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Le mostre

Giuseppe Ajmone

Giuseppe AjmoneIncontrare Giuseppe Ajmone significa avere di fronte un uomo con una vita da raccontare. La sua storia è una preziosa testimonianza della cultura italiana del dopoguerra che va letta attraverso la sua attività creativa, ascoltata attraverso le sue parole perché in lui, la dimensione orale, è parte integrante del proprio patrimonio artistico. Lo è il suo linguaggio, attento nella scelta delle parole che procedono lente per avvalorare la felice unione di forma e contenuto. La sua voce sembra intensificarsi nel silenzio dello studio, tra pause ben distribuite che rafforzano lo sviluppo narrativo di un racconto. Una sensibilità orale arricchita da accenti musicali desunti dalla lingua spagnola, francese e dialettale, perché Ajmone è in grado di esprimersi in queste lingue col giusto timbro espressivo e con la cadenza corretta. La sua parlata è l'autentica testimone di quanto ha vissuto, è l'affiorare genuino della cultura effettivamente metabolizzata nel corso del tempo. La sua forza è tutta nell'effimera consistenza della tradizione orale; nel contatto provvisorio ma diretto con un protagonista dell'arte italiana. La storia di Giuseppe Ajmone continua al di là delle parole e si apre un varco nella pittura che ha già lasciato dietro di sé un segno lungo sessant'anni. Ma a parte il tempo che l'ha visto impegnato a elaborare nuove soluzioni creative, colpisce l'intensità di certe atmosfere così sature di umori pittorici da sentirne l'odore nell'aria. Per dare ragione di tutto questo la Banca Cesare Ponti e la Galleria Montrasio Arte, sita in via Brera 5, presentano nei loro rispettivi spazi numerose opere dell'Artista per offrire al pubblico un'esauriente documentazione del suo percorso pittorico.

La mostra allestita presso la Banca comprende quadri che vanno dal '44 al '62; dall'ultimo anno accademico a Brera a cui risalgono le prime opere significative, alla piena affermazione riconosciuta con la sala personale presentata da Franco Russoli in occasione alla XXXI Biennale di Venezia. Si inizia con un ritratto (Ritratto di vecchia) genere poco seguito dall'artista e si conclude con un paesaggio fluviale (Il grande fiume), molto probabilmente ispirato al corso del Sesia. Distribuiti negli anni Cinquanta sono gli altri quadri, in gran parte paesaggi perché è a loro che è rimasta legata l'immagine del pittore, senza per questo trascurare l'importanza degli altri due generi pittorici amati da Ajmone: la natura morta (Frutta, 1954) e il nudo (Nudo blu, 1957) che domina la produzione degli ultimi anni.