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LA CASANA N. 1/2000 - ECONOMIA

Gennaio-Marzo 2000 - Anno XLII

TELELAVORO ovvero "casa... dolce lavoro"

di Antonio Cattaneo

L'ultimo valzer telematico dello scorso Millennio ci ha regalato anche il telelavoro: a danzarlo, grazie alla rivoluzione digitale, sono ormai 727 mila italiani, circa il 3% della forza lavoro del Paese, oltre 9 milioni di europei (i finlandesi guidano la classifica), 15,7 milioni di statunitensi e poco più di 2 milioni di giapponesi.

Telelavoro In Italia nel 1994 i telelavoratori erano poco più di un gruppo sparuto di pionieri: 97 mila. Dall'autunno del '99, contratto canta, anche i bancari possono coltivare un'anima da telelavoratore. Fra la formula di flessibilità, le scelte competitive e l'innovazione gestionale previste, ora c'è anche il tele-working.

"Siete stati ridotti, riconvertiti, e reingegnerizzati. Ma siete pronti anche ad esser esternalizzati?" Questo slogan alla annuale convention, a metà degli anni '90, sul telelavoro in Florida si è visto stampigliato sul depliant del programma dei lavori dei manager americani. Chi l'avrebbe detto che anche in Italia, dove secondo il sociologo Domenico De Masi l'italiano medio è ancora, in gran parte, un "selvaggio digitale" ed il cambiamento tecnologico è spesso visto con sospetto, il telelavoro avrebbe preso così piede? La carica dei "senza ufficio" per di più continua. Il grande futuro del lavoro da casa e da telecottages o su un mezzo in movimento non è più "dietro le spalle": il concetto di attività indipendente da una località è entrato già nel DNA di diversi lavoratori e dei gestori delle risorse umane. Ed i dipendenti sono anche più numerosi degli autonomi in tale forma di organizzazione del proprio lavoro.

Il telelavoro è essenzialmente un'attività lavorativa a distanza in comunicazione interdipendente con la sede centrale di lavoro e con altre sedi mediante l'impiego intensivo ed interconnettivo di tecnologie dell'informazione e della comunicazione. E' un frutto dell'albero dell'economia della conoscenza ed un parto dalla testa di quella mirabile Minerva che è la telematica.

Qualche ex-ministro, come l'ex-responsabile del dicastero del Lavoro, Tiziano Treu, l'ha voluto relegare al ruolo di "smottamento del lavoro dipendente", qualche altro come un alto dirigente della Mc. Kinsey, responsabile per l'Italia, lo vede come problematico da inserire fra i consulenti aziendali. Ad Espansione ha dichiarato: "... devi essere là dove succedono le cose ... il lavoro istituzionalmente isolato io lo vedo come problematico"; diversi studiosi di organizzazione aziendale avevano paventato una resistenza ad oltranza da parte di gerarchie e dirigenze (che avrebbero visto sciamare collaboratori e sottoposti in ufficio verso le proprie case) senza tenere presente che telelavoro non significa anarchia od evasione del dipendente ma attività ombelicamente legata sempre ai capi ed eminentemente aziendocentrica grazie al "cordone" della telematica.

La pratica del telelavoro, per lo più a base volontaristica (tra l'altro) richiede, oltretutto, grande capacità di autogestione, forte determinazione, sfida psicologica con se stessi e con la famiglia tanto che i "decisori" delle risorse umane, in azienda, valuteranno attentamente tipo di attività ed affidabilità del telelavoratore, compatibilità fra famiglia e professione, esigenze interne, abilità di coordinamento del telelavoratore (negli Usa più del 50% degli aspiranti telelavoratori entra in crisi dopo i primi mesi). Telelavorare, insomma, è anche una vocazione oltre che una necessità visti i numerosi vantaggi che ne derivano.

Sembra infatti che solo una piccola fascia, per lo più della vecchia dirigenza (un 18% su un campione di 100) mostri ritrosia all'introduzione di questa nuova formula di lavoro.

L'introduzione del telelavoro porta vantaggi in termini di:

a) aumento della produttività dei lavoratori

b) riduzione di ore di straordinario

c) riduzione di giornate di malattia

d) aumento della flessibilità negli orari di lavoro

e) aumento del grado di lavoro dei dipendenti e del loro tempo libero: parola dei vertici di IBM Deutschland.

Secondo uno studioso della materia, il professor Campodall'Orto della L.I.U.C.C., Libera Università Carlo Cattaneo di Castellanza, che ha svolto una ricerca sui telelavoratori di cinque multinazionali si arriverebbe ad un risparmio finanziario medio di 9,3 milioni di lire annuo con un abbattimento pressoché totale dell'assenteismo. Altri studi evidenziano incrementi di produttività, a secondo dei Paesi e delle aziende esaminate, del 10-25%; per l'azienda c'è da mettere in conto la riduzione dei costi indiretti (affitti, luce, spazi che si liberano, segreteria) e la maggior flessibilità complessiva dell'organizzazione. Il telelavoro è, per sua natura, (vedi il pensiero di Gordon) una forma flessibile di lavoro.

La riduzione dei tempi e dei costi trasporto rappresenta invece un vantaggio più per il dipendente che per l'azienda. E' palese il vantaggio socio-ambientale del telelavoro: riduzione del traffico e dell'inquinamento: prendiamo il caso di Napoli; ogni giorno le sue strade sono intasate da 800 mila lavoratori, oltre la metà dei quali arriva dalla provincia e usano, all'80%, l'auto privata. C'è poi una miglior gestione degli spazi urbani e la riqualificazione di intieri quartieri delle metropoli usati per metterci le vetture e per dormire.

Nato dal termine teleworking, inventato dallo studioso di trasporti Jack Nilles, il telelavoro è il figlio primigenito dello shock petrolifero (sostituzione dei viaggi di lavoro mediante sistemi telecomunicativi) ed ha trovato un terreno fertilissimo nell'esplosione e nella potenzialità dell'I.T., Information Technology, "la tecnologia più dirompente e più veloce che ci sia oggi sulla faccia della terra: (The Economist) "Il propellente del 'turbocapitalismo' descritto da Luttwak, insomma, un innovativo istituto che configura nuove logiche spazio-temporali di espletamento del lavoro".

Il 'verbo' del telelavoro si può riassumere in una frase: "is what you do, not where you go": il lavoro è ciò che fai, non dove vai a farlo.

Il telelavoratore ha un grosso vantaggio: quello di essere più motivato e maggiormente incentivato alla creatività potendo e dovendosi muovere in questa nuova realtà virtuale che è lo spazio/lavoro, luogo di incontri e di confronto non previsto nelle tradizionali modalità organizzative.

Dall'università di Cornell negli Stati Uniti, il direttore del centro di ricerche, Franklin Becker, ci fa sapere che la metà delle persone "studiate" è più produttiva alla mattina presto che alla sera tardi. E' evidente che alle aziende converrebbe lasciar lavorare "nelle ore in cui si sentono più in forma anziché costringerli a starsene in ufficio alle due del pomeriggio quando la cosa migliore da fare sarebbe schiacciare un pisolino".

Ed un altro esperto di organizzazione del lavoro: "Milioni di lavoratori potrebbero lavorare in vestaglia fra le proprie pareti domestiche, regolando i tempi sui propri bioritmi ed i metodi secondo la propria preferenza". Ci si chiede allora perché non telelavoriamo in massa?

Da un punto di vista sindacale molti problemi sono stati risolti da metà degli anni '90 ad oggi. Incentivi ed inviti a stimolare il telelavoro fra i dipendenti pubblici sono inseriti perfino nella Bassanini-ter; quattro ministeri in Italia hanno diversi telelavoratori; diverse categorie di lavoratori hanno già introdotto nei contratti aziendali tipologie e forme di telelavoro; la stessa CGIL ha un sito Internet sul telelavoro.

Non dimentichiamoci che ai sindacati può far comodo il riassorbimento di stuoli di impiegati del Sud nel telelavoro anche per conto di terzi che, altrimenti, dovrebbero imboccare la strada dolorosa della disoccupazione.

L'U.E., Unione Europea, da parte sua, già da tra anni ha dato il via al Progetto M.I.R.T.I., Models of Industrial Relation in Telework Innovation, la messa a punto, cioè di una serie di modelli di contratto di telelavoro significativi a livello europeo, nel Piano del Programma Applicazioni Telematiche. Lo stesso Romano Prodi, ancor prima di diventare premier di governo, fu fra i sottoscrittori di un documento redatto dal Gruppo di Alto Livello sulla società dell'Informazione in cui il telelavoro è ritenuto una 'pietra miliare' per rilanciare il settore informatico.

Anche se telelavorare non è nè facile nè semplice (occorrono infatti intelligenza, gradualità, scientificità, "strumentazione di bordo" ed investimenti da parte dell'azienda), ciononostante la crescita continua inarrestabile. Per gli Usa si parla addirittura di un 15% dell'intera forza lavoro come traguardo raggiungibile. Il futurologo Negroponte si spinge addirittura ad ipotizzare, nel 2016 (quindi fra "non molto") 200 milioni di lavoratori nel mondo.

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