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LA CASANA SUPPLEMENTO N. 1/2000 - ATTUALITA

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

Fantasia e tecnologia:

di Chiaramaria Pinna
Redattrice per il settore "attualità"
del quotidiano di Sassari "La Nuova Sardegna"

Il sughero aguzza l'ingegno. Sarà... l'aria frizzante del Limbara, sarà... l'acqua che sgorga dalle sue sorgenti alla quale vengono attribuite molte proprietà..., sta di fatto che in Gallura, spicchio di Sardegna protetto dal granito e sfiorato dal mare, fervono idee che si trasformano in brevetti internazionali.

E dato che lo spirito imprenditoriale non difetta, tanto che un paesino di cinquemila anime come Calangianus ha il reddito pro capite più alto d'Italia, il passo verso il business non è difficile. E' in questo habitat che sono fiorite le due ultime invenzioni che vanno ben oltre il perimetro dell'isola. La prima si chiama Suberis, la seconda Geomag. Sono un tessuto di sughero morbido come il velluto e leggero come la seta, inventato da Anna Grindi, e un giocattolo composto da barrette magnetiche e palline d'acciaio che Edoardo Tusacciu, fino a ieri imprenditore dedito al sughero, ora produce nella sua azienda dopo aver acquistato l'idea da un amico il cui il nome è top-secret. Due intuizioni destinate a rivoluzionare il mondo della moda e dell'arredamento e quello del giocattolo, settori in continua evoluzione e alla ricerca instancabile di novità da proporre al mercato. Presentati a Milano e a New York i due prodotti hanno fatto centro. E fulminei sono scattati i corteggiamenti delle più grosse ditte di abbigliamento e arredamento, per Anna Grindi, mentre il suo concittadino sbarcato con una valigia di giocattoli nella Grande Mela è stato sommerso di richieste entusiaste tanto che ora rischia di non riuscire a tenere testa alla domanda con la produzione. Anche i maghi a volte inciampano in qualche inconveniente. Ma come è possibile che una tranquilla sarta si scopra inventrice? L'idea di Anna Grindi non è nata in un laboratorio né in una grande azienda, ma è il frutto dell'intelligenza e di un'intuizione tutta femminile. Attivissima, da bambina amava giocare con aghi, stoffe e fili. Quelli che sono diventati i suoi strumenti di lavoro per cucire abiti da sposa. Ma il sughero, che a Tempio viene prodotto in ogni angolo, ha sempre attratto la sua attenzione. A cambiare aspetto ai fogli rigidi delle cortecce che uscivano dalle presse ha pensato una notte. Il giorno successivo il tavolo della sua cucina si è trasformato in laboratorio. E addio tappi. Dentro una pentola di coccio ha miscelato energicamente tre, quattro elementi, li ha scaldati e così ha soffiato l'anima a un trattamento, ora coperto da un brevetto internazionale. Oggi è pronta a produrre 200mila metri di tessuto. E questo, lei assicura, è il minimo, per il primo anno. Se non bastasse la scoperta del prodotto che permette di ammorbidire un materiale rigido per definizione come appunto è il sughero, Anna Grindi ha studiato anche la macchina per il trattamento. Un marchingegno che gli operai hanno montato scettici seguendo le sue indicazioni. Quando hanno premuto il tasto e i rulli hanno iniziato a pressare e spruzzare e il sughero è diventato più morbido di un velluto hanno dovuto ricredersi. Ma come in ogni favola che si rispetti non tutto è andato liscio, e c'è stato chi ha tentato goffamente di imitare la creatura di Anna Grindi che ha reagito sfoderando una grinta forse anche a lei sconosciuta e sbandierando il suo brevetto internazionale ha rimesso tutti a tacere con gli otto punti che gli esperti dell'International preliminary examination autority le hanno assegnato per la scoperta. Otto punti contro un punto striminzito precedentemente ottenuto da tedeschi, giapponesi e americani che avevano tentato di giocare una carta molto simile alla sua.


Dal sughero... al Suberis

Non accontentandosi di produrre solo rotoli di stoffa-sughero, e perché cadessero riserve e perplessità, ha lavorato di forbici e fantasia e creato gonne, tailleur, vestiti, top, abiti da sera e persino da sposa. E' ricorsa anche al colore, e dove non è riuscita a creare con le sue mani si è rivolta a un calzaturificio e a una fabbrica di ombrelli e borse. Voilà le sfilate e il successo sono state garantito soprattutto per due caratteristiche inattese: Suberis è lavabile in lavatrice a trenta gradi e si può stirare. Elementi che si aggiungono a quanto la natura già aveva provveduto a creare: il sughero è termico. Ecco perché l'industria automobilistica, navale e aeronautica stanno già sperimentando il tessuto. Nel frattempo alla Plastwood, a un passo dalla fabbrica di Anna Grindi, Edoardo Tusacciu, messe da parte le scorze di sughero, lavora instancabilmente su barre di acciaio per tenere dietro alla domanda del suo Geomag. Piccole sfere di 12 millimetri di diametro calamitate da barrette sottilissime lunghe 27 millimetri. Una manciata di metallo che consente di costruire il ponte di Brooklin piuttosto che una rampa di lancio o il Colosseo. Un gioco divertentissimo, assicurano gli esperti mentre si elabora un manuale che aiuta a sbizzarrire la fantasia e sulle reti Mediaset imperversa la pubblicità. A Calangianus intanto 24 operai si danno il cambio 24 ore su 24 per star dietro alla domanda, e nel numero è compresa tutta la famiglia Tusacciu perché i clienti sono arrivati come api sui fiori da tutti i continenti, frenetici, curiosi, insaziabili e con una grande smania di impilare nei magazzini le scatole.

* * *


In una regione che ha nella produzione lattiero-casearia una delle voci trainanti dell'economia, poteva mancare un brevetto sulla lavorazione del latte? Certamente no.
Come nel caso del tessuto di sughero e del Geomag, anche questa volta la storia vissuta dal suo genitore ha poco da spartire con l'invenzione.
Perché Antonello Sassu, 39 anni, idraulico di professione, padre della prima e unica macchina al mondo per la lavorazione della ricotta, battezzata senza grande fantasia "Estrattore automatico", non era mai entrato in un caseificio fino a quando ha dato vita alla sua creatura. Anche in questo caso si è trattato di un'intuizione, un'intuizione che è piaciuta a paesi produttori di latte come il Canada, la Spagna, la Francia, il Perù. Già, perché in pochi mesi, da quando l'Estrattore è sul mercato, la domanda è in continua ascesa. Forse pochi si sono domandati come viene prodotta la ricotta. La verità è che l'unico sistema, fin ora, e da quando è nata la prima pecora, è stata sempre la stessa: lavorazione manuale, perché nessun ingegno garantiva quella delicatezza nel trattamento di cui invece ha necessità il coagulo dei grassi che, se frantumati, impediscono che la ricotta prenda forma. Antonello Sassu, questo, lo sapeva per aver visto da sempre negli stazzi che si rincorrono vicino alla periferia del suo paese, Mores, i pastori raccogliere con cura dai grandi paioli di rame quelle masse dense e bianche che altro non erano se non i residui della lavorazione del formaggio. Oggi a fare attenzione, pensa la macchina con il cuore computerizzato che, con un sistema di vasi comunicanti, sposta la massa di latte da un recipiente ad un altro muovendola delicatamente per spingerla infine, lentamente, nei cestelli che la raccoglieranno fino al momento della confezione.
Antonello Sassu ha lavorato tre anni prima che nascesse la sua creatura. Per evitare che qualcuno carpisse la sua idea, con un pizzico di diffidenza che non guasta, ha costruito alcuni pezzi da solo, altri sono stati messi a punto in officine sparse per mezza Sardegna, alla fine ha assemblato il tutto in un caseificio che con curiosità ha spalancato la porta per ospitare lo strano marchingegno. Tra lo stupore di tutti, quando è stato premuto il tasto "on" si è accesa una lucetta verde, la macchina ha plasmato non una, ma decine e decine di ricotte tutte uguali, tutte perfette. In acciaio inox, completamente computerizzata, bastano due persone per lavorare mille litri di latte e avere il prodotto finito in un quarto d'ora. Ma quel che più conta è che le norme igieniche sono rispettate al massimo, così come la sicurezza, dal momento che nei caseifici, il rischio per gli operai di finire nei grandi calderoni dove cuoce il latte a 80 gradi è sempre in agguato. Antonello Sassu ha solo un rammarico: che questo suo progetto, per avere gambe e raggiungere il mondo, ha trovato il suo Mastro Geppetto in una fabbrica di Mantova i cui titolari, appena venuti a conoscenza del brevetto sono corsi a prendere contatti con l'inventore che per un po' ha nicchiato, cercando di prendere tempo, tentando di convincere enti e privati in Sardegna della validità della sua idea. Ma ha trovato tutte le porte chiuse e tanto scetticismo.
Alla fine ha ceduto i suoi progetti e messo nel cassetto l'idea di veder realizzato nella sua terra il suo sogno.

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