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LA CASANA N. 4/1999 - CURIOSITA

Ottobre-Dicembre 1999 - Anno XLI

Mostre, marsine, ghette...
1743-1748 l'esercito della "Repubblica" e la rievocazione del Reggimento Bembo

Paolo Giacomone Piana

Il coinvolgimento della Repubblica di Genova nella Guerra di Successione Austriaca fu la diretta conseguenza del trattato di Worms (13 settembre 1743) con il quale Maria Teresa ed il gabinetto britannico assegnavano a Carlo Emanuele III il marchesato di Finale, possedimento genovese, nel presupposto che la Repubblica si sarebbe accontentata di un indennizzo.

Il gruppo storico "Reggimento Bembo", costituito nel 1998, durante la rievocazione storica al Santuario della Vittoria. La decisione di intervenire nel conflitto allora in corso non fu presa dai Serenissimi a cuor leggero e solo dopo quasi due anni di incertezze fu stipulato con Francia, Spagna e Napoli il trattato di Aranjuez (1°maggio 1745), con il quale Genova si impegnò ad inviare in Lombardia un corpo di spedizione di 10.000 uomini destinato ad operare con le armate delle potenze alleate.
La partecipazione genovese a questo conflitto di dimensioni mondiali è stata vista in passato secondo un'ottica convenzionale e riduttiva che ha concentrato l'attenzione sull'insurrezione di Portoria, obliando le alterne vicende di una guerra durata oltre tre anni, nella quale le forze armate della Repubblica hanno svolto un ruolo di primo piano.

L'esercito genovese
Quando giunse a Genova la notizia del trattato di Worms l'esercito genovese era costituito da 6.000 uomini, in gran parte dislocati in Corsica, ripartiti in dieci battaglioni che prendevano il nome dal rispettivo colonnello: sei erano "italiani", due "corsi" e due "oltramontani" (uno tedesco e l'altro svizzero del cantone dei Grigioni). Vi erano anche tre compagnie "oltramontane" indipendenti: quella denominata "Guardie del Real Palazzo" assicurava la protezione dell'attuale Palazzo Ducale e comprendeva i 50 alabardieri che scortavano il Doge ed i Serenissimi Collegi nelle occasioni solenni; le altre due (una tedesca el'altra di svizzeri del cantone di Friburgo) si alternavano ogni due anni alla guardia delle porte dell'Arco e di San Tommaso. Queste forze regolari erano affiancate dalla milizia degli "Scelti", reclutata localmente ed articolata in 187 compagnie. Il maneggio delle artiglierie era affidato ai "bombardieri", che formavano una compagnia ma che, essendo considerati artigiani, non erano subordinati alle leggi ed alla disciplina militare.
Richiamate immediatamente dalla Corsica buona parte delle truppe, l'esercito venne progressivamente ampliato, raggiungendo, verso la metà del 1745, la forza di 15.000 uomini: i battaglioni furono trasformati in reggimenti e si formarono diverse nuove unità, tra cui due reggimenti detti "Reali" ("Liguria" e "Real Stato") i cui ufficiali erano tutti patrizi genovesi. I primi reparti del corpo di spedizione partirono da Genova il 28 e 29 giugno ed entro la fine di agosto tutti i 10.000 uomini erano in campo. Al comando era il futuro doge Gio. Francesco Brignole Sale col titolo di "Commissario Generale", coadiuvato dal tenente generale conte de Cecile. I genovesi parteciparono alle operazioni d'assedio che portarono alla resa del castello di Serravalle (2 agosto) e della piazza di Tortona (3 settembre). Nel mese di dicembre quasi tutti i reparti tornarono in Liguria, lasciando in Lombardia solo i cinque battaglioni migliori.
Nel corso della campagna del 1746 la maggior parte delle truppe genovesi furono destinate alla difesa della Riviera di Ponente, da Savona a Ventimiglia, sconfiggendo i piemontesi a Balestrino (21 e 22 luglio). Quattro battaglioni presero parte alla sfortunata battaglia di Piacenza (16 giugno 1746) e poi seguirono l'armata alleata in ritirata. Il 1°settembre 1746, quando le avanguardie austriache si affacciarono alla Bocchetta, la Repubblica disponeva di 24 battaglioni e due compagnie indipendenti, circa 12.000 uomini in totale, mentre altri 2.000 erano in Corsica.

Dopo l'insurrezione del 5-10 dicembre 1746 e la cacciata degli austriaci, le uniche truppe efficienti di cui il governo genovese potesse disporre erano i 1200 uomini dislocati a Sarzana e nelle fortezze del golfo della Spezia. Il presidio di Genova, falcidiato dalle diserzioni, era ridotto a soli 2000 uomini, molti dei quali non potevano essere impiegati fuori delle mura della città perché sempre considerati prigionieri di guerra "sulla parola". Quelli stanziati nella Riviera di Ponente erano stati in gran parte disarmati e fatti prigionieri dai piemontesi.
La ricostituzione delle forze militari andò a rilento, sia a causa della penuria di mezzi finanziari, sia perché le potenziali reclute preferivano arruolarsi nei corpi francesi e spagnoli man mano affluiti a Genova. Nel corso dell'assedio del 1747 i soldati genovesi presero parte attiva a vari combattimenti, ma sempre in piccole formazioni, distaccamenti o "picchetti" di una cinquantina di uomini al massimo, impiegati a sostegno delle compagnie franche e delle milizie. Alla data del 31 luglio 1748, circa un mese dopo il termine delle ostilità, l'esercito genovese contava poco meno di 5300 uomini, compresi i prigionieri di guerra, i carcerati e gli inabili; i soldati effettivi erano solo 3174 in Terraferma e 849 in Corsica.

Le uniformi
fuciliere All'epoca della Guerra di Successione Austriaca l'uniforme delle truppe genovesi consisteva in una "marsina" (abito) lunga fino al ginocchio, tagliata in modo da poter rialzare le falde per facilitare la marcia e, durante la stagione estiva, veniva portata sbottonata. L'abbigliamento del soldato era completato da "sottomarsina" (veste) e calzoni di panno, "cravatta", camicia bianca, calze e scarpe di vacchetta nera a punta quadra con fibbia di ferro. Durante le marce si portavano "stivaletti" (ghette) che arrivavano al di sopra del ginocchio; d'estate i calzoni di panno erano sostituiti da altri di "fustanio" biancastro.
Ciascuna delle "Nazioni" che componevano l'esercito aveva i propri colori distintivi, che erano stati fissati verso la fine del Seicento, confermati dal Regolamento del 1738: "Il Battaglione Oltramontano vestirà tutto d'uniforme, secondo la Divisa, che sarà prescritta dall'Assemblea degli Ufficiali tutti. I Battaglioni Corsi continueranno sulla Divisa Turchina, mostre e sotto veste di color Rosso. Il Battaglione che resta composto dalle cinque Compagnie di Fortuna continuerà per ora a vestire la Divisa bianca con mostre e sottoveste rossa. Ed i restanti Battaglioni Italiani vestiranno la Divisa Bianca con mostre e sottoveste Turchina, lasciando bensì in arbitrio del Colonello Comandante distinguere ciascheduno la detta Divisa, o colla diversità de' Bottoni, fatture di tasche, collarino o altro piccolo segno, ritenuta però l'uniformità".
Più varie le uniformi dei corpi di nuova formazione, "Liguria", "Real Stato", "Falcone", "Gazappi". Alcuni reparti avevano, come segno di distinzione, "Gazzette" (asole) di filo dorato sulla marsina, altri una guarnizione di gallone bianco o giallo in corrispondenza delle bottoniere.

I fucilieri portavano il cappello di feltro nero a larghe falde ripiegate a tricorno, con un bordo superiore di gallone nel colore dei bottoni e la coccarda bianca e rossa, cioè dei colori della Repubblica. I capelli erano portati lunghi, legati e fissati con una coda posticcia.
Il soldato era equipaggiato con cinturone e bandoliera di cuoio naturale (di "vacchetta" rossiccia per i corsi), giberna di "vacchetta", fiasca per la polvere, borraccia e bisaccia di tela. L'armamento consisteva in fucile con baionetta a ghiera: l'arma in dotazione era di un modello introdotto nel 1708, ma nel corso del conflitto furono utilizzati diversi tipi di fucili francesi e spagnoli.
I granatieri portavano il caratteristico berrettone di pelo d'orso con borsa di panno analogo alle mostre dell'uniforme, terminante in un fiocco di lana del colore dei bottoni. La bandoliera era munita di portamiccia d'ottone e portava appesa una grossa giberna ("patrona") per riporvi le granate; un'altra piccola giberna ventrale era portata al cinturone. L'armamento consisteva in fucile con baionetta e sciabola.
tamburi Tamburi e pifferi, secondo l'uso del tempo, erano contraddistinti da una guarnizione di galloni sui paramani e sulle cuciture della marsina; i corsi e gli "italiani" vestivano uniformi dai colori rovesciati rispetto agli altri soldati, ad esempio in rosso con mostre e fodera blu per i corsi; gli "oltramontani" portavano invece i colori della livrea del comandante del reggimento.
Le uniformi degli ufficiali e dei sottufficiali erano simili a quelle dei soldati, ma di panno più fine e la marsina si portava sempre con le falde abbassate; bottoni e bordi del cappello erano in oro o argento e tutti i dettagli in genere erano più ricchi e curati di quelli della truppa. Non esistevano distintivi di grado in senso moderno: gli ufficiali superiori erano contraddistinti da un gallone d'oro alla sottoveste, mentre i capitani e gli altri subalterni avevano la "goletta" con le armi della Repubblica. L'equipaggiamento degli ufficiali si limitava ad un cinturino con pendagli portato sopra o sotto la sottoveste. L'armamento consisteva nella spada e, per i soli capitani e subalterni, in un'arma ad asta, lo "spuntone" per corsi ed "italiani", la "partigiana" per gli oltramontani. I sergenti avevano cinturone, sciabola ed alabarda. Ufficiali e sottufficiali dei granatieri erano invece armati di fucile come la truppa.

COLORI DELLE UNIFORMI NEL 1746
Reggimento o Compagnia Nazione Marsina Mostre Sottomarsina Calzoni Bottoni Note
Guardie del Real Palazzo Tedeschi Rossa Turchine Turchina Turchini Gialli "Gazzette" gialle
Montenach Svizzeri di Friburgo Turchina Rosse Turchina Turchini Gialli   
Liguria Liguri Turchina Bianche Bianca Turchini Gialli Galloni gialli
Real Stato Liguri Rossa Bianche Bianca Rossi Gialli "Gazzette" gialle
Arnaud Italiani Bianca Turchine Turchina Turchini Bianchi   
Varenne Italiani Bianca Turchine Turchina Turchini Gialli   
P.P. Crettler Italiani Bianca Turchine Turchina Turchini Gialli   
Bembo Italiani Bianca Rosse Rossa Rossi Gialli   
L. Crettler Italiani Bianca Turchine Turchina Turchini Bianchi   
De Franceschi Italiani Bianca Turchine Turchina Turchini Bianchi   
Falcone Italiani Turchina Bianche Turchina Turchini Gialli   
Gazappi Italiani Gialla Nere (?) Gialla Gialli (?) Bianchi   
Giacomone Corsi Turchina Rosse Rossa Turchini Gialli Galloni bianchi
Vincenti Corsi Turchina Rosse Rossa Turchini Gialli   
Jost Svizzerigrigioni Turchina Gialle Turchina Turchini Bianchi   
Humbracht Tedeschi Turchina Gialle Turchina Turchini Gialli   
Vico Tedeschi Rossa Turchine Turchina Turchini Gialli   

Il gruppo storico "Reggimento Bembo"

L'iniziativa di formare un gruppo storico con le uniformi dell'antica Repubblica di Genova è partita dal sindaco di Mignanego, Franco Parodi, con l'appoggio e la collaborazione di don Sandro Carbone, rettore del Santuario di Nostra Signora della Vittoria e della Biblioteca Franzoniana, la prestigiosa istituzione culturale diretta da don Claudio Paolocci. Il territorio di Mignanego è stato interessato da tutti i conflitti che hanno visto coinvolta la Liguria, fino all'insurrezione dell'aprile 1945; il Santuario, sorto in rendimento di grazie per la vittoria del 10 maggio 1625, è stato epicentro di violenti combattimenti nel 1747. Questo lungo passato di guerra viene ora utilizzato per rilanciare l'immagine turistica del Comune, un tempo tra le località di villeggiatura preferite dai genovesi.
Nel gruppo storico "Reggimento Bembo", costituito nel giugno 1998, rivive l'omonima unità, formata nel 1738 con le antiche compagnie di soldati "di fortuna", i mercenari di origine italiana in origine impiegati come fanteria di marina a bordo dei vascelli della Serenissima. Il Reggimento prendeva il nome dal suo colonnello Carlo Francesco Bembo. Ufficiale del "Bembo" fu Tommaso Assereto, uno degli eroi dell'insurrezione del 5-10 dicembre 1746. Il reggimento Bembo non ha quindi solo legami con Mignanego, dove l'unità o i suoi predecessori hanno più volte combattuto, ma anche con la tradizione marittima ligure e l'insurrezione di Portoria. Senza contare che esso era l'unico, in tutto l'esercito della Repubblica, che portasse un'uniforme bianca e rossa, colori di Genova.
Attualmente il gruppo annovera una trentina di figuranti, con uniformi, equipaggiamento ed armamento del periodo 1745-1748, mentre l'addestramento si basa sulle autentiche "Ordinanze" militari dell'epoca; le armi in dotazione sono riproduzioni assolutamente innocue. In poco tempo, grazie alle grandi doti del "colonnello" Guido Gallinotti (immaturamente scomparso l'8 luglio scorso a soli 46 anni), il gruppo ha raggiunto un ottimo livello, collezionando in meno di un'anno un'invidiabile record di partecipazioni a manifestazioni in Italia ed all'estero.

Bibliografia

C. Bitossi, "La Repubblica è vecchia". Patriziato e governo a Genova nel secondo Settecento, Roma, 1996
R. Browning, The war of the Austrian Succession, Stroud (U.K.), 1996
R. Dellepiane, Mura e fortificazioni di Genova, Genova, 1984
P. Giacomone Piana, Il Reggimento Bembo, tavole a colori di R. Dellepiane, tavole in bianco e nero di R. Vela, Mignanego (GE), 1998
P. Giacomone Piana, L'esercito e la marina della Repubblica di Genova dal trattato di Worms alla pace di Aquisgrana (1743-1748), in "Genova, 1746: una Città di Antico Regime tra guerra e rivolta", Atti del convegno di Genova del 3-5 dicembre 1996, Genova, 1998
P. Giacomone Piana, Rinasce un reggimento dell'esercito genovese, in "A Compagna", XXX, N.S., n. 6, novembre-dicembre 1998, pp. 4-5
V. Ilari, G. Boeri, C. Paoletti, La Corona di Lombardia, Ancona, 1997
1747 Masone in guerra, Atti del convegno di Masone del 27 settembre 1997, Masone (GE), 1998

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