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LA CASANA N.1/1999 - ATTUALITÀ ECONOMICA

Gennaio-Marzo 1999 - Anno XLI

Verona, magia di una città

di Alessandro Mognon

Verona magia di una città

E pensare che non c'è mai stato, a Verona. Neanche una volta. Ma la frase più bella l'ha scritta lui, William Shakespeare, nel suo Romeo e Giulietta: "Non c'è mondo fuori dalle mura di Verona: ma solo un purgatorio, tortura, inferno. Bandito da qui, sei bandito dal mondo...". A suo modo, aveva visto giusto. perché quasi due milioni di turisti che la invadono ogni anno, forse, prima di entrare dentro quelle mura si sentivano veramente "banditi dal mondo".

Per capire cosa fa di Verona, con i suoi 250 mila abitanti, la quarta in Italia fra le città d'arte dopo Roma, Venezia e Firenze (e prima di nomi come Napoli, Palermo, Siena e Pisa) servono numeri e parole. Assieme. Perché da soli numeri o parole non riescono a raccontare la piccola magia di una città che ha mantenuto assieme quasi intatta nei secoli la sua storia romana, ostrogota, longobarda, franca, medievale, veneziana e austriaca. Senza per questo frenare la sua vocazione commerciale. Insomma, se si vuole scoprire i segreti di Verona bisogna passeggiare, in tutti i sensi: fra i vicoli e le piazze e fra le cifre della sua fortuna. E di fortuna si può proprio parlare; vale 2 mila miliardi l'anno, il turismo a Verona. Senza contare il lago di Garda, che a soli 20 chilometri di distanza attira ogni estate qualcosa come 8 milioni di turisti. Solo la stagione lirica, uno dei punti di forza dell'estate veronese, muove 500 mila persone da ogni parte del mondo, rovesciando nelle casse del Comune circa 700 miliardi. Anche se il merito è tutto di quegli architetti romani che in età flavia, nel I secolo dopo Cristo, costruirono quello che ora è il terzo anfiteatro meglio conservato del mondo. Più piccola del Colosseo, l'Arena però lo ha sconfitto in vitalità. Ancora in piena forma, oggi ospita 15 mila posti sulle gradinate, ha sentito un tempo la voce della Callas e oggi di Carreras ma ogni tanto al di fuori della stagione lirica si concede anche a jazz, rock e musica leggera. Compresa la finale di un evento super-televisivo come il Festivalbar. Anche per questo, da maggio a settembre, è difficile che le notti di Verona siano silenziose. Visto che i ristoranti restano aperti fino a tardi per dare da mangiare a chi ha appena ascoltato i gorgheggi di Aida o la chitarra jazz di Pat Matheny.

Verona magia di una città Eppure non basta l'Arena per afferrare il mistero di Verona. Anche se siamo in un Veneto che, guidato da una stellare Venezia, è primo in Italia per turismo con 53 milioni di presenze l'anno e 17 mila miliardi di fatturato. Forse è il mito di Giulietta e Romeo, a metà strada fra leggenda e storia, che fa la differenza? Può darsi. Magari basterebbe chiedere alle frotte di turisti (non solo giapponesi...) che si fanno fotografare con la mano appoggiata al seno oramai consumato della statua di Giulietta Capuleti, sotto il famoso balcone. E che poi, in un antico percorso passando da una inevitabile via Manati, arriva alla sua tomba in un convento di Cappuccini. In fondo come dice il presidente del Club di Giulietta "la storia dei due amanti veronesi è un fenomeno internazionale". Per questo ogni anno il Club riceve 4 mila lettere dagli innamorati di tutto il mondo. Per questo è diventata per tre volte un film: con George Cukor, Zeffirelli e di recente con un Romeo-Leonardo di Caprio. Bella e romantica, la vicenda di Romeo e Giulietta però è solo un piccolo pezzetto del fascino scaligero. Non spiega i 165 mila tedeschi che nel 1998 sono calati alla sua conquista assiene a 76 mila americani, 62 mila britannici, 50 mila francesi e 17 mila giapponesi. Passando per i quasi 50 mila svizzeri e i 42 mila austriaci. E allora avanti con la passeggiata. Per esempio dentro e fuori la basilica di San Zeno, il più perfetto esempio di architettura romanica d'Italia, con le sue porte bronzee incise da 48 formelle e il "Trittico" del Mantegna. O a Castelvecchio, fortezza merlata sull'Adige trasformata in un museo. Oppure Santa Anastasia, la basilica gotica del 1300 dove si può vedere il celebre "S. Giorgio e il drago" del Pisanello. Ma in vista del Giubileo l'itinerario turistico-religioso elenca una dozzina di chiese da visitare. Oltre a sette percorsi, in provincia, fra abbazie, monasteri e santuari. E poi le Arche scaligere, piazza dei Signori, piazza Erbe con le pareti affrescate di Casa Mazzanti, il Teatro Romano, Ponte Pietra.

Verona magia di una città é fatta di piccoli e grandi gioielli, Verona. Ma non è solo un passato che fa la differenza. Una delle anime della città, infatti, è l'alternanza di nuovo e antico. Non tanto nell'estetica urbana quanto nella sua vita sociale ed economica. Non è forse turismo, ad esempio, anche la capacità di attrazione della Fiera di Verona, 14esima in Europa per importanza con un movimento di oltre 900 mila persone l'anno? Fieragricoltura e Vinitaly guidano la classifica. E poi Samoter (macchine movimento terra), i marmi, l'arredamento e il design di Abitare il Tempo, la Fieracavalli: le prime in Italia e tra le prime a livello internazionale. In tutto 28 fiere diverse. E un centro congressi da 8 sale e 1300 posti. Così, poco per volta, ci si avvicina alla soluzione del mistero-Verona. E capire perché (forse per non restare "banditi dal mondo"?) in 12 mesi all'aeroporto Catullo di Villafranca, alle porte della città, transitano oltre 1 milione e mezzo di apsseggeri. E dalle stazioni dell'autostrada A4 Serenissima e A22 del Brennero ogni anno entrano ed escono 16 milioni di vetture. Dove andrà tutta questa gente? Molti al lavoro: in fondo siamo in quel Nord-ESt diventato una specie di esempio-laboratorio (anche per l'estero) quanto a produttività e fatturati. Ma ogni estate solo il lago di Garda sparge sulle sue spiagge circa 8 milioni d ituristi, di cui 6 milioni e mezzo stranieri, tedeschi in prima fila. Lo hanno quasi comprato, il lago. Perché a sole quattro ore di autostrada da Monaco di Baviera, hanno scoperto un pezzo di clima mediterraneo, fra gli ulivi, windsurf e paesini medievali. Per questo quando a metà degli anni '90 il marco aveva preso il volo sulla lira, gli agenti immobiliari di Lazise, Garda, Bardolino e Malcesine vissero una sorta di "età dell'oro". E raccontano che i tedeschi telefonavano il venerdì per prenotare, il sabato si sceglievano la casa (dai 500 milioni in su e necessariamente "vista lago") e la domenica frimavano il contratto d'acquisto, prima di tornare in Germania. Così ora sui campanelli di interi residence a dieci metri dalla riva o nascosti fra le colline dove nasce il vino Bardolino ci sono solo nomi tedeschi.
Sono solo italiani invece i proprietari dei vitigni e delle centinaia di cantine delle altre due grandi zone vinicole veronesi: la Valpolicella a ovest e Soave a est. Due zone collinari diventate anche queste vere e proprie mete turistiche. Con percorsi-natura, ville venete, pievi antiche, agriturismo. E, come tradizione, enoteche ed osterie per l'inevitabile assaggio del Valpolicella classico, del Recioto dolce, dell'Amarone da invecchiamento o del bianco Soave. Un'altra cosa. Se all'inizio del primo millennio i romani hanno scelto di mettere su casa a Verona, non è stato solo epr il fiume, la posizione strategica all'incrocio delle principali strade dell'Impero o il clima mitigato del lago, ma per la protezione delle montagne alle spalle, che iniziano con le prime colline, appena dall'altra sponda dell'Adige. E diventano poco dopo Monti Lessini. Risultato: d'inverno, neve permettendo, a mezz'ora di auto dal centro città si scia. Non è un caso se qui, a Boscochiesanuova, sono nati e si allenano i fratelli Fulvio e Sabina Valbusa, nazionali di fondo. Lo stesso apese di Paola Pezzo, oro olimpico di mountain bike. Famosa perché brava e per quello zip della tuta aperto sul traguardo trasmesso via tv in mezzo mondo. Ricca, bella, a misura d'uomo: allora ha proprio ragione Schakespeare, fuori dalle mura di Verona non c'è mondo? Giulietta e Romeo sospirano, ma non solo per amore. Visto che di grane ne hanno, e alcune irrisolte da decenni. Come il traffico asfissiante, i parcheggi inesistenti (dalla disperazione ne volevano costruire uno sotto l'Adige), lo sviluppo edilizio "a rischio", l'immobilismo. Come per Castel San Pietro e l'Arsenale. Il primo, ex castello longobardo e poi fortezza austriaca che domina la città dalla collina, è da sempre chiuso e abbandonato. Hanno pensato a un grande albergo a 5 stelle, un casinò, un museo, una scuola d'arte. Per ora resta lì, con le finestre chiuse e i turisti che chiedono perché "non si può entrare". Il secondo, ex grande caserma austriaca in pieno centro della città con tanto di parco, è stato liberato dall'esercito italiano un paio d'anni fa. Adesso è aperto al pubblico, con qualche spettacolo, qualche mostra, le passeggiate al fresco d'estate. Ma sul suo destino il Comune deve ancora decidere. Certo in una città che i suoi duemila anni di storia li porta ancora bene, sono particolari. mettiamola così: se fuori le mura di Verona c'è solo inferno, dentro c'è il paradiso. Però un po' gli assomiglia.