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LA CASANA SUPPLEMENTO N. 1/2000 - CURIOSITA

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

Carloforte:
un lembo di Liguria

di Giuseppe Foti
Giornalista

Nonostante il correre del tempo gli abitanti dell'isola di San Pietro conservano intatti gli usi e i costumi liguri ed il loro dialetto è ancora quello che i pegliesi parlavano oltre 250 anni fa

Descrivere la Sardegna non significa solo esaltare gli usi e i costumi degli abitanti, la bellezza del suo mare e delle sue coste. Sull'isola, infatti, vivono ed operano vari gruppi etnici che, a distanza di secoli, conservano ancora le peculiarità delle terre di origine. Solo alcuni esempi. Il più recente è il caso di Arborea dove un gruppo di veneti è riuscito a creare, nel comune oristanese, la stessa attività agricola propria dei veneti e a conservarne il dialetto. Più antichi, ma proprio per questo più indicativi, i casi di Alghero e di Carloforte. Ad Alghero gli spagnoli non solo hanno costruito un centro urbano che oggi è conosciuto in tutto il mondo, ma hanno anche contribuito ad impostare una forma di turismo che, basandosi sulle splendide bellezze naturali della capitale del corallo, ha reso possibile, un vero e proprio business turistico che può competere con la più famosa, miliardaria Costa Smeralda. L'isola di San Pietro, invece, è sulla via di mezzo tra la storia antica e moderna della Sardegna. Carloforte, il suo centro principale, è stato fondato, infatti, il 17 aprile 1738 ed oggi, a distanza di oltre 260 anni, continua ad essere l'epicentro delle tradizioni liguri portate sull'isola dal suo primo sindaco: il genovese Gio Battista Segni. Carloforte: un'isola nell'isola collegata al resto della Sardegna da poco più di mezz'ora di traghetto. La località si fa apprezzare non solo per il turismo balneare ma presenta anche notevole interesse dal punto di vista naturalistico per le sue spiagge, scogliere, grotte marine e per la sua vegetazione, che conserva intatta: la tipica macchia mediterranea.

Il suo mare ancora oggi pescoso, seppure non più come ai tempi dei primi abitanti, promette ai pescatori buone prede, mentre la simpatica, allegra, linda cittadina, che conserva le sue origini liguri, offre al visitatore confortevoli alberghi con pochi posti letto, spaziose e moderne camere ammobiliate, case da affittare (le tipiche baracche carlofortine), ristoranti e tutti i servizi. Piacevole e suggestivo il periplo dell'isola (venti di maestrale o di scirocco permettendo). Dal porto di Carloforte, infatti, partono giornalmente diverse corse effettuate da grossi barconi. Meglio e sicuramente più suggestivo effettuare il giro con gommoni o con piccole barche a motore (le tipiche pilotine carlofortine) che è possibile noleggiare al porto. Invitante il menu anche per i palati più difficili: antipasti tipici, pasta al pesto, pasta alla carlofortina, cassolla di pesce e, soprattutto, tonno cucinato in tutte le maniere.

Carloforte è collegata alla Sardegna da due distinti punti di imbarco situati a Portovesme e a Calasetta. Quest'ultima località fa parte dell'isola di Sant'Antioco oggi collegata alla Sardegna da un moderno ponte. Anche a Calasetta, seppure in un secondo tempo, si sono trapiantati i liguri. Il fatto ha comportato che tra Carloforte e Calasetta esista ancora oggi una certa rivalità tesa ad affermare il predomino degli uni sugli altri. è una guerra senza vittime e molto civile che sicuramente non avrà termine tramandandosi da padre in figlio.

LA SUA STORIA

Carloforte ieri.

Il 17 aprile del 1738, 469 coloni, di cui 381 provenienti da Tabarka e 88 direttamente dalla Liguria, guidati da Agostino Tagliafico, misero piede sull'isola di San Pietro per fondare la città di Carloforte. Queste persone hanno scritto giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo la storia di Carloforte fatta di impegno, senso del dovere, dedizione al lavoro, rispetto e fedeltà alla famiglia, semplicità. In altri termini hanno trapiantato sull'isola le radici di una terra lontana: quella ligure. Una storia anche segnata da vicende spesso tristi e luttuose che puntualmente trova riscontri in ogni angolo della cittadina, punteggiati dall'impegno per salvaguardare i diritti fondamentali della persona spesso sfruttata ed asservita. Un passato di cui Carloforte va fiera perché costruito con intelligenza, con passione, con sacrificio.
Storia che è iniziata nella prima meta del sedicesimo secolo e che ha per epicentro, appunto, Tabarka, piccola isola africana situata a 600 metri circa dalla costa tunisina e a non più di 13 chilometri dal confine algerino, rinomata per i suoi banchi di corallo. Tabarkini e genovesi, una volta approdati nell'isola di san Pietro, diedero vita ad uno dei più riusciti esempi di colonizzazione che la storia d'Italia ricordi. Animati da quel tenace spirito di iniziativa che caratterizza la gente ligure, costruirono le prime abitazioni, eressero le mura del castello, costruirono la prima chiesa di San Carlo. Il 24 maggio di quello stesso anno la comunità era già una realtà. La vita sull'isola però venne turbata da due avvenimenti che sconvolsero l'esistenza degli abitanti: l'occupazione francese e l'invasione dei corsari tunisini.
Lenta la ripresa. Tra alti e bassi, tra una guerra e l'altra, le riprese socio-culturali ed economiche furono dure, lente e travagliate. Si trattava, in pratica di dover ricominciare da capo e i carlofortini riuscirono a farlo con encomiabile sacrificio e indomito coraggio.
Se i sardo-liguri di Carloforte ancora vedono nella Liguria la loro origine e cercano in ogni occasione di rifarsi a quelle tradizioni, altrettanto forse non avviene per i genovesi nei confronti dei loro cugini emigrati. Sintomatico, a questo proposito, il giudizio di Piero Ottone che così si è espresso in un suo articolo. "Sapevo che le due isole al sud della Sardegna, San Pietro e, in minor misura, Sant'Antioco sono isole genovesi; due enclaves culturali, due bastioni avanzati della mia città, davanti al mare aperto: di là c'è l'Africa. Lo sapevo; ma ogni volta che sono entrato in un negozio o in un ristorante di Carloforte, ho provato sorpresa. Sì: la gente parlava proprio il dialetto di casa mia.
Eppure eravamo distanti da Genova e le persone che vedevo intorno a me non somigliavano ai genovesi. Ma la parlata era genuina, autentica, ineccepibile. Rispondevo nella stessa lingua, e subito si stabiliva un rapporto speciale. Ora si profila un pericolo cioè che questa identità stia per perdersi, per diluirsi. Non so dare una risposta netta; posso solo esprimere la speranza che questi timori siano infondati."

CARLOFORTE TURISTICA

Carloforte oggi.

Oggi Carloforte continua ad essere una realtà politica, economica, sociale e culturale perfettamente integrata nel contesto socio-economico dell'isola madre, la Sardegna, alla quale i carlofortini sono sentitamente legati anche se non dimenticano certamente le antiche tradizioni. Basta girare per i carruggi, ascoltare una serenata carlofortina, una commedia interpretata da giovani attori dilettanti locali, assaggiare la pasta al pesto, passeggiare sul lungomare ascoltando il chiacchierio della gente per rendersi conto che in effetti il mal di Liguria è presente anche nelle giovani generazioni. Se alla laboriosità ligure si aggiunge l'orgoglio del sardo il risultato è assicurato. La vocazione di Carloforte è turistica. Turismo intelligente, propositivo dove idee e fatti sono in simbiosi. L'intento è quello di salvaguardare l'immagine di un paese ospitale che rischia invece di vedersi emarginato perché carente di certe strutture necessarie (trasporti, ricettività alberghiera, sanità, acqua, eccetera) ad assolvere a questa sua naturale vocazione.
A quanti saranno disponibili, soprattutto se liguri, ad intraprendere serie iniziative sicuramente la gente di Carloforte sarà riconoscente.

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