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LA CASANA N. 1/2000 - LA NUOVA SALA MERCATI

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

"Una trading room è come una macchina di formula uno..."

Intervista all'Arch. Maurizio Morgantini

"Oggi, banca e finanza sono realtà cosi complesse interessanti e dinamiche da riuscire a generare progetti innovativi ed eterogenei: dalle macro alle microarchitetture, al design, alla multimedialità."

La Sala Mercati Durante il progetto e la realizzazione della nuova Sala Mercati Lei ha sempre sottolineato l'efficienza come obiettivo primario. Ma la Sala non è solo efficiente, è anche bella e tutti i nostri ospiti, inclusi coloro in visita da altre banche italiane ed estere, sono rimasti molto colpiti dalla sua atmosfera e l'hanno definita "affascinante, spaziale e innovativa". Quale di queste definizioni ritiene più coerente con gli obiettivi del progetto?

Una Sala Trading è un organismo molto complesso e delicato: prima di tutto, grande o piccola che sia, le si chiede di funzionare bene, esattamente come a un aereo -monoposto o 777- si chiede di volare. Le Tecnologie Operative sono il motore della Sala, mentre le Tecnologie Ambientali sono l'interfaccia tra il motore e i piloti: entrambe vengono dosate ogni volta in modo diverso, praticamente su misura. Inoltre la Sala progettata per Carige segna l'inizio di una nuova generazione, sia per quanto riguarda il design sia per l'attenzione alle più attuali problematiche ambientali. In Carige ho trovato la massima apertura anche all'esigenza di ridurre l'impatto ambientale e i diversi fattori d'inquinamento, l'elettrosmog per esempio, e sono state ritenute prioritarie le scelte che incrementano le qualità ambientali: comfort, sicurezza di chi lavora, ecoefficienza. Ovviamente tutti volevamo che la nuova Trading Room fosse anche bella, e fascino e bellezza possono essere particolarmente intriganti quando nascondono una storia complessa e stratificata.

Prima del progetto Carige, Lei ha firmato molte altre Trading Rooms; da dove nasce questo interesse: dall'amore per le nuove tecnologie o da una sfida alla mancanza di estetica che spesso penalizza gli ambienti di lavoro?

Da entrambe: coniugare tecnologia ed estetica è una delle più attuali sfide progettuali e quasi sempre avviene in un territorio di frontiera. Una trading room è una parte molto vitale del complesso organismo bancario e ha una peculiarità: rispetto al vasto panorama degli uffici, oggi in grande trasformazione, la trading room assomiglia a un'auto di Formula 1, nel senso che esige e anticipa livelli di performance più alti del consueto. La Formula 1 possiede una bellezza un po' magica, un fascino particolare che esprime tre anime: l'anima dell'efficacia perchè è stata studiata e testata in ogni sua parte per divorare la pista, l'anima della docilità perchè i piloti devono da subito sentirla intima, l'anima della potenza perchè la Formula 1 nasce per competere. Questi requisiti sono gli stessi richiesti a ogni buona Sala Mercati, ma non dipendono solo dal Progettista: in Carige abbiamo ottenuto un buon risultato grazie al fortunato incontro di tecnici, meccanici e piloti. Ogni volta che un team lavora con passione e competenza ha buone probabilità di raggiungere un risultato importante e, talvolta, di "fare" innovazione.

Cosa intende per "Progetti di frontiera" e perchè considera tali le Trading Rooms?

Gli anni dell'informatica e della telematica mi stanno dando straordinarie occasioni di lavoro su progetti di "frontiera", tra cui il nuovo paesaggio artificiale dell'ufficio che era ed è tutto da reinventare. Le sale di contrattazione occupano un altopiano nell'esteso territorio dell'ufficio, sono luoghi di lavoro ad elevata concentrazione tecnologica, dove gli operatori -i dealers- sono stati i primi nomadi telematici. Mercanti di denaro virtuale, essi continuano ad operare anche oggi in una situazione limite, una sfida che si gioca talvolta in pochi secondi, in una sorta di azzeramento dello spazio e del tempo. La tecnologia a loro disposizione è una finestra telematica aperta in tempo reale sul mondo finanziario internazionale, ricettiva di qualsiasi tipo di informazione potenzialmente dotata di senso. E' per questo che parlo di "frontiera", perchè le Trading Rooms sono ambienti di lavoro in transito tra passato e futuro, tra reale e virtuale.

Quali sono gli aspetti più innovativi della Sala Mercati di Banca Carige?

E' innovativa perchè è stata concepita non solo per monitorare e intervenire sui grandi mercati finanziari con operatività estendibile fino a 24 h su 24, ma anche per interagire a livello multimediale con la rete territoriale periferica. Recentemente ho progettato nuovi modelli di agenzie e "investment centers" per clienti internazionali, e ho verificato quanto sia importante per la "periferia" poter accedere al "centro" -al cuore operativo della Banca che è appunto la Sala Mercati- con collegamenti diretti e in videoconferenza. La Sala deve essere visibile e riconoscibile, un elemento forte dell'identità della Banca stessa, una realtà architettonica complementare alla realtà virtuale dei siti finanziari in rete.

La sala riunioni e videoconferenza Inoltre è innovativa per il suo essere un organismo completo, tecnologicamente e spazialmente autonomo, con caratteristiche di privacy e di sicurezza, che tuttavia non la fanno apparire "bunkerizzata": infatti una serie di trasparenze consente ai vari ambienti di affacciarsi gli uni sugli altri. Così gli ingressi, l'area di accoglienza, l'operative conference room, le postazioni del coordinatore e del system administrator sono immediatamente relazionate alla zona operativa centrale.

Perchè ha scelto una pianta ellittica?

Perchè volevo disegnare lo spazio intorno al flusso della comunicazione, e l'ellisse, come un'orbita, è la forma che maggiormente evoca la dinamicità del movimento su un impianto rigoroso di assi cartesiani. Inoltre l'intera area della Sala, che include la delicatissima zona apparati, può rispondere sia alla futura crescita del gruppo di lavoro, sia alla declinazione completa delle attività decisionali e di trading. Questa pianta rompe anche lo schema usuale di postazioni front to front.

Lei ha citato la zona apparati: ci parli degli altri aspetti impiantistici, di quella complessità che non è direttamente visibile.

Dietro la semplicità assoluta della forma coesistono sistemi di sicurezza, strutture di cablaggio, impianti bioclimatici per la luce e per l'aria, oltre a soluzioni per l'acustica ambientale e per l'ergonomia delle consolles. La parola "innovazione", che è entrata di forza nel vocabolario della mitologia contemporanea, qui corrisponde all'idea che ha orientato il lavoro di tutto il gruppo. Un esempio è la scelta impiantistica della luce dinamica, un metodo -quello di contrapporre il dinamismo alla staticità- che ho sperimentato per la prima volta nel progetto della Sala Controllo Centrale della RAI attiva 24 h su 24. Con la luce dinamica il flusso dell' illuminazione ha un andamento che ripercorre quello solare, con il risultato di diventare un orologio naturale per gli operatori. Sono impianti costruiti intorno all'uomo, dinamici come la natura, attenti a non alterare l'equilibrio fisiologico ed emotivo di chi lavora intensamente per molte ore. Un altro esempio è l'impianto di condizionamento, che ha requisiti specialissimi di efficienza ed è anche un raffinato esempio di risparmio energetico. O ancora il nuovo sistema di controsoffitto, che abbiamo ingegnerizzato espressamente per ottimizzare l'acustica della sala.

Progettare questi spazi, il senso reale dell'architettura e dell'identità del luogo, rappresenta una continua sfida e verifica di idee sul concetto mutevole di architettura e di qualità, perchè è evidente che innovazione e sperimentazione qui giungono con largo anticipo rispetto ad altre realtà del mondo dell'ufficio.

Come è nata l'idea di un Progetto Pilota? Le è stato difficile fare accettare un modello di sala "rivoluzionario"?

No, perchè c'era la disponibilità a farlo. Un Progetto Pilota non nasce se non c'è la volontà da entrambe le parti, se non ci sono persone capaci di accettare l'innovazione e pronte a misurarcisi. Il distillato di nuove idee e di esperienze che nasce dall'incontro di un progettista esterno con un ufficio tecnico dinamico ha ricadute positive per tutti gli attori: miglior design da un lato e migliore office management dall'altro.

Ci racconti meglio come è nato il progetto ...

Durante la prima riunione informale a Genova mi resi conto che l'ambiente di cui si stava parlando poteva sviluppare le caratteristiche di una Sala di Quarta Generazione, un nuovo progetto a cui stavo lavorando con i miei partners di Washington. Un progetto del genere, di forte cambiamento e con particolari requisiti di accoglienza e multifunzionalità, non può essere portato avanti senza la collaborazione dei suoi utenti, la divisione operativa finanziaria, che deve possedere attitudini da equipaggio esperto. Nella stessa occasione visitai l'ambiente destinato ad ospitare la nuova Trading Room, un vasto spazio tutto da ridisegnare ma che mi sembrò subito affascinante e molto adatto. Quando mi innamoro a prima vista degli spazi, li vedo già finiti e trasformati; è più forte di me. Qualche mese più tardi mi fu affidato l'incarico.

Ha applicato una metodologia particolare?

All'Università di Chicago avevo battezzato un mio corso di briefing progettuale "ingegneria della flessibilità". Ho seguito in Carige la stessa procedura che ho messo a punto in vari progetti di forecasting, dove si sperimentano future soglie possibili di integrazione tra qualità architettonica, design e tecnologie applicabili, e si cerca di non avere sorprese, se non quelle positive. Per il progetto della Sala abbiamo innanzitutto condotto un'analisi dello stato attuale, da cui abbiamo estrapolato due scenari di riferimento: il primo di semplice upgrading e il secondo avanzatissimo, ad elevato impatto di innovazione. In questa fase ho preferito lavorare su uno schema a pentagono, vale a dire cinque lati ai quali corrispondono rispettivamente il progettista, i due vincoli che sono il budget e la tempistica, e i due interlocutori principali, che sono l'utenza della Sala e la direzione tecnica della Banca.

Tra i due scenari di minima e di massima si traccia un percorso con diverse possibili stazioni di arrivo, cui corrispondono modelli progettuali in sequenza. La scelta del modello non è tra alternative in direzioni opposte, ma tra diverse stazioni di arrivo lungo uno stesso percorso: il vantaggio di questo metodo è che ogni stazione di arrivo può diventare una stazione di partenza per proseguire il viaggio nella direzione già individuata. Si fanno scelte di gittata, non di direzione. Nella fase di analisi dei modelli arrivammo molto presto a individuare validità e sostenibilità di una soluzione avanzata con caratteristiche di progetto pilota: tecnologie leggere e affidabili, ampi margini di crescita, elevati livelli di performance a costi contenuti, multifunzionalità, e ovviamente comfort e immagine.

Ogni volta che realizzo un Progetto Pilota in tempi brevi, riduco drasticamente ogni delega anche all'interno del mio studio. Si sa che la navigazione a vista non lascia margini a turni di riposo, tuttavia la stretta intesa con il vostro ufficio tecnico e la collaborazione con bravi fornitori, ha facilitato l'intero percorso con risultati soddisfacenti.

Ricorda qualche episodio particolare ?

Molti, ma uno non lo posso dimenticare. Dopo impeccabili riunioni di start up, sopralluoghi vari, lo sviluppo di modelli, disegni esecutivi e precapitolati, è arrivato il giorno del tracciamento, l'avvio vero e proprio del cantiere: nell'area svuotata e bonificata si doveva letteralmente procedere a disegnare lo schema dell'impianto architettonico, un vero e proprio disegno in scala 1:1, molto impegnativo anche per le curve concentriche che in questo caso dovevano segnare la forma ad anfiteatro. Eravamo tutti in abito scuro, i vostri, io e i miei assistenti, una bella riunione da terziario avanzato insomma, mancavano solo gli operai, che però non sarebbero mai arrivati. Molto più tardi, tutti ormai in maniche di camicia e con le mani impolverate di gesso, dovetti rassegnarmi all'idea che al vostro ingegnere capo non piace delegare i lavori delicati, quelle fasi di impostazione dove un piccolo errore iniziale di rotta può in effetti generare grandi errori nel prosieguo; quel che è peggio è che io la penso allo stesso modo. Mi chiesi in quel momento quante volte sarei tornato a Genova.

Le piace lavorare nel mondo della finanza? Sì perchè oggi banche e finanza sono realtà così complesse, interessanti e dinamiche, da riuscire a generare progetti innovativi ed eterogenei: si va dalle macro alle microarchitetture, al design, alla multimedialità, e finalmente all'integrazione di tutto questo nell'ambito di un nuovo modo di comunicare identità, prodotti e servizio. Trovo stimolante lavorare su progetti diversi come trading rooms, call centers, spazi di relazione e di conferenza, o negozi finanziari, perchè si può concretizzare il Progetto della visibilità e dell'accessibilità. Sono anche attratto da quelle ingegnerie finanziarie che attuano concetti di Banca Etica, come i fondi verdi, o le ingegnerie di futures basate su limiti d'inquinamento e riconversioni industriali; le banche hanno bisogno di alfabetizzare e coinvolgere la loro clientela per comunicare una finanza dinamica capace di dare impulso anche a tanti progetti di infrastrutture e servizi. L'accelerazione tecnologica e l'informazione stanno progressivamente azzerando il tempo del cambiamento; informatica e telecomunicazioni hanno decretato il collasso del tempo e dello spazio convenzionali. E' un'ingegneria dinamica, quella che oggi serve: ogni rigidità rischia il collasso perchè stiamo attraversando un'area ciclonica.

Com'è la sua attività?

Piuttosto intensa, perchè ho scelto di coniugare gli impegni professionali con l'insegnamento universitario e la ricerca scientifica. Tuttavia questi fronti sono necessari, perchè si alimentano l'uno con l'altro. In questo senso le mie esperienze personali di architetto e designer sono positive. Un esempio dei molti che potrei fare è che da giovanissimo avevo progettato nuovi telefoni per la SIP, qualche anno più tardi a Chicago lavoravo con i miei studenti sulla telefonia cellulare ancora sperimentale, oggi uno dei miei ex-studenti è responsabile della progettazione in Motorola e ovviamente -dal nostro stare in contatto- si generano nuove idee e occasioni di ricerca e di lavoro che coinvolgono altri giovani progettisti. Proprio per dare a queste energie giovanissime un modo di liberarsi e l'attenzione che meritano, ho consolidato un progetto che per me ha radici lontane e molto personali: una Fondazione con il suo Centro Studi. FAAR-CSAR è da qualche anno una realtà in crescita dove piccoli gruppi di neolaureati italiani e stranieri, ai quali assegnamo le nostre borse di studio, sviluppano tematiche progettuali emergenti. Alcune sono diventate veri e propri Settori di Ricerca del Centro Studi come quello su Ambiente e Inquinamento Elettromagnetico, avviato nel '96, che ha generato rapporti con oltre 200 istituzioni in tutto il mondo, o quello sull' Analisi di Impatto Ambientale in collaborazione con il dipartimento del Politecnico di Delft che è leader a livello mondiale. E' questa un'attività di sostegno culturale molto gratificante, perchè indirizza i giovani a concretizzare ricerche di notevole utilità collettiva, e apre a nuovi saperi intorno al Progetto. E' anche un forte impegno, ma ritengo necessario che alcune intuizioni più generali che accompagnano i progetti di frontiera, si traducano in sfide culturali da affidare ai giovani.

E l'esperienza di lavoro a Genova?

Nel corso di questa realizzazione sono stato a Genova molte volte, ma senza mai avere il tempo per conoscere meglio questa città, anche se la sua storia mi ha sempre affascinato. Ultimamente entrare in Carige mi dava la sensazione di tornare a casa, di essere tra amici. Comunque se quell'aria positiva che ho respirato in Carige è la stessa che si respira a Genova, questa città è alla vigilia di un nuovo grande futuro. La cultura con solide basi e capace di conservare il gusto e la sapienza della navigazione, è la migliore delle opportunità: oggi bisogna spostarsi agilmente e incuranti delle distanze, sapendo che c'è una meta e un'origine, il punto di riferimento delle proprie coordinate cartesiane

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