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LA CASANA SUPPLEMENTO N. 1/2000 - TURISMO

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

Non solo mare

di Antonello Paba
Docente di Politica Economica
Università di Sassari - Facoltà di Scienze Politiche

Quale località si trova "in cima alla lista dei desideri" degli italiani per andarci in vacanza? La Sardegna.
Questo è quanto risulta da recenti indagini di mercato sulle intenzioni riguardo le vacanze.
Ed in effetti il successo di quest'isola nel mercato turistico, non solo nazionale, è in costante crescita.

L'importanza turistica di una regione può essere misurata in almeno due modi. Uno, immediato ed intuitivo, è la frequenza delle citazioni nelle cronache che una volta si chiamavano mondane ed oggi gossip: ed appunto i ricchi, belli e famosi (e questi caratteri non necessariamente sono presenti in contemporanea) scelgono la Sardegna. L'altro modo sono le cifre dell'Istituto Centrale di Statistica: un milione e seicentomila arrivi, e quasi otto milioni e mezzo di presenze (la durata media della vacanza negli esercizi classificati è di 5,2 giorni per il turista italiano e di 5,3 per quello straniero). La stagionalità delle presenze, sebbene in via di diminuzione, è ancora alta; questo spiega perché ogni posto letto alberghiero viene utilizzato per poco più di un terzo in rapporto alla durata di apertura effettiva dell'esercizio (questa percentuale scende al 23 per cento se misurata nell'arco dell'intero anno).
Lazio, Lombardia e Piemonte sono, nell'ordine le prime tre regioni di provenienza dei turisti dal resto dell'Italia; mentre tedeschi, svizzeri e francesi sono i visitatori stranieri più numerosi. Il fatto che la Sardegna sia soltanto al decimo posto tra le regioni più visitate dai turisti italiani segnala le favorevoli prospettive per la crescita futura, a mano a mano che il diffuso desiderio di passare le vacanze nell'Isola si trasformerà in realtà.
Ma nemmeno le statistiche ufficiali misurano adeguatamente il fenomeno turistico. Non si riesce ancora, infatti, a rilevare gli utilizzatori delle cosiddette seconde case e, più in generale, della ricettività non classificata. Stime attendibili portano a ritenere che il numero vero dei turisti in Sardegna sia superiore di quasi cinque volte a quello ufficiale.
Come si è arrivati a questa nuova stagione del turismo sardo? Quando cominciò a svilupparsi, negli anni Sessanta, il turismo di massa, la Sardegna non rientrava nei circuiti tradizionali dei viaggi nazionali ed internazionali. Neppure tra i sardi era molto diffusa la consapevolezza della bellezza e dell'unicità della loro terra. Tuttavia, allorché si tentò di costruire una strategia economica per lo sviluppo della regione, il turismo fu preso in considerazione come un settore che avrebbe potuto concorrere alla "rinascita" (così fu definita) dell'isola. Si pensava, allora, che i fattori di attrazione si trovassero nell'interno, dove più forti apparivano quelli che venivano ritenuti i caratteri dell'identità sarda: i nuraghi, il folclore, i costumi. E per accogliere i turisti la Regione, attraverso un suo ente, l'Ente Sardo Industrie Turistiche, costruì un certo numero di piccoli alberghi, nell'interno ma anche nelle coste. La località sarda più nota era Alghero, la "porta d'oro" del turismo sardo, meta delle vacanze soprattutto di inglesi e svedesi.
è all'Aga Khan che si deve l'ingresso della Sardegna nel moderno mercato turistico. Il Principe ed altri investitori stranieri, all'inizio degli anni Sessanta, acquistarono, nelle coste nord-occidentali, circa 3.000 ettari per costruirvi alberghi, ville ed appartamenti: nasce la Costa Smeralda, come fu battezzata. Per portare i turisti l'Aga Khan fonda anche una compagnia aerea, l'Alisarda (che poi diventerà Meridiana, la seconda compagnia aerea italiana) e costruisce ad Olbia un aeroporto (dove oggi transitano più di un milione di passeggeri all'anno; dopo quello di Cagliari, il secondo scalo dell'isola).
Lungo le coste, in misura tutto sommato contenuta, sorgono alberghi, camping, villaggi turistici, ville ed appartamenti. La Sardegna diventa così una meta di vacanze, sia pure per lungo tempo giudicata non facile da raggiungere, a causa della limitatezza dei trasporti, ma per la quale valeva la pena fare prenotazioni tempestive e, qualche volta, sopportare bivacchi nei porti. La notorietà apre un nuovo mercato per i prodotti dell'artigianato: i tappeti, i tessuti, gli arredamenti, le ceramiche, i cestini, gli oggetti in sughero.
Negli anni più recenti, grazie soprattutto all'aumento della domanda e all'iniziativa degli operatori privati, i trasporti migliorano e si diversificano: nelle rotte, negli orari, nei prezzi, nella qualità del servizio. Oggi è possibile decidere quasi all'ultimo momento di andare in Sardegna, che può quindi diventare meta anche delle vacanze "mordi e fuggi" che si stanno sempre più diffondendo.
Nonostante le trasformazioni avvenute, l'immagine della Sardegna è ancora legata ad una natura incontaminata, abitata da un popolo fiero e chiuso, con tradizioni millenarie, che offre cibi rustici e genuini, ricca di coste in gran parte non violate dal cemento, e più vicine rispetto alle mete "esotiche".

Dolmen "Sa Coveccada" mores.

Nuove località vengono scoperte: anzi una delle caratteristiche dei turisti che vengono in Sardegna è che ciascuno ha la sensazione di avere la sua Sardegna, di non essere cioè un turista passivo, ma di poter esercitare la sua autonomia, sperimentare la sua curiosità, seguire i suoi gusti. Ognuno può custodire - se vuole - la conoscenza del suo angolo di spiaggia, se non della sua spiaggetta; del negozietto, o del pastore, per acquistare il formaggio pecorino; del forno dove si trovano quel pane carasau o quei dolci; del sentiero che porta a quel villaggio nuragico difficile da raggiungere. I turisti che sono stati in Sardegna vogliono testimoniare, raccontare, ostentare un'appartenenza ad una comunità scelta di vacanzieri (si tratta di quella identificazione, più o meno consapevole, ad un gruppo o ad una "tribù" che spesso guida i nostri comportamenti). La Sardegna permette, insomma, al viaggiatore di "padroneggiare il suo viaggio"; è il luogo dove, per usare la terminologia del marketing, la destinazione è il prodotto.
All'affermazione della Sardegna nel mercato turistico si affianca quella dei suoi prodotti: il "pane carasau", il vino, l'olio, il miele, il mirto, i dolci, i "malloreddus", la "bottarga". L'imitazione è la consacrazione del successo: e quei pani e quelle paste si trovano ormai quasi dappertutto nel "continente". Ed i vini e gli oli conquistano importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali. Il turista, come si sa, vuole riportare a casa un ricordo della sua vacanza: ed ecco che si diffondono le botteghe artigiane, soprattutto quelle tessili, dell'oreficeria e del corallo.
La pubblicità della Sardegna, fatta dalla Regione Sarda, sollecita e riflette il cambiamento della sua immagine: Sardegna non solo mare; "Un mare di cultura"; "Un mare di tradizioni"; "Un mare di vacanze". Negli slogan il mare è sempre presente, perché è ovviamente l'elemento di più forte e di più facile richiamo (il marchio-paradigma regionale): basta, d'altra parte, ricordare che le preferenze degli italiani si orientano per più del 50 per cento verso la vacanza balneare. Ma, appunto la Sardegna non è solo mare, ed i turisti non cercano solamente sole e mare.
Si parla di turismo sardo, ma in realtà, almeno fino all'inizio degli anni Novanta, il movimento turistico era abbastanza concentrato nella Provincia di Sassari, che da sola aveva più della metà della ricettività e dei visitatori. Negli anni più recenti si è verificata una maggiore diffusione territoriale: in alcuni casi quasi per contagio, come è avvenuto discendendo lungo la costa occidentale; in altri per effetto di nuovi insediamenti, soprattutto nella Sardegna del Sud. E così gli alberghi in Sardegna sono diventati 675, con 69.442 posti letto, quasi il 4 per cento della ricettività alberghiera nazionale; cui si aggiungono 90 tra campeggi e villaggi turistici, con 64.508 posti letto. Alla ricettività ufficiale bisogna sommare quella delle seconde case, per la maggior parte - come si è ricordato - non rilevate, ma che in misura crescente stanno entrando nell'offerta ufficiale ed ormai si ritrovano nei cataloghi dei tour operators e delle agenzie di viaggio, avvantaggiando così gli utilizzatori grazie all'interesse degli intermediari a commercializzare un prodotto soddisfacente.
La Sardegna è, tra le regioni italiane, quella dove il numero degli alberghi e dei posti letto cresce di più e la dimensione media è più elevata. Inoltre, rispetto alla media italiana, le strutture ricettive sarde si distinguono per la rilevante incidenza delle categorie superiori e per la diffusione delle residenze turistico-alberghiere.
La forte crescita dell'agriturismo sardo è uno dei fenomeni più considerevoli in questi ultimi anni: se ne contano oltre quattrocento (in più della metà è disponibile oltre alla ristorazione anche l'alloggio) ed il loro numero cresce di circa 25 aziende ogni dodici mesi. L'agriturismo risponde alla ricerca di autenticità da parte dei visitatori e rappresenta il modo con il quale gli abitanti - soprattutto giovani e donne - colgono l'opportunità di reddito e di occupazione offerte dal turismo.
L'agriturismo agevola, inoltre, il mantenimento ed il recupero di abitazioni di pregio (gli stazzi in Gallura, le "cumbessias" nel Campidano) e rende conveniente il piccolo allevamento e l'agricoltura non specializzata. In molti casi accade che la differenza tra agriturismo - come attività integrativa del reddito agricolo - e turismo rurale si assottigli, ed allora l'agriturismo, inteso in senso più commerciale, diventa un utile ed efficace apprendistato per la nuova imprenditorialità. E', tuttavia, importante l'adozione di condizioni (attraverso marchi, certificazioni o altri elementi identificativi) per mettere in grado il cliente di distinguere tra il vero agriturismo, un'attività cioè collegata con l'agricoltura e con le produzioni agroalimentari del territorio e la ristorazione o l'alloggio in campagna.
Vi è, infine, un'altra possibilità che consentirà ai visitatori un contatto non solo fisico con la Sardegna, ed ai piccoli paesi, molti dei quali si stanno spopolando, una fonte di reddito e di occupazione: l'albergo diffuso, cioè una struttura ricettiva che utilizza le abitazioni di pregio dei centri storici (Fernand Braudel ha scritto che la "casa sarda costituisce una archeologia vivente della casa europea medioevale"), adeguatamente recuperate e commercializzate in modo unitario.
Il turismo ha un ulteriore effetto positivo: aumenta la consapevolezza dell'importanza delle tradizioni. Antiche feste religiose o laiche sono recuperate o potenziate, si organizzano eventi, mostre e manifestazioni. Costumi, musiche, canti e balli girano per la Sardegna e per il mondo. Si riscoprono i centri storici. Certo, spesso la spinta al recupero ed alla valorizzazione è data dal richiamo turistico, e qualche volta contenuti e tempi si adattano ai gusti ed alle esigenze dei consumatori, ma il risultato avvantaggia (o almeno: deve avvantaggiare) in primo luogo i residenti.
C'è un'altra ricchezza della Sardegna che non è stata finora adeguatamente sfruttata: nelle coste dell'Isola (con i suoi 1.731 chilometri le più lunghe d'Italia) si trova il maggior numero di posti barca tra le regioni italiane (12.000 già operanti, più altri 2.000 in avanzato stato di costruzione). La funzionalità dei porti turistici sta crescendo, e con essa aumenta la possibilità di ricaduta economica. Vero è che la loro utilizzazione si rivela stagionalmente molto concentrata, ma con una migliore organizzazione dei trasporti e dei servizi sarà possibile aumentare il numero di coloro che tengono stabilmente la loro barca in Sardegna, non solo per depositarla in attesa dell'alta stagione ma anche per poterla usare tutte le volte (ed in Sardegna accade molto spesso) che è possibile e se ne ha voglia.
Si sa che l'ambiente e la natura rimangono i più forti fattori di attrazione della Sardegna: questo spiega perché gli abitanti siano tanto attenti a quegli interventi che ne possano compromettere l'integrità, non solo in quanto essi vogliono evidentemente vivere in un posto gradevole, ma anche perché solo così si ha la garanzia di mantenere nel tempo la clientela, e la clientela migliore.
Di recente sono stati costituiti due parchi nazionali: dell'Arcipelago della Maddalena e dell'Asinara. Entrambi rappresentano uno strumento di difesa della natura e di sviluppo economico. La quota della superficie formalmente protetta è tuttavia in Sardegna la più bassa tra le regioni italiane (0,5% della superficie territoriale): ma non bisogna interpretare questo dato come una misura, altrettanto bassa, dell'intensità della salvaguardia, quanto come il risultato dei lunghi tempi della scelta sulla modalità istituzionale della salvaguardia e valorizzazione dell'ambiente. Nell'Isola sono state individuate circa duecento aree di tutela, con diverse tipologie e caratteristiche: parchi geologici e minerari, siti di importanza ambientale e paesaggistica, parchi geomarini e parchi naturali nazionali, riserve naturali e parchi regionali, oasi floro/faunistiche protette, grotte naturali accessibili. Una gamma eccezionalmente estesa che giustifica, anche sotto questo aspetto, la vecchia definizione "Sardegna quasi un continente".
Ai parchi naturali si può aggiungere quello "letterario" Grazia Deledda, un nuovo modo di tutelare e valorizzare il territorio, attraverso l'ispirazione che ne hanno tratto autori famosi.
Anche i nuraghi continuano ad essere una forte attrazione, oltre a costituire un unicum: il villaggio nuragico di Barumini è uno dei 31 "gioielli" italiani nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco. Le prospettive per il futuro sono favorevoli, soprattutto per quanto riguarda i turisti stranieri: la Sardegna, infatti, non rientra tra le regioni italiane da essi più visitate, vi sono quindi ampie quote di mercato che con un'accorta attività promozionale, sia pubblica sia privata, meglio se insieme, possono essere conquistate.
Un altro segmento di mercato in espansione è il turismo di crociera, che si sta trasformando in prodotto di massa, e i porti sardi ospitano in misura crescente tappe degli itinerari mediterranei. All'elevata qualità ambientale sarda si deve accompagnare un altrettanto elevata qualità dei servizi turistici e di quelli complementari. Il turista-consumatore, assalito da una varietà molto estesa di offerte e di proposte, e a volte deluso nelle sue aspettative, richiede garanzie già prima di mettersi in viaggio. Questo stimola il diffondersi - per la verità ancora lento - della certificazione della qualità, ambientale ed aziendale. La Sardegna ha i requisiti naturali, imprenditoriali ed organizzativi per offrire anche questo tipo di tutela.
E i sardi? Sono contenti della trasformazione turistica della loro regione? Vi è innanzi tutto un sentimento di orgoglio perché le bellezze della Sardegna sono riconosciute ed apprezzate (ciò si chiama, nel linguaggio economico, la consapevolezza del potere di mercato); e vi è poi la convinzione che il turismo, un'industria senza ciminiere, può contribuire allo sviluppo del reddito e dell'occupazione. La spesa dei turisti in Sardegna è intorno ai 3.500 miliardi, di cui 516 di stranieri e 1.649 di non residenti (la differenza è invece la spesa turistica dei sardi nella regione stessa). La quota del valore aggiunto dipendente dai consumi turistici è intorno al 5 per cento, percentuale che potrebbe aumentare se si estendesse la struttura produttiva regionale. Infine, secondo le ultime cifre disponibili, il contributo del turismo alla bilancia commerciale della Sardegna, al netto di quanto i turisti sardi spendono fuori, è di 1.219 miliardi. Queste cifre spiegano bene l'attenzione che i sardi dedicano a questo settore e le speranze che in esso vengono riposte.

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