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LA CASANA N. 3/1999 - ECONOMIA

Luglio-Settembre 1999 - Anno XLI

Bergamo: voglia di imprenditoria e vocazione internazionale

di Stefano Ravaschi

Terra d'emigranti fino a non molto tempo fa, adesso la provincia di Bergamo, con un tasso di disoccupazione ufficiale che oscilla tra il 3 e il 4%, ha il problema opposto: quello di non riuscire a trovare il personale di cui ha bisogno per gestire lo sviluppo futuro.

Il buon risultato dal punto di vista dell'occupazione è il frutto di un sistema economico basato su un'originale combinazione di distretti industriali, vocazione internazionale e soprattutto voglia di imprenditoria. In un distretto industriale le aziende del territorio lavorano intorno ad un solo settore producendo gli stessi prodotti o parte degli stessi articoli oppure fanno lavorazioni o servizi legati a fasi della realizzazione o della distribuzione dello stesso prodotto. Il vantaggio principale del distretto industriale è che, frazionando l'impegno, permette lo sviluppo dell'industria anche senza grandi capitali, creando inoltre una cultura di prodotto molto importante: chi insedia un'attività in un distretto sa che può trovare nelle vicinanze tutto quanto riguarda il suo settore. Il rischio maggiore del distretto è invece che in caso di difficoltà del prodotto tutto il sistema vada in crisi. Bergamo riesce però a limitare questo pericolo perché non ha, come altre province, solo uno o due distretti, ma ne ha tantissimi che vanno da quelli di nicchia come i compassi di Palosco o le guarnizioni industriali della Val Cavallina, ad uno ampio e strategico come quello tessile, che caratterizza in particolare la valle Seriana.

Alcune attività industriali del bergamasco viste dall'obiettivo fotografico di Uliano Lucas.

Un altro punto di forza è la presenza su diversi mercati, avviata ben prima che si parlasse di globalizzazione, che limita i danni quando qualche Paese è in difficoltà economica. La vocazione internazionale è confermata dal valore delle esportazioni (14.300 miliardi nel 1998, con un saldo commerciale attivo per circa 5.500 miliardi), è tra le primissime in Italia per valore di export.
Lo stesso tessuto industriale bergamasco è "cosmopolita", essendo caratterizzato dalla presenza ben assortita di insediamenti di multinazionali (Bayer, Basf, Hewlett-Packard, la Beiersdorf produttrice della Nivea, Dsm, Rohm and Haas, Lonza, tanto per citarne alcune), grandi società "locali" passate sotto controllo straniero (la Sanpellegrino del gruppo Nestlè, la Sace del gruppo Abb, la Magrini del gruppo Schneider Electric, il Nuovo Istituto d'arti grafiche del gruppo tedesco Bertelsmann, la Lovable del gruppo americano Sara Lee...), ma pure aziende bergamasche, anche piccole, che hanno acquistato aziende all'estero.

I due casi più emblematici sono quelli dell'Italcementi e del gruppo di trattori Same. La società del gruppo Pesenti, acquistando e rilanciando la Ciments Francais, è diventata un colosso di dimensioni internazionali e sta proseguendo nella sua strategia di acquisizioni, comprando cementerie nell'Est. La Same di Treviglio ha invece comprato un suo concorrente tedesco, rilevando il ramo "agricolo" della Deutz-Fahr diventando uno dei produttori più importanti d'Europa.

Due casi particolari sono poi quelli della Brembo e della Dalmine. Alla Brembo, società che produce impianti frenanti ed è tra l'altro fornitrice quasi in monopolio per la formula uno e il mondiale di motociclismo, si ha uno dei rari casi italiani in cui i fondatori, la famiglia Bombassei, dopo avere venduto ad una società straniera, nel caso la americana Kelsey-Hayes, sono riusciti a riprendere il controllo della società, portandola poi anche in Borsa. E una storia simile è avvenuta anche alla Dalmine. Gli eredi di Agostino Rocca, che aveva guidato da manager il tubificio prima della guerra, dopo aver fatto fortuna in Argentina creando un impero sudamericano intorno alle siderurgiche Tamsa e Siderca, hanno acquistato tre anni fa tramite la Techint la Dalmine dall'Iri, entrata così nel polo leader mondiale dei tubi senza saldatura.

La Dalmine, fondata 91 anni fa su capitale tedesco, ha svolto un ruolo importante per lo sviluppo dell'industria bergamasca, per l'indotto, ma anche e soprattutto come "azienda scuola". Come è avvenuto anche per la Same, alla Dalmine o con la Dalmine hanno lavorato praticamente tutti i fondatori delle aziende meccaniche bergamasche favorendo in questo modo la nascita di una cultura nel settore che ha prodotto aziende leader come la Gildemeister, prima al mondo nella produzione di torni plurimandrino, anch'essa quotata in Borsa. Non si può poi non citare la Bianchi di Treviglio, fabbrica di biciclette prestigiose che esprime la grande tradizione del ciclismo bergamasco che ha avuto il suo massimo esponente in Felice Gimondi ed adesso viene rinverdita da Ivan Gotti, due volte vincitore al Giro d'Italia. Non a caso il ciclismo è lo sport più popolare a Bergamo, insieme al calcio dove si possono vantare, con l'Atalanta e ora anche con l'Alzano Virescit, due squadre in serie B.
Crescente in campo sportivo è pure la passione per la pallavolo, grazie anche ai successi della squadra femminile, pluricampione d'Europa, sponsorizzata dalla Foppa Pedretti, punta di diamante del distretto della produzione di mobili per l'infanzia di Telgate.
Un altro polo di crescente importanza è quello dell'illuminotecnica, nato da una costola della tradizione elettromeccanica della provincia, con le già citate Abb Sace e Nuova Magrini Galileo, e rilanciata dai successi della Gewiss, società produttrice di materiale elettrico quotata in Borsa che ha recentemente acquistato aziende in Germania: la Clay Paky, ad esempio, fornisce fari per discoteche e spettacoli in tutto il mondo.

Non è un polo, ma è comunque una realtà importante a livello nazionale la Cartiere Paolo Pigna di Alzano Lombardo, impresa di primo livello nella cartotecnica, che sta esportando i suoi quaderni anche in Russia.
Ma per illustrare l'importanza del distretto nell'economia bergamasca è da manuale l'esempio del comparto tessile. La storia industriale di Bergamo nasce in questo settore nell'Ottocento con l'arrivo di capitali portati dalle famiglie svizzere, come i Legler, gli Zopfi o gli Honegger, che trovano in provincia un terreno favorevole per l'impianto di industrie tessili. Queste aziende, dopo più di un secolo, sono ancora attive, anche se sono cambiate le proprietà, ed hanno portato alla nascita di altre società sempre del settore. Salvaguardando questa tradizione Bergamo adesso può vantare un'industria tessile estesa a valle e a monte su tutta la filiera, dal meccanotessile, alla produzione degli accessori di moda. Di specializzazione in specializzazione, di diversificazione in diversificazione, specialmente nel Dopoguerra, chi usciva da un'azienda aveva lo stimolo per crearne un'altra, mettendo a frutto la sua esperienza. E' questa la filosofia del distretto industriale: a Grumello del Monte e dintorni, zona peraltro dove viene prodotto il miglior vino della provincia, è nata quella che viene soprannominata la "button valley", la valle dei bottoni. Una miriade di aziende si è specializzata nella produzione di bottoni, macchine per bottoni o accessori per bottoni. Lo stesso è capitato nel meccanotessile, dove accanto ai produttori di macchine, nella logica del decentramento, è fiorita un'industria di produttori al servizio di quest'industria.

Emblematico il caso del gruppo Radici, che ha le sue origini nella vendita ambulante di tappeti. Poi è passato alla produzione dei tappeti, a quella di moquette (suo è il marchio Sit In) e via via estendendo sempre di più l'attività è adesso una conglomerata con un volume d'affari complessivo di circa 3.000 miliardi ed interessi anche nella chimica (fibre), ingegneria (installazione impianti), elettronica (schede per macchine) oltre che nel meccanotessile, dove con la Somet e la Nuova Vamatex in valle Seriana e con la Savio di Pordenone, acquistata l'anno scorso, è uno dei grandi produttori mondiali.
Poi c'è il tessile più tradizionale, fatto di filature e tessiture. Se aziende da 200 miliardi di fatturato come Sitip, Tessival o Cotonificio Albini sono note soprattutto agli addetti ai lavori, più conosciuto è il Linificio Canapificio Nazionale del gruppo Marzotto, quotato in Borsa, che ha a Fara e Villa d'Almè i suoi due principali stabilimenti e che sta spostando in provincia da Milano anche la sede legale. E va ricordata anche la Legler, ora del gruppo Polli, principale produttore europeo di denim, il tessuto per il jeans, con vendite per quasi 500 miliardi.
La filiera tessile bergamasca mostra in effetti qualche smagliatura sul finale, nelle confezioni. La grande tradizione di sartoria, in particolare per quanto riguarda le camicerie, è un po' in ombra, in un periodo dove è di moda il trasferimento delle lavorazioni all'estero dove la manodopera costa meno, ma è anche meno professionale. Resta comunque un'importante presenza nella corsetteria, con Imec, Triumph e Lovable, anche questo un piccolo distretto, con tante aziende in conto terzi che producono per i big e altre che stanno crescendo per conto proprio. Senza dimenticare infine che sono bergamaschi due nomi importanti della moda come Krizia e Nicola Trussardi, lo stilista recentemente scomparso, che ha creato un impero partendo dalla fabbrica di guanti di famiglia.

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