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LA CASANA N. 3/1999 - MUSICA

Luglio-Settembre 1999 - Anno XLI

I soggiorni milanesi di Niccolò Paganini

di Edward Neill

Milano fu per Paganini uno tra i più importanti punti di riferimento della propria carriera artistica. La città con i suoi teatri ed un pubblico sensibile ai valori musicali possedeva tutte le premesse per un generale apprezzamento dell'arte paganiniana come di tutta la musica strumentale che veniva ad affiancarsi a quella operistica allora imperante.

Come parte del Regno Lombardo-Veneto la capitale lombarda beneficò certamente dell'apporto culturale austriaco che introdusse nei salotti milanesi il gusto per la musica da camera, facendo conoscere ed apprezzare un Mozart ancora ignoto in Italia. In questa azione culturale ebbero gran parte due personaggi: Alessandro Rolla1 vai alla nota 1 e Peter Lichtentahl2 vai alla nota 2, il primo direttore al Teatro alla Scala per ben trent'anni, il secondo compositore, musicologo e censore degli Imperial Regi Teatri.
Rolla aveva conosciuto Paganini a Parma quando il giovanissimo violinista gli si era rivolto per perfezionarsi sotto la sua guida; ed è quasi certo che a distanza di tempo lo avesse invitato a suonare alla Scala.
Peter Lichtentahl dimostrò subito interesse per il fenomeno Paganini, recensendo i suoi concerti per la "Gazzetta Musicale di Lipsia" con dovizia di particolari e imparzialità di giudizio allora trascurate dai cronisti locali.

La prima visita di Paganini a Milano avviene nel maggio 1813 per ascoltarvi il balletto "Il noce di Benevento" di Salvatore Viganò3 vai alla nota 3 e musica di Franz Xaver Süssmayr4 vai alla nota 4. Il violinista è colpito da un querulo assolo dell'oboe che segna l'ingresso delle streghe in scena, ne trascrive il tema per intesserne un gruppo di variazioni per violino e orchestra che verranno poi intitolate "Le Streghe". Purtroppo il titolo di quest'opera darà la stura a tutta una serie di dicerie secondo le quali Paganini avrebbe fatto un patto con il diavolo. Alcuni disegni del tempo raffigurano Paganini che suona il violino a cavalcioni di un ramo dell'albero (il noce appunto), mentre streghe e diavoletti intrecciano danze intorno ad esso. Ma il concetto del diabolico riferito alla tecnica violinistica od esecutiva in genere ha una valenza positiva perché una tecnica "angelica" sarebbe un controsenso. è vero che gli angeli sono spesso ritratti nell'atto di suonare viole o violini, ma il fatto è che queste speciali creature sono prive di sesso. E, come vogliono i francesi, "arte" è un sostantivo maschile.
Il primo concerto di Pagani-ni alla Scala ha luogo il 29 ottobre 1813. Il programma comprende un Concerto di Kreutzer5 vai alla nota 5 e "Le Streghe". Peter Lichtenthal lo recensisce per la "Gazzetta di Lipsia", criticando gli arbìtri commessi dall'interprete nei confronti del Concerto di Kreutzer, ma lodandolo incondizionatamente per l'esecuzione delle "Streghe" ("...cosa simile non era mai stata udita" scrive il recensore).
Con questo concerto la fama di Paganini si diffonde per tutta la città. Ricordi gli pubblica una litografia e diventerà il suo editore ufficiale6 vai alla nota 6 .
I concerti si moltiplicano e oltre alla Scala ne tiene in gran numero ai Teatri Carcano e Re.
Dopo i trionfi milanesi Paganini fa ritorno a Genova. A Milano lo ritroveremo all'inizio dell'anno 1816. Alla Scala ascolta il violinista Lafont7 vai alla nota 7 emettendo il seguente testuale verdetto: "Suona bene ma non sorprende".
Nel febbraio Francesco I arriva a Milano con il suo seguito che comprende anche un quartetto capitanato da Krommer8 vai alla nota 8. Paganini scrive all'amico avvocato Germi9 vai alla nota 9: "L'altro ieri feci dei quintetti col celebre Krommer; questo è amabilissimo, lepido, ma non parla che il tedesco, e perciò vi abbisogna un interprete per capirlo....Trovasi in compagnia di S.M. per suonare con esso il violino, ma S.M. non credo abbia ancora suonato".
Nel marzo 1816 al Teatro alla Scala Paganini e Lafont si esibiscono nella esecuzione congiunta del "Concertone per due violini e orchestra in Fa maggiore" di Kreutzer. In questa tenzone Paganini fa di tutto per confondere le idee al proprio avversario al punto di commettere non poche scorrettezze, ma si aggiudica la palma della vittoria.
è probabile che nei momenti d'inattività Paganini avesse iniziato a Milano la composizione del "Primo concerto per violino e orchestra"10 vai alla nota 10 e che sempre a Milano lo avesse completato ed eseguito al Teatro alla Scala. Già in una locandina relativa ad un concerto tenuto da Paganini al Teatro S.Agostino di Genova, si accenna ad "un Concerto in tre tempi di nuovo genere da lui recentemente composto, ed una volta soltanto sentito in Milano al Teatro alla Scala". La locandina in questione reca la data "8 settembre 1815".
Nuove prospettive di tenere concerti in altre città provocano lo spostamento del violinista da Milano a Torino, Venezia e verso l'Italia centrale ed il Sud. Durante questi giri concertistici le condizioni di salute di Paganini subiscono un tracollo. Nel gennaio 1822 Paganini è di nuovo a Milano dove prende alloggio in una locanda, accudito dalla madre giunta appositamente da Genova, e dal cognato Sebastiano Ghisolfi. L'idea di questo soggiorno milanese fu certamente suggerita dalla possibilità di farsi curare da qualche clinico importante dell'Ateneo di Pavia.
Egli si rivolge dunque al professor Siro Borda11 vai alla nota 11 che gli prescrive diverse terapie tra le quali figura anche l'assunzione di latte d'asina...
Dopo aver trascorso qualche tempo a Pavia, Paganini torna a Milano dove si reca ad ascoltare un concerto di Angelica Catalani sulla quale esprime un giudizio in questi termini: "La sua voce forte ed agile forma il più bello strumento, ma le manca la misura e la filosofia musicale".
Da Milano Paganini si trasferisce nei pressi di Como ospite del generale Domenico Pino12 vai alla nota 12 violinista dilettante con il quale suona subordinandosi al ruolo di chitarrista.
è probabile che in quel soggiorno Paganini avesse conosciuto la cantante Antonia Bianchi, nativa di Como, con la quale si unirà in un sodalizio fondato sulla convivenza more uxorio e l'attività artistica. Nel 1825 la Bianchi gli darà l'unico figlio Achille.
Le migliorate condizioni di salute permettono a Paganini la ripresa, sia pure in termini limitati, dell'attività concertistica che lo vede impegnato in varie città dell'Italia settentrionale tra il 1824 ed il 1825, in attesa di recarsi nel Centro e nel Sud dove rimarrà per quasi tre anni.
Il violinista torna a Milano nel gennaio 1827 per tenervi svariati concerti di cui uno per beneficenza. In proposito scrive ad un amico: "Mi glorio di poter soccorrere i miei cari milanesi" e aggiunge che eseguirà "il terzo concerto con polacca non mai eseguito, e le variazioni senza orchestra, formando da me solo l'intiera armonia". Quest'ultima opera è identificabile con le "Variazioni su Nel cuor più non mi sento" da "La molinara" di Paisiello, per violino solo, composizione di alto contenuto virtuosistico.

è molto probabile che Paganini avesse scelto Milano per la prima esecuzione delle due opere citate, sicuro com'era che esse avrebbero ricevuto un'ottima accoglienza. Comunque non c'è nulla che provi il contrario.
Rispetto agli altri cinque Concerti il "Terzo" mostra alcune particolarità che non riguardano tanto la strumentazione che risulta praticamente invariata, quanto l'articolazione del primo e dell'ultimo movimento, non privi di gesti enfatici e di lungaggini che si manifestano specialmente nell'Introduzione, mentre il terzo movimento è basato sulla Polacca il cui motivo viene esposto e riesposto in maniera ripetitiva.
Incastonato tra i due movimenti estremi è l'Adagio di squisita fattura, la cui scrittura paganiniana punta sul dato espressivo in un àmbito temporale limitato.

Dopo la morte di Paganini la partitura autografa ed il materiale d'orchestra del "Terzo Concerto" tornarono agli eredi del violinista che solo nel 1973 li cedettero allo Stato Italiano diventando così di pubblica ragione.
Per quanto riguarda invece le "Variazioni" in origine erano intitolate "Capriccio per violin solo" e comprendevano il tema di Paisiello e due sole variazioni di cui la prima (Andante) interamente basata sulla tecnica arco/pizzicato che prelude ad analoghi passaggi delle "Variazioni sull'inno inglese God save the King" (o "The Queen" secondo il sesso del monarca).
La versione originale del "Capriccio" paganiniano fu successivamente ampliata da Carl Guhr che la trascrisse fedelmente da una esecuzione dello stesso Paganini che il Guhr ebbe modo di studiare ed analizzare, pubblicandola nel suo Trattato13 vai alla nota 13.
Nei primi giorni del marzo 1828 il violinista si prepara a lasciare Milano per Vienna. Prima della partenza egli detta a Peter Lichtentahl una nota biografica che costituisce il primo documento organico della sua vita artistica.
L'"Autobiografia"14 vai alla nota 14 di Paganini contiene un erro re grossolano scientemente commesso dal violinista: la data di nascita, 1784 anziché 1782. Di conseguenza i fatti narrati coincidono sino ad un certo punto, e in ogni caso vanno spostati di due anni.
Il 6 marzo 1828 una carrozza attende Paganini per trasportarlo a Vienna in un viaggio che richiederà ben dieci giorni. Questa data segna la conclusione dell'ultimo di una serie di soggiorni nella città lombarda che lo aveva sempre accolto con tanto calore ma anche con tanta indulgenza per certi gesti istrionici da lui compiuti come complemento necessario del suo genio inimitabile.
Anche dal punto di vista umano e artistico Paganini a Milano aveva avuto contatti proficui ed indimenticabili. A parte Rolla, egli aveva conosciuto Vincenzo Merighi15 vai alla nota 15 violoncellista del Teatro alla Scala ed insegnante del suo strumento al Conservatorio; il banchiere Carlo Carli, violinista e collezionista di strumenti ad arco, il famoso liutaio Carlo Matengazza al quale aveva affidato violini per la riparazione; Giacomo Monzino16 vai alla nota 16 negoziante di strumenti musicali e fornitore di corde armoniche assai apprezzate da Paganini; il generale Pino ed il nipote Galeazzo Fontana Pino.
A Vienna poi si incontrerà con un altro milanese il maggiore Camillo Vacani17 vai alla nota 17 che gli sarà di grande aiuto per dirimere svariate questioni di carattere personale.
L'espressione impiegata da Paganini in una lettera già citata, "i miei cari milanesi", non era certo buttata lì come un semplice stereotipo, ma come una chiara dimostrazione di affetto. E Paganini, da buon genovese, non era il tipo da sprecare complimenti quando questi non fossero dovuti.

Note

1. Alessandro Rolla (1757-1814), pavese di nascita fu compositore, violinista e soprattutto violista. Contribuì in maniera determinante ad arricchire la letteratura di quest'ultimo strumento; Paganini fu anche amico del figlio, Antonio (1798-1837) che, emigrato in Germania, divenne direttore dell'Opera Italiana a Dresda.
2. Peter Lichtentahl (1780-1853) singolare figura di medico, compositore e musicologo austriaco. Ebbe grande influenza sulla vita musicale milanese facendo conoscere le opere cameristiche di Mozart e Beethoven.
3. Salvatore Viganò (1769-1821) ballerino e coreografo nato a Napoli ma di origine milanese, studiò con Luigi Boccherini con il quale era imparentato. Trasferitosi a Vienna curò la coreografia delle "Creature di Prometeo" di Beethoven ed altri balletti su musiche di vari autori.
4. Franz Xaver Süssmayr (1766-1805) compositore austriaco allievo di Mozart di cui completò il "Requiem". Il "Noce di Benevento" andò in scena a Vienna nel 1802 con le coreografie di Viganò.
5. Rodolphe Kreutzer (1766-1831), violinista francese che con Rode fu esponente di rilievo della Scuola francese alla quale Paganini aveva guardato con interesse, avendone tra l'altro eseguito alcuni concerti in pubblico pur modificandoli in parte.
6. Giovanni Ricordi pubblicherà nel 1820 sei numeri d'opera di Paganini tra i quali per primo figurano i "Capricci Op.1".
7. Charles Lafont (1781-1839), violinista francese, allievo di Kreutzer e Rode. Compose sette Concerti per violino e orchestra ora scomparsi dai repertori.
8. Frantisek (Franz) Krommer (1759-1831) compositore e violinista austriaco. Dal 1806 entrò al servizio di Francesco I e nel 1818 fu nominato direttore della musica da camera. Oggi è ricordato soprattutto come autore di musiche per strumenti a fiato.
9. Luigi Guglielmo Germi (1785-1870) avvocato genovese, docente di diritto all'Università di Genova, grande amico di Paganini e violinista dilettante. Fu dedicatario di Quartetti per violino e chitarra e delle "Variazioni sul Barucabà" (1835).
10. La data ed il luogo di composizione del "Primo Concerto" non sono accertabili con precisione. Come indicato nel testo, questi elementi si situano tra il 1815 e l'anno seguente.
11. Siro Borda (1761-1824), titolare della cattedra di materia medica e di medicina teorica, prescrisse a Paganini salassi, oppio e frizioni mercuriali.
12. Domenico Pino (1769-1826), distintosi sotto Napoleone, alla caduta di questi era passato al servizio degli austriaci con il grado di Feldmaresciallo. Tornato in patria si stabilì a Cernobbio.
13. Ueber Paganinis Kunst die Violine zu spielen, Mainz, 1831.
14. Pubblicata in "Almanacco Musicale, Storico, Estetico, Umoristico", 1853 edito da Tito Ricordi. Ripubblicata integralmente in E.Neill, Niccolò Paganini, Genova 1990.
15. Vincenzo Merighi (1795-1849) fu di grande aiuto a Paganini negli ultimi anni trascorsi a Nizza, acquistando per lui strumenti ad arco di pregio.
16. Ditta tuttora operante nel settore degli strumenti musicali.
17. Camillo Vacani (1784-1862) militò sotto Napoleone, come il Generale Pino di cui fu alle dipendenze, passando poi nell'esercito austriaco dove si distinse come esperto del genio militare e specialmente nel ramo delle fortificazioni. Fece ritorno a Milano a settantanni dedicandosi a studi storici e diventando presidente dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, carica che dopo di lui fu ricoperta da Alessandro Manzoni.

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