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LA CASANA SUPPLEMENTO N. 2/2000 - SPECIALE TOMMASO REGGIO - CARLO CAVIGLIONE

Aprile - Giugno - Anno XLII

Sacerdote e giornalista,
un uomo di chiesa vicino alla gente
di Carlo Caviglione

Tra i molteplici aspetti che caratterizzano la vita e l'opera del nuovo beato, Tommaso Reggio, due se ne colgono in particolare: essere stato a Genova tra i primi ad occuparsi della classe operaia ed aver fondato il primo giornale cattolico. I due aspetti meritano di essere conosciuti per capire meglio l'apertura mentale del Reggio, la sua sensibilità sociale e l'impegno politico.

Nella seconda metà dell'800 si agitavano anche a Genova i primi fermenti operai. Era maturata la coscienza dei lavoratori che intendevano organizzarsi per rivendicare i loro diritto. Tra il 1851 e il 1853 erano sorte in città e periferia 31 Società di mutuo soccorso, in gran parte di ispirazione mazziniana. Si proponevano di attuare la fratellanza universale, prescindendo però da una precisa ispirazione cattolica. In alcune si andava anzi affermando la massoneria e il conseguente spirito anticlericale, pur non mancando riferimenti espliciti al Vangelo.
In questo contesto, con altri preti illuminati, il giovane Tommaso Reggio seppe capire le esigenze del tempo e il pericolo che la nuova classe operaia, sotto altri influssi, si allontanasse dalla Chiesa. Con monsignor Salvatore Magnasco (poi arcivescovo), don Giuseppe Frassinetti, priore di Santa Sabina, don Radif e don Luigi Sturla diede vita alla prima "Società operaia cattolica", mettendo insieme lavoratori dipendenti e imprenditori. Erano all'inizio un gruppo di operai o, come si diceva allora, di "cittadini civili" che avevano fissato la loro sede nelle adiacenze del porto. Oltre ad avere come finalità il soccorso dei soci nelle loro infermità, lo Statuto impegnava gli iscritti, come primo dovere, "a mostrarsi sempre e dovunque ferventi cattolici", mantenendosi fedeli alla Chiesa.
Sotto l'impulso di Reggio, le Società cattoliche andarono diffondendosi. Ne sorsero ben 35 dal 1854 al 1891, molte delle quali ancora esistenti. Per merito di don Reggio, la Liguria può essere considerata a buon diritto la terra di origine del Movimento operaio cattolico, in senso pratico. Non si fecero tanti dibattiti e convegni, ma opere concrete a vantaggio dei lavoratori. Il 22 gennaio 1879 le SOC (Società operaie cattoliche) si riunirono in federazione regionale. Mentre alcuni laici competenti attendevano alla difesa dei diritti dei lavoratori, don Tommaso Reggio si occupava della loro formazione detta allora "dottrina cristiana". Specialmente nelle vicinanze del porto, molti erano gli operai impegnati in tante ore di lavoro, occupati anche nei giorni festivi. Il giovane Tommaso Reggio prese così l'iniziativa di riunirli presso la chiesa della Madre di Dio, in Piccapietra, alle quattro di mattina, riunendo i "camalli" e i "caravana" del porto per il catechismo.
Anche a Genova si fecero sentire gli effetti della "Rerum Novarum" (1891), l'enciclica di Leone XIII sulla questione operaia. Tommaso Reggio si impegnò a farla conoscere sostenendo il solidarismo sociale del documento pontificio, la negazione della lotta di classe, la difesa della proprietà privata e l'azione solidale tra operai e datori di lavoro. Divenuto poi arcivescovo, come ha scritto Giacomo Moglia, "ebbe a cuore che fosse continuato lo studio dei problemi sociali. Sostenendo i postulati di una sana democrazia cristiana, volendo così contrastare il passo alla follia del socialismo anticristiano e antisociale".
L'arcivescovo volle che i Circoli giovanili avessero un rapporto sistematico con il sociologo Toniolo e con l'industriale Leone Harmel, detto "il padre degli operai". Promosse gli studi sociali con gli interventi frequenti in città del prof. Toniolo e di padre Semeria. Istituì la "Scuola superiore di religione" considerata allora "vero crocevia culturale tra l'Italia e l'Europa". Nel corso del I Congresso dei giovani cattolici, tenuto nel novembre del 1895, il Reggio volle che fosse inclusa una sezione dedicata allo "studio dell'economia cristiana", presieduta dall'avv. Antonio Boggiano Pico. Mentre negli stessi anni si dava impulso alla diffusione del settimanale "L'Operaio ligure" che per volontà dell'arcivescovo "dedicò una più viva attenzione ai problemi concreti del lavoro".
Negli anni del suo episcopato genovese, dopo Ventimiglia, l'arcivescovo si diede a promuovere varie iniziative a sostegno della popolazione più indifesa: operai, emigranti e stranieri. Numerosi, durante le visite pastorali, furono i suoi contatti con gli operai, le loro famiglie e organizzazioni, che voleva incontrare personalmente. Ogni tre anni venivano indette in città qualificate conferenze di economia sociale. Si tenevano nel Salone dell'episcopio con Toniolo e padre Semeria.
Due furono in particolare le iniziative sociali. La prima in difesa del diritto al riposo festivo. Venne costituito un apposito Comitato per chiedere al governo il riconoscimento dei giorni festivi, proclamati come tali dalla Chiesa. Ebbe sede presso la Curia la "Lega del riposo festivo". Negli stessi anni, contro le teorie materialistiche del capitalismo liberale, il quotidiano cattolico "Il Cittadino" prendeva posizione, perché "fosse rispettata la personalità dell'operaio e ancora di più la sua anima". Una difesa che ebbe poi i suoi frutti nella successiva legislazione. Seconda attività sociale fu quella a favore degli emigranti. Transitavano dal nostro porto folle di uomini e di donne che cercavano imbarco. Reggio si preoccupò della loro situazione e diede vita ad una Fondazione che curasse la formazione religiosa e morale dei marittimi cattolici stranieri, soprattutto inglesi. Provvide a far venire preti e religiosi di lingua inglese, mettendo a loro disposizione un piccolo ufficio nelle adiacenze del porto. Quanto all'assistenza morale e materiale degli emigrati che partivano per l'America, mons. Reggio aveva preso contatti con il vescovo di Piacenza, mons. G.B. Scalabrini, costituendo la "Società di San Raffaele", presieduta dal marchese Volpe Landi, che si occupava degli emigranti prima e dopo lo sbarco. Lo stesso mons. Scalabrini, il vescovo degli emigranti, ebbe a scrivere dell'arcivescovo di Genova: "Se tutti i vescovi d'Italia avessero agito come il Reggio, quanto maggior numero di anime si potrebbero salvare".

Il giornalista cattolico

è questa la sua seconda, originale caratteristica: aver intuito dopo il 1848, con le riforme del governo sabaudo che concedeva una certa libertà di stampa, quanto fosse importante che i cattolici prendessero a cuore i mezzi di informazione. A questi, ancora giovane prete, don Tommaso dedicò tempo, intelligenza e non poco denaro del suo patrimonio personale, essendo di famiglia benestante. Erano gli anni difficili, travagliati nei quali i cattolici si trovavano di fronte agli strumenti di informazione quasi tutti in mano a correnti di ispirazione anticlericale. Era l'aria del tempo, quando la travagliata questione del potere temporale del Papa induceva in non pochi equivoci sulla natura e la missione autentica della Chiesa. Ci voleva una stampa che facesse chiarezza e diffondesse i principi della dottrina cattolica. A Genova, Reggio allora abate di Carignano, avvertì l'urgenza di entrare nell'arengo del giornalismo genovese, che si poneva su posizioni notevolmente avanzate, con periodici di ogni tendenza ideologia e dotati di una straordinaria vivacità polemica. L'idea di far nascere un primo giornale cattolico fu, in quegli anni (1848) di due preti: don Gaetano Alimonda (poi arcivescovo di Torino e cardinale) e di don Tommaso Reggio. Ebbe per titolo: "L'Armonia della religione colla civiltà". Con loro due laici. L'avvocato Sulla e il marchese Fabio Invrea, che lo stesso anno trasferirono redazione e testata a Torino, cambiando gestione. Non si arresero al fatto i due preti genovesi che diedero vita a "Il Cattolico di Genova", divenuto poi "Il Cattolico". Reggio ne ebbe la direzione. Ancora oggi di quel foglio esiste l'edizione completa nella Biblioteca dell'Università, alla Franzoniana e in Seminario. Da quella prima esperienza, si progredì in avanti con altri collaboratori, editando nel 1862 una nuova testata, lo "Stendardo Cattolico" che come quotidiano continuò ad uscire in edicola sino al 1874. Frattanto, nel 1865, era la volta di un altro quotidiano cattolico "L'Osservatore genovese" rivolto agli operai e ai marittimi, ad un pubblico culturalmente meno elevato, un foglio ricco però di notizie che riguardavano l'economia, il porto e i traffici marittimi. Il 1° ottobre 1873 - sempre con l'opera di Reggio - usciva il primo numero del più famoso giornale cattolico genovese "Il Cittadino" che segnò la fine delle sue edizioni con l'avvento del giornale della Conferenza episcopale "Avvenire". Al nuovo giornale "Il Cittadino", Reggio diede tutto il suo impulso come vescovo, ne fece l'organo della Curia e mise in opera il tentativo di una collaborazione effettiva tra tutte le componenti cattoliche della città. E in buona parte riuscì nella difficile impresa.
Come giornalista e direttore di ben due quotidiani, Tommaso Reggio occupò un ruolo notevole in un periodo storico aggrovigliato, spericolato e pionieristico. Era difficile tenersi in equilibrio tra le opposte fazioni. "Il Cattolico" era nato in un clima fortemente polemico e aveva mantenuto, sin dagli inizi, un tono decisamente aspro e clericale, dando battaglia contro quanti fossero avversi alla religione. Pur accettando la teoria dell'unità nazionale, la rifiutava poi in pratica, vedendo in essa un danno per la Chiesa. Più tardi gli scritti del Reggio cambiarono tono, sotto il titolo "Unus spiritus, una fides, unum ovile et unus pastor". Si accentuava ancora la fedeltà al Papa, ma con toni meno aspri e più concilianti. In questo cambiamento di stile e di contenuti, fu decisiva l'azione dell'abate Reggio, a sua volta invitato dall'arcivescovo mons. Charvaz ad aprirsi al dialogo, per non suscitare divisioni scandalose tra i cattolici. In particolare, nel 1860, proprio "Il Cattolico" si fece promotore di una sottoscrizione "per sovvenire alle necessità del Papa e dimostrare solidarietà al Romano Pontefice". Un atto concreto di fedeltà e di solidarietà con Roma. Quando poi venne il giorno dello "Stendardo Cattolico" (il 27 aprile 1861), lo stesso abate Reggio impresse una linea nuova al suo giornale, coadiuvato da don Antonio Marcone, una linea più moderata che, gradualmente, giunse a sostenere, nel 1865, la partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche, affermando che la formula di giuramento al Regno d'Italia, imposta ai parlamentari, non contrastava con la coscienza cattolica e che bisognava, al contrario, intervenire ed agire per il bene della Chiesa e della società, per la difesa della famiglia e della scuola. Su questa linea interventista il giornale di Reggio proseguì con tenacia per alcuni anni, continuando la sua battaglia, organizzando "Comitati cattolici" in varie regioni d'Italia e alimentando una vivace campagna elettorale, con l'appoggio dell'arcivescovo Charvaz e altri uomini della politica e della cultura, fortemente impegnati. Quelle posizioni, allora innovative in campo politico, costituiscono ancora oggi una delle pagine più interessanti per la storia del giornalismo cattolico del secolo scorso. Tanto che la chiusura dello "Stendardo Cattolico" dispiacque anche alla stampa laica e liberale che - come fu scritto - "perdeva un avversario clericale, senza livore e stizza, e capace tuttavia di propugnare le proprie idee senza compromessi". Un elogio molto significativo da parte di leali avversari, come si usava in quel tempo!.
Non meno positivo peraltro era stato il giudizio dello storico milanese dell'Ambrosiana, monsignor Marcora che scrisse: "Il direttore dello Stendardo Cattolico si mostra sempre un evangelizzatore; mai l'acre polemista che intenda abbattere, ma l'illuminante apostolo che desidera ardentemente convertire, attirandosi così anche la stima degli avversari". Come avvenne realmente in un contesto storico di esasperazioni e di contrasti. E l'intuizione di Reggio è da considerarsi quasi profetica in quel tempo, agli inizi di quei mezzi moderni di comunicazione a cui la Chiesa, in pieno secolo ventesimo, avrebbe dedicato uno dei primi documenti - l'Inter mirifica - del suo Concilio Vaticano II. Un merito del Reggio era stato proprio quello di aver precorso e capito l'efficacia dei nuovi mass-media a servizio della nuova evangelizzazione.

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