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LA CASANA N. 4/1999 - LETTERATURA

Ottobre-Dicembre 1999 - Anno XLI

Nel centenario della nascita

Enrico Bassano tra teatro e giornalismo

di Serena Bassano

L'epoca d'oro del critico teatrale sta lentamente declinando; certo non perchè manchino giovani preparati che sarebbero ben felici di entrare in una redazione di un quotidiano per assumere questo ruolo, che nel passato fu ricoperto da illustri e non dimenticati giornalisti specializzati, ma perchè gli editori di quotidiani sono convinti che "la critica non interessa più nessuno".

Norvegia, 25 luglio 1935. Enrico Bassano allo Spitzberg davanti al borgo di Barents, inviato speciale per i quotidiani "Il Secolo XIX" e "Il Messaggero". Non si capisce bene per quali vie misteriose si sia venuti a conoscenza di questo disinteresse diffuso, né risulta che siano stati fatti sondaggi in proposito, ma tant'è lo spazio concesso ai cronisti del teatro (salvo le dovute eccezioni) è sempre meno. Rileggere oggi le recensioni dei nostri critici o cronisti di spettacolo, è come spalancare una vetrata su di un palcoscenico luminoso gremito di figure ancora vive e palpitanti. E' ciò che personalmente abbiamo fatto cercando tra raccolte di quotidiani in biblioteche, sia conservati integri ed un po' ingialliti dal tempo, sia microfilmati e non sempre facilmente leggibili. Ma la ricerca è affascinante. In questi ultimi anni sono state edite diverse raccolte (recentemente i volumi di Roberto De Monticelli: il meglio della sua lunga e illuminata carriera) e ci si augura che una raccolta di una scelta del lavoro giornalistico di Enrico Bassano possa essere recepita con interesse sia dai giovani che da coloro i quali lo ricordano per averlo seguito nei suoi appassionati resoconti in tanti anni di militanza. Nel 1999 si sono ricordati sommessamente i cento anni dalla nascita di Enrico Bassano, autore teatrale e critico innamorato del teatro fino dalla sua giovinezza, mentre nel 2000 colmo di eventi, ricorre il centenario della nascita del fratello Luigi, pittore che fece parte del Gruppo del Novecento ligure, il cui forte segno si sposa ad un sapiente equilibrio formale. Per lui si sta pensando, con calda partecipazione anche affettiva, ad una mostra antologica che faccia rivivere l'artista e l'uomo schivo e puro di cuore ancora oggi ricordata.
Enrico Bassano aveva solo ventidue anni, collaborava con il nostro "Corriere Mercantile" : venne a Genova Eleonora Duse, "la divina", ed il critico in pectore chiese al direttore Gubello Memmoli l'autorizzazione a scrivere un corsivo di commento. Il direttore disse sì e si trovò la mattina successiva alla "prima" un pezzo grondante emozione, entusiasmo, commozione e... anche una buona dose di enfasi, dovuta agli ardori giovanili di un ragazzo nato col teatro nel sangue. Memmoli pubblicò quelle note palpitanti, le presentò in poche righe spiegando che "il più giovane tra i nostri collaboratori" si è forse lasciato un po' prendere la mano da una certa enfasi, della quale si poteva scusarlo perchè, appunto, dimostrava tanta passionalità giovanile. Diremmo che questa passionalità in fondo Bassano non la perse mai del tutto. Era il suo temperamento impetuoso, il suo scrivere di getto dopo una serata teatrale bella o brutta, ma sempre teatro, il suo grande amore. Visse per il teatro e per il giornalismo: alle scene dette una ventina di commedie interpretate da grandi attori, con alterne vicende, successi e incomprensioni da parte del pubblico non ancora preparato a vicende e stili innovativi, ed apprezzate sempre dai giovani che proprio ciò volevano e capivano. Al giornalismo dette tutta la vita: redazioni varie, dal "Corriere Mercantile" al "Secolo XIX", al "Corriere del Popolo", ancora al "Mercanti-le", al "Cittadino", alle riviste teatrali (soprattutto il "Dramma" di Lucio Ridenti a cui collaborò sino all'ultimo numero ed alla scomparsa del fondatore e direttore ineguagliabile) senza dimenticare le recensioni per i microfoni di RAI 2. Lavorò sempre con la stessa gioia e con lo stesso impegno, dando tutto se stesso senza risparmiarsi e senza calcolare se la testata era più o meno prestigiosa. E diremmo anche senza timore alcuno di compromettersi con battaglie che credeva giuste. Potevano esserlo o no, ma Bassano credeva sempre in ciò che scriveva ed era pronto a firmare anche gli immancabili errori od eccessi. Fu anche critico cinematografico, ma non amò mai particolarmente il cinema, troppo lontano dal suo teatro, però se vedeva un film che lo scuoteva da questo suo disincanto, allora partiva con la sua solita partecipazione ed amava anche il cinema, perché era arte. Fu anche inviato di terza pagina (di cui era responsabile) con servizi stilati con il suo stile particolare sempre partecipe di ciò che aveva vissuto: dalle miniere di Sardegna alla scoperta dei fiordi norvegesi e del circolo polare artico (anni '30); dalle anfore romane ripescate nel mar ligure con l'indimenticato professore Lamboglia, alla discesa con lo scafandro nel nostro porto per seguire il lavoro dei palombari di cinquant'anni fa. Tutto lo interessava e a tutto dava importanza: purché lo si lasciasse libero di entusiasmarsi per ciò che aveva visto e di cui dava relazione. Lo vedemmo all'opera anche in stabilimenti tipografici al tempo del piombo: vicino ai tipografi si sentiva uno di loro e se si ritrovava le dita macchiate d'inchiostro ne era felice. Forse, chissà, se le sporcava volontariamente: era troppo bello quel segno nero colmo di significati. Per questo i tipografi gli vollero bene. Scrisse sempre a mano, con una scrittura nitida, leggibilissima; lo ricordiamo con la penna, il calamaio con l'inchiostro blu, i pennini francesi "Michel", e solo in età già avanzata cedette alla penna stilografica; sulla sua scrivania non prese mai posto una macchina per scrivere e se avesse toccato un computer probabilmente lo avrebbe fatto esplodere. Era fatto così. Appena sposato, nel 1925, tentò chissà perché, la scuola guida: dopo due lezioni l'istruttore gli disse con molto rispetto e un po' di paterna comprensione: - No, Bassano, non insista, lei al volante sarebbe un pericolo per sé e per gli altri. - E la cosa finì lì. Poi ebbe un altro grande amore: il mare, la gente del mare, i pescatori tra i quali ebbe dei veri amici. A Boccadasse, a Camogli lo ricordano con affetto: il suo libro Sugo di mare ristampato ed aggiornato oggi come tributo a questo 1999, con la collaborazione della Provincia di Genova, è un omaggio attraverso le sue pagine palpitanti che del mare hanno il profumo forte e deciso. Abbiamo detto gli amici pescatori: quando si pronuncia la parola amicizia a proposito di Bassano si dovrebbe scrivere con la A maiuscola perché veramente per lui era così. Amicizie lunghe, durature, legami fortissimi, attori, scrittori, colleghi giornalisti, autori teatrali; legami veri e sinceri, sempre. Anche perché se le persone non gli piacevano non faceva nulla per non dimostrarlo: in questo forse era anche eccessivo, ma era anche la prova della sua sincerità assoluta. Non sappiamo se sia giusto o sbagliato, e quanto possa essere sbagliato, ma l'uomo era così, senza mezze misure. E se non lo so io, come era mio padre, chi può saperlo meglio di me che sono sua figlia?

In occasione di questo omaggio a Bassano, sono stati editi dalla casa editrice Erga tre libri: Il teatro di Enrico Bassano tra poesia e impegno civile, di Paola Bartalini, giovane saggista; Sugo di mare, giunto alla terza edizione con aggiornamenti e testimonianze di Adriano Sansa, Nelio Ferrando e Pro Schiaffino; Critiche teatrali (1932-1975), un largo squarcio di storia del teatro del Novecento visto attraverso l'ottica del giornalista e commediografo genovese. Quest'ultimo volume esce sotto l'egida della Provincia di Genova.

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