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LA CASANA N. 1/2000 - ARTE

Spazio urbano e spazio sacro nella Genova del XV secolo

La pietà popolare narra che la pia Veronica asciugasse il volto di Gesù mentre andava verso il Calvario e che il tessuto, bagnato dal sudore del Cristo, divenuto asciutto, avesse conservato l'immagine del Sacro Volto; dal XIII secolo questa straordinaria reliquia è conservata nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni a Genova. (1)L'argomento è stato studiato con particolare attenzione da Colette Bozzo Dufour in: Il "Sacro Volto" di Genova; Roma 1974.
di Renato Iannacchino

Genova, xilografia dal"Liber Chronicarum",norimberga 1493 I'immagine conferma la verità delle sensazioni, appaga il desiderio di costruire le nostre certezze su dati che siano verificabili. Così ogni cosa per esistere deve necessariamente avere una sua trasposizione visiva. Anche questo spiega perché è importante che, nel pensare alla storia di una città, questa acquisti una propria immagine così da consentirci di identificarla con una realtà precisa e permetterci poi di confrontarci, anche emotivamente, con il suo passato. Allora un sintomo della particolare turbolenza della Genova del quindicesimo secolo può essere individuato anche nella pressoché assoluta mancanza di una sua attendibile rappresentazione iconografica, capace d'indicarci, o semplicemente lasciarci intuire, la sua originaria forma urbana. Città come Assisi o Siena avevano già alla fine del XIII secolo una propria specifica rappresentazione iconografica, che ci permette d'individuare, ancora oggi, precisi spazi architettonici. Per Genova bisogna aspettare la pubblicazione del Liber Chronicarum, stampato a Norimberga nel 1493, per avere una prima rappresentazione che, pur tra notevoli incongruenze, possa essere storicamente credibile della sua realtà urbana. La città viene ripresa con una visuale a "volo d'uccello'', consona alla finalità topografica dell'incisore. Si tratta d'una xilografia eseguita da Wolgemut, che sarà anche maestro di Dürer, eseguita sulla base di stampe o disegni altrui, visto che l'autore non è mai stato in Italia. La poca attendibilità topografica di quest'immagine è dovuta anche al fatto che l'artista ha utilizzato, per illustrare città diverse, la stessa immagine.

Genova appare come se fosse stata improvvisamente abbandonata dai suoi abitanti, tanto risulta assente l'animazione dei mercati, delle piazze, dei vicoli e le sue porte sono rimaste stranamente sguarnite. Per valutare correttamente questa come le altre immagini che accompagnano le varie cronache del tempo è necessario tenere presente che la città, alla fine del XII secolo è già, nei suoi caratteri dominanti, strutturalmente formata (2)Genova / Ennio Poleggi, Paolo Cevini. - Roma; Bari: Laterza, 1981, questo permette che venga codificata un'immagine tipo, che rimarrà invariata per oltre otto secoli. Guido Giubbini ha parlato, a tale proposito, di un topos antropomorfico che identifica la città come la rappresentazione di un corpo sacro che distende le braccia, a protezione dei suoi abitanti. Ludovico Brea, artista

Ludovico Brea,"Incoronazione di Maria",1513 nato a Nizza nella seconda metà del XV secolo, che Lanzi indica come l'iniziatore della scuola pittorica ligure, firma e data nel 1513 (3) L'Alizeri al solito fa un accuratissimo lavoro, rintracciando molte delle fonti che verranno utilizzate in questo lavoro la pala dell'Incoronazione di Maria, chiamata anche d'Ognissanti, in origine collocata su di un altare, poi demolito, della chiesa di santa Maria di Castello e ora conservata nel museo dello stesso convento. Nella predella di questa tavola Ennio Poleggi individuava, confermando in questo un'opinione di Orlando Grosso, (4)Tale opinione viene riferita da Luigi Volpicelli in: Genova nel secolo XV, note d'iconografia panoramica: atti della società Ligure di storia patria 1924 la prima credibile rappresentazione su tavola della città. Vista come quasi sempre accade per Genova da ponente verso levante si scorgono alcuni edifici coevi e nello sfondo il monte di Portofino al tramonto, Lauro Magnani ipotizza che il punto esatto d'esecuzione sia presso l'oramai urbanizzata villa Tomati, situata sulla collina degli Angeli (5)Il tempio di Venere: giardino e villa nella cultura genovese / Lauro Magnani. - Genova: 1987. Secondo Giovanna Petti Balbi la pala è utilizzata per indicare gli aspetti della vita sociale del tempo; in essa, infatti, sono accuratamente rappresentati gli abiti, le acconciature, la gioielleria allora di moda, (6) Genova medievale vista dai contemporanei / Giovanna Petti Balbi. - Genova: 1978, ed è ragionevole pensare che la studiosa, essendo una storica della società medievale, abbia utilizzato la rappresentazione che ne fa' il Brea perché l'ha ritenuta sufficientemente attendibile. Molti poi sono stati gli autori che hanno analizzato l'opera dal punto di vista della storia dell'arte, senza che questa, in verità, abbia mai avuto una particolare fortuna critica, ma nessuno, mi sembra, abbia sviluppato le considerazioni che tento di esporre. Per far questo è opportuno dividere l'analisi dell'iconografia del Brea in due distinti aspetti; uno che riguarda il suo contenuto più specificatamente religioso e un altro più legato al clima politico della Genova di quel tempo, ed è quest'ultimo che analizzerò per primo. Scrivendo sulla nascita della città medievale italiana Lopez dice: il concetto "città" è intuitivamente chiaro, ma si basa non tanto su dati accertati e misurabili quanto su elementi psicologici. Una città è prima di tutto uno stato d'animo (7)La città medievale italiana / Gina Fasoli, Francesca Bocchi. - Firenze: 1975. Osservando la pala dell'Incoronazione ci si sente come se, procedendo allo scavo archeologico della città, ci fossimo imbattuti nel lavoro del pittore nizzardo e l'avessimo trovato impegnato a illustrare quello che Lopez definisce "stato d'animo''. Questa ovviamente è solo una fantasiosa sensazione, ma l'ipotesi che non sia solo la predella, ma l'intera tavola a rappresentare, sia pure in forma traslata, la vita della città viene avvalorata da una serie di connessioni logiche. Il nesso etimologico che unisce la parola civitas a civis è stato più volte posto in evidenza, ma mai così sentito come nell'età dell'Umanesimo. Nel XVI secolo Botero esprime così questo ideale urbano: Città s'addimanda una ragunanza d'uomini, ridotti insieme per vivere felicemente: e grandezza di città si chiama non lo spazio del sito, o il giro delle mura, ma la moltitudine de gli abitanti e la possanza loro. Dunque la città e la moltitudine si identificano: nella pala dell'Incoronazione non appaiono torri, mura, o piazze, ma le 215 figure formano una massa compatta, magistralmente unificata da una sola emotiva partecipazione all'evento, che è nel contempo sacro e civile. Alizeri, non a caso, avrebbe chiamato più volentieri la pala del Brea "La vocazione dei giusti". Ma come si vive a Genova prima dell'ascesa politica di Andrea D'Oria? è proprio così vero che le rivalità tra le avverse fazioni rendessero pressoché impossibile una vita sociale? Gli Alberghi avevano assunto un'importanza enorme per la città, stabilendone i confini interni e gli sviluppi politici, ma sarebbe estremamente riduttivo pensare a Genova perennemente in lotta al suo interno. A smentire tale assolutezza basterebbe indicare l'inventarium delle officine scriptoria di Bartolomeo Lupoto, solo una tra quelle operanti in città. Ma è soprattutto la Ripa col suo mare a essere il più straordinario strumento culturale del tempo. Lì in questo periodo è possibile incontrare personaggi come Gerard David, Joos Van Cleve, Adriaen Ysenbrant che se da una parte dimostrano che, Genova anche prima dell'arrivo di Perin Del Vaga, ma principalmente dell'Alessi, possedeva già una notevole cultura visiva, dell'altra spiegano anche il come sia potuta avvenire la straordinaria evoluzione della pittura di Ludovico Brea. Con questo non è certo possibile negare la dimensione periferica che la città aveva nella cultura figurativa del tempo. Basti pensare che nel 1513 Michelangelo aveva già ultimato la Cappella Sistina e a Parma il giovane Correggio si avviava ad aprire la strada al barocco. Una cronaca scritta nel maggio del 1470 da Anselmo Adorno, un viaggiatore solo d'origine genovese, ci racconta un aspetto per noi assai significativo della vita degli Alberghi: Tutti i membri di una stirpe o di una famiglia vivono insieme in un quartiere o una piazza e hanno in comune talvolta una chiesa o una costruzione, cioè una loggia, in cui ogni giorno tutti i membri della famiglia si radunano per discutere di cose serie e facete (8)Genova medievale vista dai contemporanei: opera già cit. Se osserviamo la complessa struttura iconografica elaborata dall'artista per la pala di santa Maria di Castello notiamo, nella verticalità dantesca, due cerchi concentrici con gli angeli che fanno da elemento di separazione tra il primo cerchio, quello occupato dai viventi, e il secondo, il mondo celeste. L'identificazione dei vari personaggi raffigurati è gioco assai interessante e che ha trovato non pochi estimatori. c'è chi ha visto la presenza della committente Teodorina Lomellini vedova Spinola e dei suoi due figli, a sinistra in basso del quadro, chi un autoritratto dell'autore, chi modelle Botticelliane, oppure, ed è il mio caso, Savonarola nascosto in abiti di un altro ordine. Quello che qui importa ricordare è che non conosciamo quadri di questo periodo che, dipinti a Genova, siano così carichi di personaggi e ricchi di informazioni iconografiche. Se consideriamo che la pala era stata commissionata per essere posta nella costruenda cappella voluta da un ramo della famiglia Spinola, (9) Santa Maria di Castello e il romanico a Genova / Ennio Poleggi. - Genova: 1973.e che questa, nei delicati equilibri politici cittadini, aveva confermato la propria alleanza con i Fregoso, i quali in quegli stessi anni occupavano la carica di doge, (10) Dogi perpetui di Genova an. 1339-1528: studio biografico / Luigi M. Levati. - Genova Certosa: [1928] appare sostenibile l'ipotesi che vede nei ‘'cittadini'' raffigurati nel primo cerchio i componenti dell'Albergo, dove i rappresentanti della famiglia Spinola hanno chiaramente una posizioni di prestigio. In questo contesto va ricordato anche il significato politico che sempre a Genova accompagna l'uso dell'immagine sacra, in modo particolare della madre di Dio. Già nel XII secolo l'insediamento dei nuovi consoli avveniva nel giorno della festa dedicata alla purificazione di Maria, il 2 febbraio; nel XVII secolo si ebbe poi la proclamazione di Maria a regina di Genova. Il potere comunale quindi viene esercitato sotto la tutela e per volontà dell'Assunta, per questo l'immagine scelta appare quanto mai appropriata ad accompagnare l'ascesa al potere di un nuovo doge che, ponendosi sotto la protezione della Vergine, si assicurava così anche il consenso popolare. Un'altra indicazione sulla modalità compositiva della pittura, che si avvicina al fiorire del Rinascimento, ci viene indicato da Michael Baxandall il quale scrive: Un'attività del XV secolo abbastanza vicina alla composizione dei gruppi in pittura, tale da permetterci di comprendere quest'ultimi un po' più a fondo, è la danza (11)Pittura ed esperienze sociali nell' Italia del Quattrocento / Michael Baxandall; a cura di Maria Pia e Piergiorgio Dragone. - Torino: Einaudi, c 1978. Non senza ragione, quindi, Natali cogliendo l'atmosfera domenicale che pervade la tavola dell'Incoronazione, definisce "cortese" il linguaggio di Ludovico Brea e Castelnovi paragona la pala di Santa Maria a una pagina miniata, anche se va comunque rilevato che l'asserzione dei due critici era inserita in un giudizio non certo favorevole al pittore. Ma sarebbe oltre modo erroneo interpretare la "rinuncia" al paesaggio come una dimostrazione di una sua presunta incapacità a rappresentarlo basti considerare che nella contemporanea Madonna del Rosario, realizzata per il convento domenicano di Taggia, i personaggi sono inseriti in un paesaggio che, come è stato notato, lascia supporre che il Pittore abbia già assorbito la lezione che Leonardo aveva portato a Milano. Alizeri in oltre ci dà la notizia che il Nizzardo è anche autore di una delle prime vedute di Genova, quest'opera come anche quella analoga realizzata dal Bellini sono andate perdute. Come abbiamo visto l'aspetto laico e quello religioso sono intimamente collegati nell'opera; nell'analizzare l'aspetto più prettamente religioso va tenuto presente che, mentre la festa dell'Ascensione è da subito celebrata dalla chiesa e rimarrà tra le più importanti del calendario liturgico, quella dell'Incoronazione, che cade una settimana dopo, venne istituita solo nel VI secolo, quando, affermatasi la dominazione bizantina, fu necessario, per la conseguente visione dello stato che questi avevano, realizzare anche sul piano dei simboli una sacrale lontananza tra l'Imperatore, Dio in terra, e il resto del genere umano. così per un fenomeno di traslitterazione all'Imperatore venne affiancata una Regina, accentuando di conseguenza il senso di separazione tra la sacrale sfera del potere e il popolo. ed è in questa tradizione che va visto l'uso, per quei tempi oramai inusuale, della "mandorla" da parte del Brea, questo ci dice che, se pur nella sua pittura si possono intuire i presagi di un radicale cambiamento, egli rimane tuttavia ancorato al pensiero di quell'età che si suole chiamare come l'autunno del Medioevo. Il pensiero religioso medievale, sostiene Huizinga, non conosce che due estremi, il senso del tragico insito nella caducità della vita e il giubilo per l'anima salvata.(12)Autunno del Medio Evo / Johan Huizinga; traduzione dall'olandese di Bernardo Jasink. - Firenze: Sansoni, 1942. Questi due estremi sono contemporaneamente presenti nell'Incoronazione della Vergine: infatti affinché la madre di Cristo sia proclamata regina è necessario che la sua esperienza terrena abbia fine. La morte sta quindi all'origine della pala e la calma moltitudine che compostamente partecipa a quella che è intimamente vissuta come una festa, sembra volerci indicare la forza della fede che, in questo caso, si mostra capace di superare quello che la sola ragione umana non può fare: trasformare l'incubo della morte in un momento di beatitudine.

A l'amor mio non è grave / e la penosa morte / è più che favo, e più che mel soave... dice una poesia del domenicano Savonarola a cui, per altro, sembra avvicinabile anche la moltitudine degli astanti, non dissimile doveva essere, infatti, l'attenzione con cui i fiorentini avevano ascoltato i suoi infuocati sermoni. Ma la commozione degli astanti è anche segno d'una partecipazione civile, che sta ad indicare il senso d'appartenenza ad una comunità. Il Brea è legato all'ordine Domenicano non solo da ragioni professionali: fin da giovanissimo era stato accolto nel convento dell'ordine di Taggia, ed è lì che avviene la sua formazione, non solo come apprendista affrescante e, a tale proposito va ricordato che egli proviene da una famiglia di pittori, ma con una condivisione piena della vita del convento.(13)La cronaca del Calvi: il Convento dei P.P. Domenicani e la città di Taggia dal 1460 al 1623 / Nilo Calvini. - Taggia: [s.n.], 1982. Il contratto tra Teodorina Spinola e il Brea venne stipulato nel 1500, occorreranno quindi tredici anni perché la pala sia ultimata, tempo esageratamente lungo anche per un opera così piena. Non è quindi da escludere che siano intervenuti fattori esterni che hanno rallentato il lavoro, non abbiamo documentazione che accerti una presenza di Savonarola a Genova, ma da una sua lettera (14)Caterina degli ospedali: vita e opera di Caterina Fieschi Adorno / Paolo Lingua, Genova 1993. Il libro è utile anche per comprendere la grande impressione che i sermoni di Savonarola produssero nella santa genovese veniamo a sapere che era in procinto di partire per la città dove sarebbe arrivato in tempo per predicare la quaresima. Gli atti della collegiata di Santa Maria di Castello ci documentano gli stretti legami che intercorrono tra i Domenicani di Genova e i loro confratelli di San Marco, il convento di Savonarola. Nell'ultimo decennio del secolo poi assumono la carica di priore alcuni domenicani provenienti da Firenze i quali non potevano non avere negli occhi il fumo che si era alzato in piazza della Signoria (15)Tutte le notizie che seguono sono tratte dai tre volumi che padre Amedeo Vigna pubblica per conto della Società di storia patria; va però tenuto presente che il Vigna appartenendo all'ordine domenicano ha avuto particolarmente a cuore non dissociarsi dalla storia ufficiale dell' ordine. Nella dottrina perseguita da Savonarola il popolo, in netta opposizione alla cultura elitaria dei Medici, viene sentito come portatore di valori salvifici, ed è per le virtù dei suoi cittadini, che una città può divenire una nuova Gerusalemme. Il Brea sembra avvicinarsi alle tematiche così care all'opera dell'ultimo Botticelli che, come è noto, nell'ultimo periodo della sua vita fu tragicamente influenzato dalla mistica del predicatore fiorentino, anche nella già citata pala del rosario per il convento di Taggia. Da queste considerazioni nasce l'ipotesi che i ritardi nella stesura siano dovuti anche agli effetti derivati dalla crisi che in quegli anni ha così fortemente lacerato i domenicani. La predella, da cui trae spunto questa riflessione, permette un'ulteriore specificazione del senso dell'opera, per giungere a ciò è necessario accennare a una delle questioni teologiche più controverse del Basso medioevo. Il nucleo della disputa riguardava il come era avvenuta la nascita di Gesù, se il parto fosse stato intra o estra uterino, se quindi, ci fosse stato o meno una perdita di sangue. Una delle due posizioni che si confrontavano, anche aspramente, sosteneva che Maria, in ebraico scelta da Dio, fosse stata predestinata al compito dallo stesso Dio e quindi non soggetta alla legge della natura. In questa controversia i Domenicani formavano il partito che con maggior forza asseriva la natura tutta umana di Maria e per ciò non libera dal peccato originale. Il Paradiso in questo caso era il frutto di una vita "storicamente" vissuta, la chiesa del resto aveva dei giorni prestabiliti, poi eliminati, per celebrare ognuno dei sette dolori di Maria, al più tragico dei quali è dedicata la predella, che non poteva non essere ambientata in uno spazio realistico e riconoscibile, a fare da contraltare alla gioia della incoronazione, in una visione però coerente all'ordine Domenicano.

Note

1. L'argomento è stato studiato con particolare attenzione da Colette Bozzo Dufour in: Il "Sacro Volto" di Genova; Roma 1974.

2. Genova / Ennio Poleggi, Paolo Cevini. - Roma; Bari: Laterza, 1981

3. L'Alizeri al solito fa un accuratissimo lavoro, rintracciando molte delle fonti che verranno utilizzate in questo lavoro.

4.Tale opinione viene riferita da Luigi Volpicelli in: Genova nel secolo XV, note d'iconografia panoramica: atti della società Ligure di storia patria 1924.

5. Il tempio di Venere: giardino e villa nella cultura genovese / Lauro Magnani. - Genova: 1987.

6. Genova medievale vista dai contemporanei / Giovanna Petti Balbi. - Genova: 1978.

7. La città medievale italiana / Gina Fasoli, Francesca Bocchi. - Firenze: 1975.

8. Genova medievale vista dai contemporanei: opera già cit.

9. Santa Maria di Castello e il romanico a Genova / Ennio Poleggi. - Genova: 1973.

10. Dogi perpetui di Genova an. 1339-1528: studio biografico / Luigi M. Levati. - Genova Certosa: [1928].

11. Pittura ed esperienze sociali nell' Italia del Quattrocento / Michael Baxandall; a cura di Maria Pia e Piergiorgio Dragone. - Torino: Einaudi, c 1978.

12. Autunno del Medio Evo / Johan Huizinga; traduzione dall'olandese di Bernardo Jasink. - Firenze: Sansoni, 1942.

13. La cronaca del Calvi: il Convento dei P.P. Domenicani e la città di Taggia dal 1460 al 1623 / Nilo Calvini. - Taggia: [s.n.], 1982.

14. Caterina degli ospedali: vita e opera di Caterina Fieschi Adorno / Paolo Lingua, Genova 1993. Il libro è utile anche per comprendere la grande impressione che i sermoni di Savonarola produssero nella santa genovese

15. Tutte le notizie che seguono sono tratte dai tre volumi che padre Amedeo Vigna pubblica per conto della Società di storia patria; va però tenuto presente che il Vigna appartenendo all'ordine domenicano ha avuto particolarmente a cuore non dissociarsi dalla storia ufficiale dell'ordine.

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