Banca Cesare Ponti

Home - Customer Loyalty - BCP e l'arte - Ponti '900 - Le mostre - Gian Carozzi

Le mostre

Gian Carozzi

Gian CarozziL'esperienza culturale di Gian Carozzi (La Spezia 1920) si articola secondo tre discipline che regolano il tempo della sua formazione. La prima è di tipo intellettuale perché si basa sull'esercizio della lettura. è sufficiente aver visto la casa di Sarzana per intuire l'importanza che i libri assumono nella sua vita. I volumi sono disseminati ovunque, in tutte le posizioni possibili, senza mai contravvenire alle regole dell'ordine, come se fossero parte di una composizione. Una passione quindi, quella per la letteratura, che ha schiuso in lui spazi mentali estesi come la tanto amata prosa russa. Ma a parte le vite parallele vissute nei romanzi di Cechov o di Dostoevskij, la sfera letteraria è per Carozzi esperienza reale di vita condivisa con uomini dello spessore di Manlio Cancogni e di Mario Soldati.

La seconda disciplina che qualifica l'identità culturale dell'autore è più difficile da individuare perché non è ancora stata presa in esame. Si fa riferimento all'attività di grafico pubblicitario, lavoro iniziato durante il suo soggiorno a Milano e lasciato quando ha deciso di partire per la Francia, anche se a Parigi ha ancora accettato l'invito di qualche collaborazione. Una di queste consiste nel curare la veste grafica della "Fiera letteraria" negli anni in cui è diretta da Manlio Cancogni. Una caso felice che ha permesso ai due artisti di lavorare per la stessa realtà. Il loro incontro sulle pagine del prestigioso periodico ha luogo nel luglio del 1967 e Carozzi mette subito in atto un rinnovamento estetico: agli inizi la pagina è animata da elementi geometrici policromi che dialogano tra di loro all'insegna di un generale equilibrio, poi, dal maggio del 1968, l'artista integra le forme astratte con veri e propri inserti fotografici, in linea con le soluzioni estetiche adottate dalla Pop Art. Infine, resta da definire l'attività estetica per eccellenza, quella del pittore, che lo ha impegnato per tutta la vita e continua tutt'oggi a mettere alla prova le sue risorse creative. Una realtà artistica così connaturata in lui da impedire l'ingresso ad ogni elemento estraneo alla sua sensibilità. Per questo Carozzi s'è sempre concentrato sul lavoro pittorico, non curandosi di raccogliere testimonianze o di promuovere se stesso presso i critici d'arte o i galleristi. Un rifiuto epidermico del mercato che ha lasciato dietro di sé una storia colma di lacune che attendono ancora di essere colmate. La mostra intende pertanto sottoporre all'attenzione del pubblico l'opera di Gian Carozzi, artista colto e versatile che non ha ancora ottenuto il legittimo riconoscimento.