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LA CASANA N. 1/2000 - PONENTE

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

Apparati effimeri della settimana santa nel ponente ligure

di Alfonso Sista

Quando lo scorso 17 gennaio il Ministro Giovanna Melandri, venne a Genova per la "riconsegna" alla città della cattedrale di San Lorenzo, a seguito dei lunghi lavori di restauro, le vennero sottoposti, in una sorta di lettera aperta, le più urgenti necessità di intervento riguardanti le emergenze culturali della regione; tra queste furono espressamente menzionati, in un articolo sul "Secolo XIX", i cartelami del ponente ligure.

Tommaso Carrega, "Cartelame del sepolcro"(particolare),secoloXVIII,Imperia,Oratorio di S.Pietro Sicuramente tale citazione avrà acceso la curiosità delle persone più attente e sensibili nel campo della tutela dei beni culturali e in questa sede si tenterà di dar conto della importanza, nonché della valenza sia storico-artistica che devozionale, di questi oggetti.

In un periodo che si estende tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XIX si assiste, specie nel Ponente ligure, ad una sorta di proliferazione di apparati scenografici effimeri a soggetto devozionale che venivano allestiti, specie nel corso della settimana santa, nelle chiese e negli oratori confraternali.

La loro origine è da collegare alle necessità rituali legate alla rappresentazione delle Quarantore che venivano celebrate con l'esposizione del Santissimo Sacramento alla venerazione dei fedeli con un allestimento scenico di grande impatto emotivo. La denominazione del rito deriva dal tempo in cui Gesù giacque nel Sepolcro, così come scritto da Sant'Agostino nel De Trinitate (IV, 6). L'uso dell'adorazione dell'Eucaristia si diffonde in Italia a partire dal XVI secolo per opera di padre Giuseppe da Fermo, cappuccino, di Sant'Antonio M. Zaccaria, fondatore dell'ordine dei Barnabiti, e di Sant'Ignazio da Loyola. Le Quarantore, che in origine avevano la funzione di pia pratica di pace e concordia, vengono in seguito allestite nel periodo del carnevale, specie nell'intervallo tra la domenica e il martedì grasso, per assumere un valore di espiazione per i peccati e diventare un momento antagonistico agli eccessi trasgressivi compiuti dai fedeli durante le feste popolari precedenti la Quaresima(1)L. Eisenhofer-J. Lechner, Liturgia Romana, Torino, 1963, p.303. Secondo un'altra ipotesi, invece, le Quarantore deriverebbero dalla pratica di veglia, dal Venerdì Santo alla notte di Pasqua, del Sepolcro in cui erano state deposte, in una struttura chiusa dotata di porta, la Croce e l'Ostia consacrata(2)M. Righetti, Manuale di Storia Liturgica, Milano, 1949, pp. 500-502 e dinanzi al quale gruppi di fedeli si alternavano in preghiera per il periodo appunto di quaranta ore. l Sepolcri, dapprima piuttosto modesti, diventano, con il trascorrere del tempo, più elaborati sino a raggiungere ragguardevoli dimensioni, tali da ricoprire intere cappelle con complessi allestimenti comprensivi di partiti architettonici e tabernacoli, configurandosi, specie per le decorazioni pittoriche, in vere e proprie opere d'arte, la cui funzione scenografica e "spettacolare" aveva, oltre che di glorificare il Santissimo, la funzione di attrarre i fedeli alla preghiera suscitando, contemporaneamente, la loro meraviglia.

I libri dei conti delle varie confraternite o compagnie religiose contengono i nomi di artisti e bancalari a capo spesso di fiorenti botteghe la cui storia è ancora in gran parte da indagare e da ricostruire in tutti i suoi aspetti. E' fortemente sentita l'esigenza di indagine dei rapporti che hanno generato il fenomeno della ricca committenza borghese-mercantile e delle sue relazioni con gli artisti e le loro botteghe che, pur poco note al grande pubblico, hanno costituito tra il XVII secolo e il successivo, almeno per Porto Maurizio (odierna Imperia), un ambiente artistico di livello molto dignitoso, ma che pure ha espresso maestri di notevole caratura quali, solo per citare due nomi, Francesco Bruno e Francesco Carrega e il suo atelier. Degli altri, dei quali non restano testimonianze materiali, ma che non di meno hanno concorso allo sviluppo di una pratica e di una teoria del fare artistico, restano i determinanti contributi, attestati dai documenti d'archivio, alla formazione e allo sviluppo della tradizione dei cartelami. Ecco, allora, riemergere, in un'elencazione arida solo in apparenza, opere e artisti come Pietro Rainero, pittore e decoratore, che nel 1610 allestisce un elaborato "sepolcro" comprendente la raffigurazione della Scala Santa; oppure la nuova grande "machina da sepulcro", montata nel 1616, dipinta probabilmente da Bartolomeo Niggi con l'intervento di vari artigiani, come "Antonio Amoretto magistro antelamo" e "magistro" Filippo Boero scultore(3)De Moro,Storia e Tradizione nei canti della Settimana Santa a Porto Maurizio, Imperia, 1982, p.69 e p.27 n. 9, ASI not. Pasquale Rebottato, atto 16 giugno 1616. Trent'anni più tardi Gio Maria Boero e Bartolomeo Niggi allestirono una nuova Scala Santa con predelle dipinte e sagomate e con aggiunta di fiori finti di cera o di carta realizzati da maestranze specializzate, non escluse le botteghe artistiche portorine(4)De Moro, op. cit., p. 70, n.15, ad attestare un'attività artigianale pressoché misconosciuta.

Altro nome è quello di Maurizio Niggi (figlio di Bartolomeo) che nel 1662 realizza un cartelame, per il duomo, che pare essere il primo esemplare di una lunga serie(5)De Moro, op. cit., p.70. Infatti, a seguito del grande favore incontrato presso le confraternite, nel 1663 gli viene commissionato un altro apparato, le cui dimensioni erano tali da ricoprire tutta la cappella del SS. Sacramento in duomo e la struttura così complessa da richiedere un tempo di realizzazione di due anni(6)De Moro, op. cit., p.72. I documenti restituiscono la notizia che un altro apparato fu consegnato da M.Niggi nel 1672, cui viene aggiunta, nel 1673, una "scala santa con scene della passione". Il tema della Scala Santa, o Scala di Giacobbe, è una rappresentazione mistica che vuole richiamare, oltre la funzione di collegamento tra cielo e terra, l'arduo cammino che il fedele deve compiere per "ascendere" al paradiso, per conquistare la vita eterna. Ed è singolare il richiamo a questo soggetto, le cui relazioni devono essere ancora compiutamente svelate, nel notevole dipinto, attribuito a Domenico Fiasella(7)Segnalazione di Franco Boggero, che qui si ringrazia. (1589-1669) che rappresenta i Santi Pietro e Paolo che aprono una porta al di là della quale si intravede la Scala Santa immersa in una grande luce e percorsa da schiere di Angeli. La tela è ubicata dietro l'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Marmoreo, in val Lerrone, e la sua iconografia richiama il fedele alla meditazione sulla vita eterna (la luce cui conduce la Scala Santa) che può essere raggiunta solo attraverso la guida della Chiesa (SS. Pietro e Paolo) al cui interno, solamente, risiede la certezza della salvezza.

Tra il 1686 e il 1708 si afferma, sempre a Porto Maurizio, la figura di Paolo Giuseppe Ferrari (un frate, cugino di Gregorio) che in un primo tempo restaura i cartelami del Niggi, quindi realizza egli stesso, a più riprese, nuovi apparati per la cappella del SS. Sacramento in San Maurizio. Nel 1704, forse con la collaborazione di Gregorio che stava affrescando la cappella del Corpus Domini in duomo, allestisce un cartelame per la cappella di Santa Caterina. L'attività di Paolo Giuseppe è frenetica e la notevole diffusione della pratica delle rappresentazioni effimere assume proporzioni rilevanti se si pensa che il pittore realizza un buon numero di cartelami, di struttura forse più modesta, che vengono affittati a diverse chiese della riviera.

Anche grandi artisti si sono cimentati, nell'ambito dell'offerta della bottega, nella realizzazione di cartelami, come Gregorio De Ferrari che pare non aver disdegnato committenze di apparati effimeri per le chiese della sua città natale, magari eseguiti da membri della fiorente bottega. Non è escluso che alcuni suoi disegni, pubblicati recentemente dalla Newcome Schleier nella monografia sul grande pittore portorino, siano da ritenere modelli per cartelami(8)M. Newcome Schleier, Gregorio De Ferrari, disegno R16, Pietà e disegno D79, Decoration for Quarantore. Infatti con l'esposizione nella chiesa di San Maurizio, nel 1689, di una macchina devozionale dipinta a Genova da Imperiale Bottino, suo parente e discepolo, si inaugura l'intervento della bottega genovese nella committenza degli apparati sepolcrali, cui segue quella del 1706 o l'altra del 1717-18, realizzata daI Bottino e integrata dopo poco tempo con un nuovo fondale. In quegli anni compare sulla scena anche Giuseppe Massa che realizza una complessa macchina devozionale in quattro episodi: Deposizione, Orazione nell'orto, Ecce Homo, Gesù scaccia i mercanti(9)De Moro, op. cit, p. 127, nota 33 e che si affermerà sul mercato locale con committenze di prestigio come le pitture murali in Santa Chiara.

A partire dal 1748 si afferma sulla scena portorina la bottega dei Carrega che assumerà una posizione di rilievo sul mercato artistico del Ponente ligure nella seconda metà del 700 e oltre.

Ed ecco allora riaffiorare, certo dalle nebbie del tempo, ma anche dai depositi di chiese ed oratori, spesso veri e propri scrigni inesplorati, autentiche opere d'arte, con tutta la forza evocativa della devozione di un tempo, segno della capacità di pensare ed investire per la salvezza dell'anima per mezzo dell'arte e, attraverso la sua funzione mediatica, di richiamare i dogmi della fede per rafforzare i legami tra la chiesa e il popolo cristiano.

Maurizio Carrega, "Cartelame della deposizione",fine secoloXVIII,Imperia,Oratorio di S.Pietro Per comprendere la ricchezza di questo patrimonio non sarà inutile descrivere gli apparati effimeri superstiti, che in quanto tali hanno la necessità di urgenti interventi di restauro. Come non stupirci, dunque, di fronte al grande cartelame della Deposizione dalla Croce conservata nell'Oratorio di San Pietro a Imperia, apparato composto di figure in "cartone" (da cui la denominazione di cartelame) sagomato con grande maestria e dipinto da un pittore come Maurizio Carrega alla fine del XVIII secolo e la cui composizione a figure multiple conferisce alla rappresentazione religiosa un carattere di grande suggestione? I personaggi sono fissati nella scena principale con una tale capacità di resa pittorica che paiono animarsi nell'istante stesso in cui lo sguardo si ferma su di essi, in una scenografia dinamica costruita con i criteri della rappresentazione teatrale. Su "palcoscenico" allestito sull'altare dell'Oratorio il "racconto" si arricchisce di figure supplementari che si sono aggiunte nel tempo ad integrare l'apparato principale. Infatti, oltre alla Deposizione realizzata in un unico cartelame, troviamo due figure delle Pie Donne, complementi scenici dipinti con putti e decorazioni floreali e volute, un grande pannello per il Sepolcro di Tommaso Carrega (fine XVIII secolo). Nella chiesa di San Pietro di Andora sono conservate le sagome di due soldati romani, datati sul retro 1864, chiari resti di un Andora, chiesa di S.Pietro, "soldato romano", 1864 allestimento devozionale relativo alla settimana santa, e due lunghi pannelli di tela dipinta raffigurante una colonna con drappi a scopo di quinta teatrale. A Ceriana, ancora, è conservato un grande apparato di tela dipinta raffigurante le Anime Purganti con soprastante grande pannello circolare per l'Esposizione Eucaristica, che veniva allestito per le Quarantore di carnevale. E a Salea di Albenga, nella parrocchiale di San Giacomo Maggiore, si trova, fissato ad una parete della chiesa, un apparato composto di tele dipinte con panoplie degli strumenti della passione ed elementi architettonici, disegnati con una prospettiva alquanto incerta, ma con un allestimento tale da lasciare al centro lo spazio per la collocazione dell'elemento centrale per l'esposizione dell'Eucaristia, o di una statua o di un Sepolcro. Quindi a Zuccarello, nell'Oratorio di N.S. Maria Nascente, rimane, a testimonianza di un fenomeno che pare essere molto diffuso nell'antica Diocesi di Albenga, il cartelame raffigurante la Vergine Addolorata che era accompagnata da un analoga figura di San Giovanni Evangelista. Anche a Sanremo, ubicati nella controfacciata nell'Oratorio dei Dolori, sono esposte sagome di cartone, dipinte amonocromo, rappresentanti i Profeti, di chiara impronta ottocentesca. Si ha, quindi come ultima citazione, notizia di un apparato esposto a Vasia composto di un sepolcro con figura di Cristo davanti al sinedrio. Riguardo gli allestimenti di apparati il fenomeno non sembra però esclusivo della Diocesi albenganese, infatti anche a Sassello, nella chiesa di San Rocco, si conserva un cartelame della Deposizione, così come nel Duomo di Savona sono esposti resti di apparati su tela, ascritti a Domenico Parodi e Giovanni Agostino Ratti e datati 1736, realizzati per il bicentenario dell'apparizione della Madonna della Misericordia e provenienti dal Santuario omonimo; mentre solo notizie frammentarie, in attesa di ulteriore verifica, sono conosciute riguardo la Diocesi genovese. Ciò si deve al fatto che tali apparati, essendo effimeri, ebbero vita breve e subirono danni sia a causa dell'incuria che dalla fragilità dei materiali impiegati, e già negli anni successivi alla loro creazione vennero restaurati e, mediante l'assemblaggio di pezzi provenienti da diversi allestimenti, furono ricomposti in nuove rappresentazioni alterandone sia l'aspetto che la storia. Sicuramente altri apparati furono allestiti e predisposti in molte altre chiese ed oratori della nostra regione, buona parte di essi sono andati perduti, ma è altrettanto vero che alcuni di loro giacciono dimenticati in qualche deposito, misconosciuti e bistrattati, in attesa solo di essere riportati all'attenzione della nostra coscienza, quindi valorizzati, per riconquistare il posto che meritano all'interno del nostro patrimonio storico-artistico. E' chiaro che tale processo di riconoscimento, di tutela e di valorizzazione di queste esperienze artistico-religiose, implica necessariamente una campagna di restauri che assicuri a questi apparati, nati come effimeri e ora in uno stato di conservazione molto precario dopo essere miracolosamente giunti sino a noi, una vita lunga e a noi la loro fruizione, fonte di arricchimento culturale.

(foto Gianni Languasco-Imperia)

Note

1. L. Eisenhofer-J. Lechner, Liturgia Romana, Torino, 1963, p.303

2. M. Righetti, Manuale di Storia Liturgica, Milano, 1949, pp. 500-502

3. De Moro,Storia e Tradizione nei canti della Settimana Santa a Porto Maurizio, Imperia, 1982, p.69 e p.27 n. 9, ASI not. Pasquale Rebottato, atto 16 giugno 1616

4. De Moro, op. cit., p. 70, n.15

5. De Moro, op. cit., p.70

6. De Moro, op. cit., p.72

7. Segnalazione di Franco Boggero, che qui si ringrazia.

8. M. Newcome Schleier, Gregorio De Ferrari, disegno R16, Pietà e disegno D79, Decoration for Quarantore

9. De Moro, op. cit, p. 127, nota 33.

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