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LA CASANA N. 1/2000 - STORIA

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

Annetta Malaspina della Bastia alla corte di Parma

di Giuseppe Benelli

La marchesa della Lunigiana,"musa" del primo ministro Du Tillot,è "il fiore più splendido"della Parma del Settecento.

Don Filippo di Borbone La pace di Aquisgrana del 1748 assegna a Filippo di Borbone, secondogenito di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna, il ducato di Parma e Piacenza con l'aggiunta di Guastalla, dove da poco si sono estinti i Gonzaga. Don Filippo entra in Parma il 9 marzo 1749, dove lo raggiunge la consorte Luigia Elisabetta di Borbone, figlia di Luigi XV di Francia. La corte francese sollecita la venuta di Guglielmo Du Tillot, "valet de chambre" di don Filippo, come "osservatore e consigliere" che possa emancipare il ducato dalla pesante tutela madrilena (1) vai alla nota 1. Il segretario passa da incarichi di corte a quelli di governo, divenendo nel 1759 primo ministro e il deus ex machina del ducato fino alla caduta in disgrazia e all'allontanamento nel 1771. Sotto il suo governo Parma si trasforma in una piccola Parigi. Quattromila francesi, per lo più in posti di responsabilità, invadono la città che conta non più di quarantacinquemila abitanti. La gallomania impera ovunque e raggiunge tali livelli da indurre i parmigiani a seguire la moda francese, perfino nelle prediche in chiesa (2) vai alla nota 2.

Per realizzare le riforme Du Tillot si circonda di intellettuali che in ruoli diversi sostengono la sua politica e creano l'atmosfera culturale necessaria per farla accettare da nobiltà, clero, borghesia e popolo. In questo ambito e con questo intento svolge un ruolo di primo piano la marchesa Annetta Malaspina della Bastia, la cui bellezza e grazia assumono toni leggendari e il cui salotto è punto di riferimento per capire e interpretare una stagione così ricca di speranze e di idee. Nella rinascita del ducato la marchesa occupa un posto importante per essere l'amica e la musa ispiratrice di Du Tillot.

Anna Malaspina

Nata a Siena il 28 novembre 1727, Anna Maria è figlia di Dejanira Malaspina di Podenzana e di Giovan Cristoforo, marchese di Mulazzo. Dal matrimonio di Giovan Cristoforo con la figlia del marchese Alessandro di Podenzana nascono sei figli: Obizzo, Giovan-Francesco-Corrado, Cesare, Alessandro, Alberto e Anna Maria o Annetta. Il marchese abita quasi sempre a Firenze o a Siena, delegando il governo del feudo, prima al fratello Giovan Francesco, poi alla moglie Dejanira che sopravvive al marito per lungo tempo e prende "stabil dimora in Mulazzo" (3) vai alla nota 3.

Annetta, figlia dei Malaspina di Lunigiana, "orgogliosa oltre ogni dire del glorioso ceppo da cui discende", sposa nel 1751 il marchese Giovanni Malaspina della Bastia (oggi in comune di Licciana Nardi, MS), figlio di Serafino e della contessa Teresa Borri di Parma, che alla corte di Parma è gentiluomo di camera di Don Filippo (4) vai alla nota 4. Dal matrimonio nascono quattro femmine: "Adelaide che fu moglie del Conte Alessandro Arrivabene di Mantova, Dama della Croce Stellata, e tra gli Arcadi Amarillide, Amalia-Gioseffa che sposò il Conte Artaserse Bojardo di Parma, in onor della quale e in occasione delle sue nozze Giovanni Arrivabene stampò in Parma un Epitalamio, Enrichetta che maritossi al Balì Demofilo Pavesi-Fontana di Parma, e Matilde, intorno la quale per quanto sembra si ha una domanda della madre al Granduca di Toscana del 1785 per chiuderla, forse per mal costume, nella Pia Casa di Carità in Pisa" (5) vai alla nota 5.

Il ducato di Parma, collocato tra la Toscana e il Milanese, diventa "una strana isola di influenza francese" governata da un pronipote di Luigi XIV. Du Tillot, investito del marchesato di Felino, sa ispirare fiducia al giovane sovrano, a suo padre Filippo V e a suo suocero Luigi XV, ottenendo praticamente carta bianca per le riforme che assicurano un'invidiabile prosperità al piccolo stato (6) vai alla nota 6. Don Filippo e Luigia Elisabetta amano le feste, il teatro, la caccia e Du Tillot cerca di compiacere in ogni modo ai desideri della coppia regale. Annetta Luisa Elisabetta Malaspina viene nominata dama di Luigia Elisabetta e partecipa alla vita di corte, prendendo parte ai giochi di cui l'infanta è appassionata. Assiste ai concerti da camera e alle rappresentazioni, alle feste del Collegio dei Nobili e alle assemblee poetiche degli Arcadi di Parma. Accompagna in più occasioni la duchessa a Parigi, presso la corte del padre, dove soggiorna dal 1757 al 1760, suscitando attorno a sé l'attenzione e le lodi della corte. A Versailles la Malaspina suscita la gelosia della stessa Pompadour (7) vai alla nota 7. Scrive Pompeo Litta: "E' di questa donna che si racconta andasse in Francia col gesuita Bettinelli, per cacciar di scranno la Pompadour grande persecutrice de' gesuiti. Si trattava di far conoscere la bella italiana a Luigi XV, onde colle sue grazie potesse ammaliarlo a vantaggio della Compagnia di Gesù. Anna Maria fu alloggiata in Versailles, ma l'avveduta Pompadour non la perdé d'occhio, l'oppresse di cortesie, tergiversò tutti i suoi disegni. Vide però Anna Maria due volte in secreto il Re, che allora era già quasi putrido, e ritornò a casa col disonore di una pensione" (8) vai alla nota 8. La pensione di cui si parla le spetta come liquidazione dopo la morte della duchessa, avvenuta a Parigi il 6 dicembre 1759 a causa del vaiolo, a soli trentadue anni. Per Litta, Annetta è "donna di straordinaria avvenenza, di sommo talento, generosa di cuore, ma di smisurato orgoglio" e Branchi la considera "corollario non molto decoroso" della vita del marito, marchese della Bastia (9) vai alla nota 9.

Du Tillot regge con fermezza ed intelligenza le sorti del ducato e la Malaspina, è il centro animatore della vita brillante ed elegante della corte. Il suo salotto diviene il ritrovo preferito da intellettuali e personaggi illustri. Frugoni rievoca nei suoi versi la lieta brigata di casa Malaspina: il marchese Francesco Bonvisi, i conti Antonio e Luchino Dal Verme, il capitano corso Giovanni Castagnola, Giuseppe Pezzana, il conte Rossetti, il marchese Giambattista Meli Lupi di Soragna e suo figlio Diofebo, Stefano di Condillac, Paolo Maria Paciaudi, il marchese Francesco Ottavio Piazza, Gioseffo Scacchini, monsieur La Rochette, il conte Antonio Maria Boselli, Giovanni e Ignazio Bergonzi, il marchese Calcagnini, monsieur d'Antoine conte di Belvedere, il conte Magnoni, l'ambasciatore di Malta Balì di Bréteul, Anton Gioseffo e Carlo Gastone di Rezzonico, Guido Antonio Scutellari, il maggiore barone Duminique, Gian Domenico Borzoni, monsignor Boscoli, il maggiore Betti, Giuseppe Maria Pagnini, il marchese di Bertholon, Antonio Costa, il Saint-Germier e "cent'altri adoratori e incensatori" (10) vai alla nota 10.

L'ambiente galante, la società con i ricevimenti, i divertimenti, i viaggi in campagna, offrono a Frugoni la possibilità di cantare Parma come "la Città cara agli Dei", "la Città, che è nuova sede / d'immortal nascente impero", il teatro della bellezza. La vita guadente, le conversazioni brillanti e salaci, le schermaglie d'amore vengono celebrate in canzonette leggere, strofe per cembalo, che "fermano l'occhio come documenti festevoli nella storia del costume settecentesco" (11) vai alla nota 11. Ad Annetta, "Fiorilla Dianeja" in Arcadia, il conte Gio. Antonio Liberati dedica il suo poemetto Taneto e Frugoni la canta come "la diletta da la sorte, / la delizia de la Corte" (12) vai alla nota 12. Angelo Pezzana la definisce "dama d'ingegno vivacissimo, di persona bellissima, di modi oltre ogni credere dignitosi, nobili, cortesi", "l'idolo al quale tutti alzavansi gl'incensieri di que' dì, anche per gli aulici favori non duraturi che la circondavano" (13) vai alla nota 13.

Du Tillot dirige la politica parmense in modo riformatore e lotta energicamente per fronteggiare nel piccolo ducato la crisi economico-sociale che avanza in tutta Europa (14) vai alla nota 14. In agricoltura dà impulso alla coltivazione del gelso, introduce e favorisce quella della patata, che in quel tempo si sta diffondendo in Europa. Allenta i vincoli commerciali, favorendo esportazioni ed importazioni, curando strade e ponti. Chiama dalla Francia e dalla Svizzera abili operai e artigiani col compito d'insegnare la loro arte, concede gratuitamente locali per le nuove industrie, le finanzia, assegna pensioni agli artigiani perché formino nuovi allievi. La stessa marchesa Malaspina si interessa di imprese industriali, come della fabbrica di tele indiane di calancà che Roger e Lebrun avviano in Parma nel 1757 e che Felice Permoli e Sebastiano Ortalli rilevano nel 1764 (15) vai alla nota 15. In occasione di una visita del ministro accompagnato da Annetta, il direttore di una fabbrica di tele indiane di Piacenza fa preparare una stoffa con le loro sigle intrecciate (16) vai alla nota 16.

Attenti a ciò che avviene in Francia, stimolati dalle notizie ricevute, desiderosi d'istruirsi e di educare, felici di costituire brillanti collezioni per loro soddisfazione personale o per l'onore dello stato, gli uomini della corte si fanno arrivare i libri da Parigi, contribuendo alla diffusione del pensiero francese. Rivolgendosi al banchiere Claude Bonnet, legato a Du Tillot da profonda amicizia, Annetta sa di ricorrere a un uomo di gusto, al parigino conoscitore della vita culturale e al corrente delle novità della moda. Bonnet nel 1761 avvisa Du Tillot: "Voi troverete nella scatola n. 20 un pacchetto molto pesante indirizzato alla Signora Malaspina. Contiene dei diamanti che la signora De Stohremberg ha fatto montare per questa dama e che ha pregato tramite la Signora D'argental di farle avere per posta" (17) vai alla nota 17. Le spedizioni dalla Francia arrivano a un punto tale che Du Tillot deve, a più riprese, mettervi ordine. Così Bonnet risponde al ministro nell'agosto 1765: "Continuerò a conformarmi più esattamente che mai ai vostri ordini di non ricevere alcun pacco per privati, fatta eccezione per coloro che mi avete indicato, cioè i signori di Keralio, Sanvitale, l'abate Condillac e la signora Malaspina" (18) vai alla nota 18. L'inventario delle scatole trasportate da ogni corriere permette di contare le spedizioni di fronzoli per la signora Malaspina: "una scatola di merletti" una volta, "una scatola di pizzi di seta" un'altra, infine "una scatola di passamanerie" (19) vai alla nota 19. Il conte di Caylus, antiquario parigino, invia a Du Tillot due bastoni da passeggio, dicendogli che il più piccolo è "per la sua innamorata" (20) vai alla nota 20.

Il salotto della Malaspina è frequentato dal fior fiore dell'alta società e della corte ducale, sotto la guida indiscussa della bella Annetta. Du Tillot vi conduce illustri ospiti stranieri, come il barone scozzese James Mac Donald. Il barone letterato, dopo aver visitato Voltaire a Ferney e Cesare Beccaria a Milano, passa da Parma e Annetta chiede a Frugoni qualche verso per quel giovane scozzese che le muse hanno posto tra i saggi (21) vai alla nota 21. "Grate son le vicende / Dell'ozio e delle cure. / Dove Fiorilla splende / Tutto è gioia e piacer" (22) vai alla nota 22. Al tempo della visita del duca di York alla corte di Parma, nel 1764, la Malaspina rifulge per "bellezza, senno ed eloquenza", compone versi e tiene "discussioni d'arte e di filosofia condilacchiana" (23) vai alla nota 23. Frugoni le dedica la poesia A Fiorilla Dianeja pastorella arcade. Per i primi leggiadri versi da lei fatti ed esalta la sua cultura nel componimento Alla detta Signora Marchesa: "Mille pregj sono in voi, / Siete, il so, sangue d'Eroi. / Siete bella, siete scaltra, / Quanto mai nol fu alcun'altra. / Il gran mondo, e la cultura / In voi tanti di natura / Doni egregj migliorò, / Parma, e Senna vi stimò" (24) vai alla nota 24.

Nella villa del Pantaro, verso l'Enza, di proprietà della Malaspina, si gioca alle "tanto amate pastorellerie dell'Arcadia". Talvolta Annetta partecipa ai balli nelle ville vicine. Una volta l'anno è ospite del conte Beltramo Cristiani di Reggio, in occasione della fiera. Memorabile una gita alla chiesa di Gattatico, sempre descritta da Frugoni (25) vai alla nota 25. Nel 1767 Du Tillot accompagna Annetta alla chiesa delle suore di San Cristoforo, perché la marchesa è particolarmente devota ad un'immagine miracolosa che vi è custodita. Lo stesso vescovo di Parma, monsignor Francesco Pettorelli-Lalatta ama conversare spiritosamente con l'affascinante Annetta e dà prova di fedele amicizia ancora nel 1770, quando ormai le fortune della marchesa stanno declinando (26) vai alla nota 26.

La Malaspina ama il gioco delle carte, uno dei passatempi preferiti della corte, incoraggiato dal duca Filippo. Si gioca a "brulotto", "quindici", "ambre", "tresette", "bambara"; la signora marchesa teme il "ghignone"; il gioco più praticato è "Faraone" e Frugoni chiama la villa del Pantaro "la corte di re Faraone" (27) vai alla nota 27. Annetta è abile cacciatrice e partecipa in abito virile a battute sui monti: "Fiorilla, il tuo Pantano / Ti vide cacciatrice, / Ma il tuo fucil felice / Ne' colpi suoi non fu. // Volò il minuto piombo, / Ma la preda ancor vive: / Su l'ali fuggitive / Non volle cader giù. // Ninfa sublime, e bella, / Così ferir non dei: / Ad altro nata sei: / A che nascesti il so. /Brami che a te lo sveli? / A trionfar de' cori / Con occhi feritori / Amor ti destinò" (28) vai alla nota 28.

A Parma, dove è particolarmente intensa la vita teatrale ed è frequente imbattersi in spettacoli messi in scena dalla nobiltà, la marchesa Malaspina è tra i componenti della Società che nel 1768 fa costruire il "graziosissimo teatro" di casa Gian de Maria, nel borgo delle Colonne. Vengono rappresentate per lo più tragedie, tra le quali memorabile è il successo della Marianna di Voltaire (29) vai alla nota 29. I componenti della Società, oltre alla Malaspina, sono la marchesa Soragna, la contessa Anna Arcelli, la marchesa Piazza, il marchese Meli Luppi di Soragna, un'altra madame Malaspina, il conte Castagnola e il conte Cavriani; mentre la direzione è affidata al Mangot. Frugoni in una poesia dedicata alla Malaspina, dopo essersi detto offeso per i troppi torti subìti, è disposto a far la pace, "Ma con patto, che a me lecita / Sia l'entrata a quella Recita, / Che già scrisse su la Senna / Di Voltair l'immortal penna. / Già le Dee di Giove figlie / Di voi dicon maraviglie; E le dicono di quella, / Che fedel con voi favella; / Pur lodando gli altri poi, / Che si fanno onor con voi" (30) vai alla nota 30.

è sempre Frugoni che costruisce facili allegorie in cui trasforma i convitati in piante, fiori o uccelli. Du Tillot è il protagonista di varie metamorfosi: una volta Cedro, un'altra Fenice, "uccello raro, unico al mondo". Lo stesso Comante Eginetico canta Il nobile convito di casa Malaspina, dove trasforma in fiori i "degni convitati": Annetta è trasformata in rosa, "de i fiori la regina"; il marito, "Il Bastia, di viver tanto / Desioso, un amaranto"; Azzo Giacinto Malaspina, marchese di Mulazzo, "Si trasformi quì in buon punto / Pien d'onor da l'Arno giunto / Di Mulazzo un nobil figlio / In ranuncolo vermiglio" (31) vai alla nota 31. Quella Mulazzo che Frugoni richiama scherzosamente nella poesia Alla Sig. Marchesa Malaspina: "Dama amabile, e in qual giorno / Vi vedrem qui far ritorno? / Da noi troppo vi togliete: / in Firenze, o in Lucca siete? / O in un luogo più romito / In due zz, e in o finito, / Che ha più sassi, che persone, / Siete voi col vecchio Adone?" (32) vai alla nota 32. E sempre Frugoni alla marchesa che parte per Lucca scrive: "Se in Mulazzo poi passate, / Quali e quante quasconate / Non udrete da chi vuole, / Padre già di molta prole, / Rugosetto più d'un poco / Di me vecchio farsi gioco; / E da gli anni anch'egli cotto / Fare ancor da giovinotto. / Pur vedrete unita a lui / Una Dea, che i pregi sui / Fe passar con bel tragitto / Nel congiunto Sangue invitto" (33) vai alla nota 33.

Nella primavera del 1765 la marchesa Malaspina è tra le dame che accompagnano a Genova la principessa Luisa Maria, che va in Spagna per le nozze col principe delle Asturie. Nel luglio 1769 Annetta gode di un assegno annuo di 24.000 lire in qualità di Cameriera Maggiore, con sette donne sotto di sé, un proprio quartiere a corte con un maestro di casa, sei servitori e un cuciniere. Ma il 24 agosto 1769 entra in Parma la nuova duchessa Maria Amalia, figlia dell'imperatrice Maria Teresa, che sposa don Ferdinando, succeduto giovanissimo al padre nel 1765. Invano Du Tillot cerca d'opporsi al matrimonio. Il marchese Cesare Malaspina, fratello di Annetta, ciambellano del granduca Pietro Leopoldo di Toscana, viene inviato alla corte di Parma "per congratularsi con l'Infante Don Ferdinando delle nozze con l'Arciduchessa Amalia" (34) vai alla nota 34.

La Malaspina continua a svolgere la funzione di Cameriera Maggiore anche della nuova duchessa che, per qualche tempo, finge il suo attaccamento alla marchesa. Nel giugno 1770 va a farle visita al Pantaro e, malgrado i consigli contrari, vuole vedere le due figlie della dama d'onore che sono "nel periodo dell'eruzione" per la recente inoculazione contro il vaiolo. Ma ben presto l'arciduchessa, "l'austriaca, violenta e lussuriosa, sfrenata e dispotica", oppone ogni sorta di difficoltà alla designazione della Malaspina come governante del bimbo che le deve nascere. Ci vuole tutta l'autorità di Maria Teresa perché Annetta, infine nominata "aia", possa portare la principessina al fonte battesimale al posto dell'imperatrice. Da quel momento Maria Amalia, bizzarra e vendicativa, le infligge angherie di ogni tipo raccontate da Annetta in lettere e memoriali al duca d'Aiguillon. Anche nella corrispondenza dell'arciduchessa con la madre e della Cameriera Maggiore con l'imperatrice si coglie la grave diffficoltà del momento (35) vai alla nota 35.

Le ragioni di tanto astio sono da ricercare nel conflitto col ministro Du Tillot, sì che le satire contro di lui non mancano di colpire anche Annetta, accusata di eccessi scandalosi (36) vai alla nota 36. Certo la sua relazione con Du Tillot è di dominio pubblico e il conte Dufort scrive: "Credo che il suo maggior torto sia quello di essere l'amica del ministro, e di avere, forse a proposito, fatto un po' la governante... Non conosco nessuna qui che sia più adatta al posto di cui è stata privata" (37) vai alla nota 37. Il 21 luglio 1771 Maria Amalia costringe proprio Du Tillot a dare comunicazione alla Malaspina della perdita di ogni carica e della condanna alla relegazione dalla corte. Il 19 novembre dello stesso anno il grande ministro deve lasciare Parma, dopo aver ricevuto la notifica del decreto di nomina del suo successore. La marchesa è allontanata nella sua villa del Pantàro, oltre l'Enza, dove continua a ricevere gli amici d'un tempo. Du Tillot, dopo essere stato accolto con benevolenza da Carlo III a Madrid, si ritira a Parigi dove muore nel 1774. Dopo sette anni di forzata e sofferta lontananza, Anna Malaspina viene riammessa a Parma, ma non alla vita di corte. Muore nel marzo del 1797.

Vincenzo Monti, nei versi sciolti posti a dedica dell'Aminta del Tasso, nel 1788, in nome di Gian Battista Bodoni, ricorda che "Erano d'ogni cor tormento allora / della vezzosa Malaspina i neri / occhi lucenti". In questo modo il poeta sintetizza il significato della splendente civiltà dell'"Atene d'Italia" e della vitalità della cultura parmigiana, animate dall'impulso innovativo impresso da Du Tillot, "Pericle novel", e dall'azione culturale illuminata di Annetta Malaspina (38) vai alla nota 38. Nei versi montiani della splendida edizione dell'Aminta, stampata da Bodoni per le nozze di Giuseppina Amalia col conteArtaserse Bajardi, si coglie la nostalgia di un'esperienza culturale unica e irrepetibile. Bodoni, dedicando alla marchesa Malaspina la sua nuova splendida edizione, intende rendere pubblico omaggio alla protettrice delle arti e al suo casato che vanta l'ospitalità dantesca, ma soprattutto a quell'età dell'oro della cultura parmense i cui protagonisti si stanno rapidamente allontanando dalla scena. L'epistola deve quindi rievocare quel passato, ricordare gli ingegni prediletti, farne rivivere l'elegante atmosfera (39) vai alla nota 39. Quella Parma settecentesca offre, sotto il segno dell'intelligenza illuministica e attraverso la grazia "ispiratrice di poesia", l'immagine stimolante di una società ricca di fermenti e umori che si apre verso prospettive europee (40) vai alla nota 40.

Note

1 F. Venturi, Settecento riformatore. Da Muratori a Beccaria, Torino, Einaudi, 1969, II, p. 214. Nato nel 1711 a Bayonne, in terra di confine, Du Tillot compie gli studi a Parigi e raggiunge il padre in Spagna entrando al servizio della corte di Madrid come capo-guardaroba. Presto la sua pronta intelligenza e le singolari doti di mente gli valgono il posto di segretario particolare dell'infante don Filippo. Cfr. U. Benassi, Guglielmo Du Tillot. Un ministro riformatore del secolo XVIII. Contributo alla storia dell'epoca delle riforme, "Archivio Storico per le Province Parmensi", n.s., XVI, 1916, pp. 294-295.

2 Cfr. L. Farinelli, Introduzione, in Gazzetta di Parma 1760, Parma, Public Promo Service Editrice, 1993, pp. VII-VIII.

3 E. Branchi, Storia della Lunigiana feudale, I, Pistoia, Beggi Tommaso Editore, 1897, pp. 331-336. Branchi scrive che Giovan Cristoforo è morto tra il 1755 e il 1756 e che l'ultimo atto di governo della moglie si trova registrato il 21 marzo 1772. Ibidem, p. 336.

4 Cfr. I. Stanga, La Marchesa Anna Malaspina della Bastia, Cremona, Stabilimento Tipografico Società Editoriale "Cremona Nuova", 1932, p. 8; G. Sforza, Anna Malaspina, "Giornale storico della Lunigiana", 1915, pp. 59-62.

5 E. Branchi, op. cit., II, pp. 753-754.

6 M. Vaussard, La vita quotidiana in Italia nel Settecento, trad. di M. Pizzorno, Milano, Rizzoli, 1990, pp. 8-9.

7 Cfr. I. Stanga, op. cit., pp. 11-13; Il Viandante (Carlo Caselli), Lunigiana ignota, La Spezia 1933, ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore, Bologna 1976, pp. 98-100. In una lettera di Luigi XV al duca Filippo, del 4 settembre 1757, si legge che il re la considera donna "grande e ben fatta". Cfr. C. Stryienski, Le genre de Louis XV, Don Philippe, Infant d'Espagne et duc de Parme, Paris 1904, p. 400.

8 P. Litta, Famiglie celebri italiane. Malaspina, Parte I, Fasc. 133, Milano 1852, Tav. XXII.

9 P. Litta, op. cit.; E. Branchi, op. cit., II, p. 755.

10 Molti di questi nomi li troviamo in C.I. Frugoni, Il re della Fava festeggiato, in Poesie dell'Abate Carlo Innocenzo Frugoni fra gli Arcadi Comante Eginetico, XIV, Lucca, Bonsignori, 1780, pp. 202-203.

11 A. Piromalli, Società, cultura e letteratura in Emilia e Romagna, Firenze, Olschki, pp. 65-80.

12 Cfr. G. A. Liberati, Taneto brevemente descritto in versi da Nirisbo Scamandrico P. A. e da lui dedicato alla Egregia e Nobil Donna Marchesa Anna Malaspina della Bastia, nata Marchesa Malaspina di Mulazzo, Dama di Palazzo di S. A. R., fra le pastorelle d'Arcadia Fiorilla Dianeja, Parma, Parma, Borsi, 1756; C. I. Frugoni, Alla detta Signora Marchesa, in op. cit., V, p.176. L'Arcadia, nata a Roma sul finire del Seicento, dopo la morte della regina Cristina di Svezia, tra i frequentatori del suo salotto, è l'accademia più caratteristica del Settecento e trova un particolare sviluppo nella corte farnesiana di Parma, "Crisopoli", l'Atene d'Italia del tempo. Gli accademici adottano nomi dagli echi pastorale e pubblicano il "Giornale Arcadico". Cfr. A. Piromalli, L'Arcadia, Palermo, Palumbo, 1963.

13 A. Pezzana, Continuazione delle Memorie degli scrittori e letterati parmigiani raccolte da p. Ireneo Affò, VI, parte I, Parma, Ducale, 1825, pp. 9-10.

14 Cfr. U. Benassi, Guglielmo Du Tillot. Un ministro riformatore del secolo XVIII. Contributo alla storia dell'epoca delle riforme, "Archivio Storico per le Province Parmensi", n.s., XV, 1915, pp. 1-121; XVI, 1916, pp. 193-368; XIX, 1919, pp. 1-250.

15 Cfr. E. Casa, Storia dell'amministrazione di G. Du Tillot, "Archivio Storico per le Province

Parmensi", 1893, p. 161.

16 A. Ceruti Burgio, Donne di Parma. 20 profili femminili tra '400 e '800, Proposte Editrice, Parma 1994, p. 98.

17 Ibidem, p. 98.

18 H. Bédarida, op. cit., I, p. 231.

19 Ibidem, p. 272.

20 A. Ceruti Burgio, op. cit., p. 98

21 Dopo aver lasciato la città Mac Donald indirizza a Frugoni un poema in latino che il poeta di corte traduce in "endecasillabi toscani". C.I. Frugoni, Trasporto degli endecasillabi latini del cavalier Maggdonal in endecasillabi toscani mandati a Comante, in Opere poetiche, IV, p. 30. Cfr. H. Bédarida, op. cit., I, pp. 112-113 e 117.

22 Ibidem, p. 117.

23 I. Stanga, op. cit., p. 9.

24 C.I. Frugoni, A Fiorilla Dianeja pastorella arcade. Per i primi leggiadri versi da lei fatti, in Poesie dell'Abate Carlo Innocenzo Frugoni fra gli Arcadi Comante Eginetico, III, cit., pp. 230-231; Alla detta Signora Marchesa, Ibidem, V, p. 175.

25 Cfr. C.I. Frugoni, Gita alla chiesa di Gattico, in op. cit., IV, p. 186.

26 Cfr. U. Benassi, op. cit., "Archivio Storico per le Province Parmensi", n.s., 1924, p. 201.

27 Cfr. C.I. Frugoni, Il Faraone in giro, in op. cit., XIV, Lucca 1780, pp. 167-169; Contro il giuoco del Brulotto, Ibidem, pp. 155-157; Il Ghignone, Ibidem, pp. 158-160.

28 Cfr. C.I. Frugoni, Alla Signora Marchesa Malaspina cacciatrice. Nella sua Villa del Pantaro, in op. cit., III, Lucca 1779, pp. 239-240.

29 P. Cirani, Musica e spettacolo a Colorno tra XVI e XIX secolo, Parma, Edizioni Zara, 1995, p. 67.

30 C.I. Frugoni, Alla stessa, in op. cit., XIV, Lucca, Bonsignori, 1780, pp. 188-189.

31 C.I. Frugoni, Il nobile convito, in op. cit., V, Lucca, Bonsignori, 1779, pp. 178-180.

32 Ibidem, p. 308.

33 Ibidem, XIV, pp. 173-174.

34 E. Branchi, op. cit., I, p. 338. Cfr. C.I. Frugoni, Al Signore Marchese Cesare Malaspina. Cavaliero inviato da S.A.R. il Gran Duca di Toscana alla R. Corte di Parma. Alla tavola del Signore Marchese Colonello Calcagnini, in op. cit., IX, p. 134.

35 Cfr. H. Bédarida, op. cit., I, p. 119.

36 Cfr. M. Turchi, Ritratto di Anna Malaspina "ispiratrice di poesia", "Aurea Parma", LX, 1976, 1, p. 5.

37 A. Ceruti Burgio, op. cit., p. 99.

38 Cfr. A. Bocchi, Vicende di una famosa dedicatoria, "Aurea Parma", XII, 1928; A. Boselli, Le correzioni del conte di San Raffaele e di Tommaso Valperga di Caluso al carme malaspiniano del Monti, "Aurea Parma", XXIII, 1939; G. Barbarisi, L'epistola del Monti alla Malaspina, in AA.VV., Atti del convegno sul Settecento parmense nel 2o centenario della morte di C. I. Frugoni, cit., pp. 223-240.

39 Cfr. G. Barbarisi, op. cit., p. 230; W. Spaggiari, "Mansuete muse e ben torniti carmi". Bodoni e gli autori, in AA.VV., Bodoni. L'invenzione della semplicità, Parma, Ugo Guanda Editore, 1990, p. 149.

40 Cfr. C. Calcaterra, La brigata frugoniana di Casa Malaspina, in Il Barocco in Arcadia e altri scritti sul Settecento, Bologna, Zanichelli, 1950, pp. 99-113.

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