Contenuto complementare
${loading}
Banca Carige utilizza cookie di profilazione (propri e di altri siti) per offrirti la migliore esperienza di navigazione e proporti contenuti pubblicitari in linea con le tue preferenze. Continuando la navigazione sul sito acconsenti all'uso dei cookie. Per dettagli sui cookie o per bloccarne l'installazione clicca qui.

LA CASANA SUPPLEMENTO N. 1/2000 - CULTURA

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

Sassari e dintorni
storia, arte e natura

di Bruno Rombi
Poeta scrittore

Presa la strada per Porto Torres, dopo una visita veloce all'altare prenuragico di Monte d'Accoddi, puntiamo decisamente su Sassari, capoluogo di provincia, il cui territorio comunale, di 60 mila ettari, ha una popolazione di 130.000 abitanti

Il Duomo di Sassari.

Con le sue 32.633 famiglie e con un 21,1% della sua popolazione al disotto dei 54 anni ( stando ai dati del '91), un 6,4% di laureati, un 20,4% di diplomati e un 1,8% di analfabeti, può contare su un reddito imponibile per contribuente (dati del '94) di 25,4 milioni.
Nei 33 sportelli bancari operanti alla fine del '98, con un indice di concentrazione Herfindal dello 0,15%, stando all'Afi '97, la somma dei valori stimata dei depositi bancari ('97), titoli a custodia ('97) e depositi postali ('96), calcolata con riferimento alla residenza della clientela, si aggirava sui 3.388 miliardi, mentre gli impieghi effettivi '97 si attestavano sui 3.760 miliardi.
Presa conoscenza delle fredde cifre che documentano l'attività economica, ci avviamo a conoscere più intimamente la città, che è adagiata su un grande altopiano calcareo degradante verso il mare di Porto Torres, circondata da oliveti e vallate coltivate a ortaggi e frutteti. Ci viene incontro col suo bagaglio storico che risale alla prima metà del XII secolo, quando l'antico villaggio medievale Tàthari cominciò a espandersi per effetto dell'immigrazione delle popolazioni costiere che sfuggivano alle incursioni barbaresche.
Capitale del Giudicato di Torres nel XII secolo, Comune autonomo nel 1236, fu dominata, nei secoli, da Genova, Pisa, Aragona e Savoia. Nella parte vecchia la città conserva i segni del tempo: strade strette e tortuose, antiche mura, chiese e palazzi dai quali è possibile trarre degli sprazzi illuminanti. Nel Duomo di San Nicola, edificato nel XIII secolo e modificato tra il XV e il XVIII, si nota come la facciata, in stile barocco spagnolo, ostenti tutto lo sfarzo e la potenza dei dominatori, così come nella Casa Guarino, specialmente nel portico e nelle finestre, è possibile riconoscere lo stile gotico - aragonese.
All'interno dell'edificio sacro a una navata di tre campate gotiche, è ammirevole il Battesimo di Gesù di Corrado Giaquinto (XVIII sec.). La chiesa di San Biagio conserva l'abside del XII secolo, mentre quella di Santa Maria di Betlemme, fondata con l'attiguo convento nel 1106, dalla facciata romanica, conserva, al suo interno, un pulpito e altari barocchi intagliati e dipinti, opera di artisti locali. Nella sacrestia spicca una Madonna in gloria tra quattro santi attribuita a Giacomo Cavedone.
Belli il portale trecentesco e la lunetta del Cinquecento della Chiesa di Sant'Andrea, mentre vanto della città è la Fontana di Rossello in forme tardo - rinascimentali, eseguita tra il 1605 e il 1606 da lapidici artigiani genovesi.
Dopo un'occhiata alla collezione di pupazzi in costume di Tavolara nel Palazzo del Comune (1775-1806) in stile barocco - piemontese, attribuito al Valino, è d'obbligo una visita al Museo nazionale G.A. Sanna sistemato nel Palazzo Sanna - Castoldi.
La collezione di dipinti annovera molte opere databili dalla fine del XV a tutto il XVI secolo di artisti che sentirono l'influsso dell'arte italiana, valenzana e catalana, e opere importate dalla Liguria e dalla Toscana del '600 e '700. Oltre ai dipinti del tortosano Giovanni Barcello, del "Maestro di Ozieri" Giovanni Muru e di Andrea Lusso, vanno ricordate almeno le seguenti opere: Adorazione dei pastori di scuola fiamminga del '600; i Butteri di Massimo D'Azeglio; la Madonna dell'Uva di Giovanni Gossaert, detto Mabuse; un Ritratto muliebre di Piero di Cosimo, l'Adultera della scuola del Tintoretto; Cristo deriso, L'adorazione dei pastori, Natività di Leandro e Francesco Bassano; la Madonna di Salvator Rosa;
l' Astronomo di Domenichino; Due eremiti e la Maddalena del Guercino, e altre opere ancora, fra cui paesaggi dei contemporanei Cascella, Fragiacomo, Sartorio e Beppe Ciardi.
Di grande importanza è la raccolta archeologica con suppellettili dell'età del rame, del bronzo, nuragica, punica, romana e paleocristiana. La sezione etnografica Gavino Clemente documenta il folklore isolano con oggetti d'uso comune, attrezzi, ceramiche, tappeti, ricami, oreficeria.
Nel dare un'occhiata alla parte moderna della città, che ruota attorno all'elegante e spaziosa Piazza d'Italia, a forma rettangolare, con al centro il monumento a Vittorio Emanuele II e, attraverso i portici, alla Piazza Castello per giungere, verso il basso, al Corso Vittorio Emanuele che taglia in due il centro storico, ci viene in mente che qui, il 14 agosto di ogni anno, si assiste alla celebre sfilata dei Candelieri. I grandi ceri votivi, costruiti dopo la pestilenza del 1582, vengono portati a braccia da robusti rappresentanti dei Gremi nei costumi del XVIII secolo.
Ritorna così il segno della fede e pensiamo che poco distante da qui, nei pressi di Codrongianus, sorge in posizione privilegiata l'Abbazia benedettina di Saccargia, voluta, stando alla leggenda, dai Giudici Costantino e Marcusa d'Arborea per sciogliere un voto "...a honore e laude de sa Santissima Trinitade". Eretta sui resti dell'antico monastero benedettino dell'XI secolo, viene incontro con la sua facciata dal portico d'età più tarda (XIII sec.) a strati bianchi e neri di calcare e trachite e gallerie cieche nella parte superiore, rette da colonnine e pilastri eleganti, impreziositi da una serie di ornamenti bizzarri. La torre campanaria raggiunge, nella sua audace verticalità, con la sua cuspide, i 40 metri d'altezza, attraverso un triplo ordine di aperture a una, due e tre arcate man mano che si innalza. La pianta del tempio, a croce latina, ha due cappelle traversali dalla volta a crociera. Il tetto della navata longitudinale è retto da travature in legno. I pregevoli affreschi, dai vivissimi colori, integrati da decorazioni molto eleganti, impreziosiscono il tempio che si snoda su linee di estrema sobrietà. è tale il silenzio che l'avvolge che si ha l'impressione di tornare ai tempi in cui la fede aveva a compagna la solitudine in mezzo alle suggestioni della natura. E davanti agli occhi, come in una visione filmica, sfilano con i monaci camaldolesi e benedettini, i marinai delle galee genovesi per quella avventura storica di cui ancora oggi si colgono i segni nelle opere d'arte e nella realtà lavorativa odierna di Sassari e dei vari centri della sua provincia.

La Maddalena.

I rapporti tra Genova e la provincia di Sassari, che comprende oggi 82 comuni (fra cui Alghero, Ozieri, Porto Torres, Tempio Pausania, Olbia, La Maddalena, Santa Teresa di Gallura) per una superficie complessiva di 7520 Km2 e una popolazione intorno alle 450.000 unità, di cui 145.000 occupati (69% nel terziario, 12% nell'edilizia, il 12% nell'agricoltura e il 7% nell'industria) risalgono al XII secolo, e cioè a quando i Doria, nel 1102, in lotta con Pisa, fondarono Castelgenovese, oggi Castelsardo, una cittadina di circa 6.000 abitanti. E la sua storia, come quella di Porto Torres e di Sassari, è intimamente legata alla infeudazione della potente famiglia genovese la quale probabilmente fu l'artefice - come scrive Salvatore Rattu - del raduno delle "...popolazioni sparse nella bassa zona della foce del Coghinas lungo il Golfo dell'Asinara, verso la cala di Frigiano e che, fondando il Castello detto dei Genovesi sopra il colle della penisoletta protesa sul mare di Bonifacio, lo ampliò, lo fortificò e ne costituì la base per il commercio e per le guerre tra Genova, Pisa e la Sardegna".
Senza lasciarsi distrarre dal maestoso paesaggio dei dintorni, dove innumerevoli sono i nuraghi (Multeddu, Valcheri, Cuncali, Monti...) e dove le rocce rammentano, con le loro forme di animali preistorici e di esseri viventi, la Creazione, ci dirigiamo decisamente sulla cittadina che spunta, maestosa, su un dirupato promontorio trachitico di 114 metri di altitudine a picco sul mare, cinta da vecchie mura, in parte diroccate, e dominata dall'antico castello arroccato in cima alla collina. Dal suo bastione di Bellavista, che si protende vertiginosamente sul mare, si ammira un ampio panorama di coste, e poi la Romangia, la Fluminaria, la Nurra con la catena dell'Alvaru, l'Isola dell'Asinara, il Golfo di Porto Torres e, di fronte, le cime più alte della Corsica, le case di Bonifacio oltre lo stretto, e, a levante, Capo Testa, l'Isola Rossa, i monti della Gallura, la pianura del Coghinas.
Sotto il castello spicca la Chiesa Parrocchiale che custodisce, nell'altare maggiore, il capolavoro, forse, del "Maestro di Castelsardo": una Madonna in trono col Bambino e una corona d'angeli musicanti su sfondo dorato.
Gettato uno sguardo sulle casette bianche che si affacciano su vicoli stretti e angusti con ripide scalette, e al campanile a mezzacosta, tentiamo una piccola fuga alle rovine romane di Tibula, al tempio pisano dell'XI secolo di Santa Maria di Tergu, dalle eleganti linee romanico - toscane, e alla vicina cittadina di Casteldoria che abbiamo raggiunto dal bivio con la litoranea per Sedini, non trascurando di ammirare la stupenda roccia scolpita detta dell'Elefante.

La Roccia dell'Elefante.

Con l'animo colto da sorpresa di fronte a quella stupenda scultura del tempo, ritorniamo al castello dei Doria, a quell'avamposto da loro fortificato per affermare, nel corso delle lotte con Pisa, i diritti di Genova su quella parte della Sardegna.
Con lo stesso spirito i Doria, arroccati in quel castello, portarono avanti le loro lotte contro gli Aragona, per cedere infine ad Alfonso il Magnanimo, nel 1448, il territorio che si chiamò da allora Castello Aragonese e si avviò, così, a un rapido e lungo periodo di decadenza.
Tra le mura di quel castello si svolse una delle pagine più gloriose della storia sarda, protagonista Eleonora d'Arborea (1362 ca- 1404), moglie di Brancaleone Doria e castellana di queste terre. Grazie al suo governo l'Isola conobbe uno dei periodi più floridi della sua storia: i sardi ottennero leggi eque con la Carta de Logu e da Castelgenovese la figlia del grande giudice Mariano partì con le sue armate per vendicare l'assassinio del fratello Ugone per mano dei sicari d'Aragona e per riconquistare quel regno d'Arborea che, lasciatole dal padre, alcuni nobili ribelli volevano sottrarle. Inflessibile davanti alla prepotenza di Pietro il Cerimonioso, detto per il suo cinismo Pugnaletto, allorché questi ebbe imprigionato il marito, ospite alla corte di Aragona, rifiutò di inviare quale ostaggio il figlio in cambio della liberazione dello sposo, sapendo che la difesa del proprio Giudicato sarebbe costata dolore e sangue.
Forse in quei momenti, ben conscia che se non avesse sostenuto la lotta contro gli Aragonesi, non solo il suo Giudicato, ma la Sardegna intera avrebbe rischiato la soggezione allo straniero, la fiera Eleonora avvertì, nella sua dimora di Oristano, una profonda nostalgia per le dolci rive dell'Anglona, per il porto di Frigiano tra il rio omonimo e la rocca dominante, e per quella sua dimora di Castelgenovese così raccolta e così piena di memorie.
Con le sue 32.633 famiglie e con un 21,1% della sua popolazione al disotto dei 54 anni ( stando ai dati del '91), un 6,4% di laureati, un 20,4% di diplomati e un 1,8% di analfabeti, può contare su un reddito imponibile per contribuente (dati del '94) di 25,4 milioni.
Nei 33 sportelli bancari operanti alla fine del '98, con un indice di concentrazione Herfindal dello 0,15%, stando all'Afi '97, la somma dei valori stimata dei depositi bancari ('97), titoli a custodia ('97) e depositi postali ('96), calcolata con riferimento alla residenza della clientela, si aggirava sui 3.388 miliardi, mentre gli impieghi effettivi '97 si attestavano sui 3.760 miliardi. Presa conoscenza delle fredde cifre che documentano l'attività economica, ci avviamo a conoscere più intimamente la città, che è adagiata su un grande altopiano calcareo degradante verso il mare di Porto Torres, circondata da oliveti e vallate coltivate a ortaggi e frutteti. Ci viene incontro col suo bagaglio storico che risale alla prima metà del XII secolo, quando l'antico villaggio medievale Tàthari cominciò a espandersi per effetto dell'immigrazione delle popolazioni costiere che sfuggivano alle incursioni barbaresche.
Capitale del Giudicato di Torres nel XII secolo, Comune autonomo nel 1236, fu dominata, nei secoli, da Genova, Pisa, Aragona e Savoia. Nella parte vecchia la città conserva i segni del tempo: strade strette e tortuose, antiche mura, chiese e palazzi dai quali è possibile trarre degli sprazzi illuminanti. Nel Duomo di San Nicola, edificato nel XIII secolo e modificato tra il XV e il XVIII, si nota come la facciata, in stile barocco spagnolo, ostenti tutto lo sfarzo e la potenza dei dominatori, così come nella Casa Guarino, specialmente nel portico e nelle finestre, è possibile riconoscere lo stile gotico - aragonese.
All'interno dell'edificio sacro a una navata di tre campate gotiche, è ammirevole il Battesimo di Gesù di Corrado Giaquinto (XVIII sec.). La chiesa di San Biagio conserva l'abside del XII secolo, mentre quella di Santa Maria di Betlemme, fondata con l'attiguo convento nel 1106, dalla facciata romanica, conserva, al suo interno, un pulpito e altari barocchi intagliati e dipinti, opera di artisti locali. Nella sacrestia spicca una Madonna in gloria tra quattro santi attribuita a Giacomo Cavedone. Belli il portale trecentesco e la lunetta del Cinquecento della Chiesa di Sant'Andrea, mentre vanto della città è la Fontana di Rossello in forme tardo - rinascimentali, eseguita tra il 1605 e il 1606 da lapidici artigiani genovesi.
Dopo un'occhiata alla collezione di pupazzi in costume di Tavolara nel Palazzo del Comune (1775-1806) in stile barocco - piemontese, attribuito al Valino, è d'obbligo una visita al Museo nazionale G.A. Sanna sistemato nel Palazzo Sanna - Castoldi.
La collezione di dipinti annovera molte opere databili dalla fine del XV a tutto il XVI secolo di artisti che sentirono l'influsso dell'arte italiana, valenzana e catalana, e opere importate dalla Liguria e dalla Toscana del '600 e '700. Oltre ai dipinti del tortosano Giovanni Barcello, del "Maestro di Ozieri" Giovanni Muru e di Andrea Lusso, vanno ricordate almeno le seguenti opere: Adorazione dei pastori di scuola fiamminga del '600; i Butteri di Massimo D'Azeglio; la Madonna dell'Uva di Giovanni Gossaert, detto Mabuse; un Ritratto muliebre di Piero di Cosimo, l'Adultera della scuola del Tintoretto; Cristo deriso, L'adorazione dei pastori, Natività di Leandro e Francesco Bassano; la Madonna di Salvator Rosa;
l' Astronomo di Domenichino; Due eremiti e la Maddalena del Guercino, e altre opere ancora, fra cui paesaggi dei contemporanei Cascella, Fragiacomo, Sartorio e Beppe Ciardi.
Di grande importanza è la raccolta archeologica con suppellettili dell'età del rame, del bronzo, nuragica, punica, romana e paleocristiana. La sezione etnografica Gavino Clemente documenta il folklore isolano con oggetti d'uso comune, attrezzi, ceramiche, tappeti, ricami, oreficeria.
Nel dare un'occhiata alla parte moderna della città, che ruota attorno all'elegante e spaziosa Piazza d'Italia, a forma rettangolare, con al centro il monumento a Vittorio Emanuele II e, attraverso i portici, alla Piazza Castello per giungere, verso il basso, al Corso Vittorio Emanuele che taglia in due il centro storico, ci viene in mente che qui, il 14 agosto di ogni anno, si assiste alla celebre sfilata dei Candelieri. I grandi ceri votivi, costruiti dopo la pestilenza del 1582, vengono portati a braccia da robusti rappresentanti dei Gremi nei costumi del XVIII secolo.
Ritorna così il segno della fede e pensiamo che poco distante da qui, nei pressi di Codrongianus, sorge in posizione privilegiata l'Abbazia benedettina di Saccargia, voluta, stando alla leggenda, dai Giudici Costantino e Marcusa d'Arborea per sciogliere un voto "...a honore e laude de sa Santissima Trinitade". Eretta sui resti dell'antico monastero benedettino dell'XI secolo, viene incontro con la sua facciata dal portico d'età più tarda (XIII sec.) a strati bianchi e neri di calcare e trachite e gallerie cieche nella parte superiore, rette da colonnine e pilastri eleganti, impreziositi da una serie di ornamenti bizzarri. La torre campanaria raggiunge, nella sua audace verticalità, con la sua cuspide, i 40 metri d'altezza, attraverso un triplo ordine di aperture a una, due e tre arcate man mano che si innalza. La pianta del tempio, a croce latina, ha due cappelle traversali dalla volta a crociera. Il tetto della navata longitudinale è retto da travature in legno. I pregevoli affreschi, dai vivissimi colori, integrati da decorazioni molto eleganti, impreziosiscono il tempio che si snoda su linee di estrema sobrietà. è tale il silenzio che l'avvolge che si ha l'impressione di tornare ai tempi in cui la fede aveva a compagna la solitudine in mezzo alle suggestioni della natura. E davanti agli occhi, come in una visione filmica, sfilano con i monaci camaldolesi e benedettini, i marinai delle galee genovesi per quella avventura storica di cui ancora oggi si colgono i segni nelle opere d'arte e nella realtà lavorativa odierna di Sassari e dei vari centri della sua provincia.

Top