dell'autore. In quest'opera si coglie ancora un assetto compositivo dato dall'equilibrata disposizione delle campiture cromatiche. Palude giallo verde (1958) segna, invece, un passo ulteriore verso l'astrazione. Qui luce e colore sfaldano i contorni delle forme, la cui consistenza diviene eterea. Restano le ombre o i rispettivi vapori che tra poco si diluiranno nell'atmosfera in calibrati valori tonali.