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LA CASANA N. 1/1999 - STORIA

Gennaio-Marzo 1999 - Anno XLI

Le origini di Bosio e della sua Parrocchiale

di Margherita Ardea Grosso

storia "In questa ridente valle, ai piè dell'Appennino, in quel di Parodi Ligure, s'erge maestosa la chiesa parrocchiale di Spessa, dedicata a S. Pietro Apostolo e S. Marziano martire, primo vescovo di Tortona".
Così inizia "Un sunto generale di storia", manoscritto custodito in parrocchia, in cui sono raccolte, con la struttura della cronaca, le più importanti notizie riguardanti il territorio e l'attuale chiesa di Bosio che, divenuto comune autonomo soltanto nel 1948, sino ad allora aveva fatto parte di Parodi Ligure.

Già in epoca romana, nel documento denominato "tavola di Polcevera" del 117 a.C., si trovano le prime notizie relative alla parte più montuosa della zona: si tratta della documentazione dei conflitti che opponevano i Genuati alle tribù del luogo per assicurarsi l'egemonia sul territorio. Proprio a quest'epoca sembra risalire una prima forma di agricoltura che, previo disboscamento con fuoco, creava aree di pascolo o coltivabili; gli insediamenti erano formati da piccoli villaggi di capanne sui ripiani di mezzacosta, intorno all'attuale frazione di Capanne di Marcarolo.

Nel Medioevo questo territorio acquistò grande importanza economica e commerciale; infatti, con il tramonto dell'età imperiale decadde l'asse viario della Via Postumia e la Strada Cabanera (la Via delle Capanne), percorso di costa, diventò uno dei più importanti assi viari dell'epoca.
A conferma di ciò si sa che Marcarolo è ricordato nei documenti medioevali più antichi come "Mercurolo" ("mercurius acervus lapidum", cioè pila di pietre con funzione di indice stradale, secondo un'interpretazione accreditata).
A partire dall'XI secolo la Strada Cabanera divenne una delle direttrici più importanti per il trasporto del sale e Capanne di Marcarolo, attuale frazione del Comune di Bosio, già luogo di sosta e centro di un deposito di sale, aumentò considerevolmente la propria popolazione di stabile residenza.

Anche il Giustiniani, nel XVI secolo, parla di questo centro abitato nei suoi Annali: "...e di qua si monta alla sommità del giogo, in un luogo nominato le Capanne, che fanno venti fuochi, in circa, con un bosco di dodici miglia abbondante di materia per la fabbrica di navigli. E questo giogo è uno dei termini della Valle di Polcevera ed alle Capanne si fa quasi ogni giorno mercato fra genovesi e lombardi...".
Sempre nel Medioevo la zona è stata sede di numerosi insediamenti monastici che, all'epoca, non erano soltanto luoghi di culto, ma anche località di sosta e di ristoro, e poli di colonizzazione e di moderna organizzazione agricola.
Su queste terre il dominio politico di signori o signorotti cambiò in continuazione, portando invasioni e saccheggi.

Anche il Seicento fu un secolo travagliato: tutti i borghi parteciparono alla guerra di successione spagnola, durante la quale fu assediato il castello di Parodi.
Il 21 gennaio del 1613 un privilegio dell'imperatore Ferdinando II confermò alla Repubblica il possesso di Gavi e Parodi; negli anni 1630-32 scoppiò una "...peste gravissima (quella descritta dal Manzoni). Estinta in gran parte la popolazione e famiglie intere, le case rovinate e inabitabili, la terza parte degli stabili del territorio resi zerbidi e incolti..." nota il Desimoni.
Nell'aprile del 1800 la nostra zona fu teatro di un cruento scontro tra francesi ed austriaci: questi ultimi vi lasciarono due cannoni e seicento prigionieri.
Ancora come borgata di Parodi Ligure (comune del mandamento di Gavi, provincia di Novi, divisione di Genova) l'attuale territorio del comune di Bosio passò nel 1814 a Casa Savoia.

Ritornando alla parrocchiale non si hanno notizie precise circa la sua origine, anche perché i documenti del suo archivio anteriori al 1625 sono andati distrutti in un incendio. Il sunto generale di storia si esprime a questo proposito in modo molto chiaro: "Si ignora affatto quando fu costruita e quando fu eretta la parrocchia". Possiamo, comunque, ragionevolmente supporre che non sia anteriore al 1260, in quanto non la troviamo citata nel Registro del Castro e della Curia di Parodi che è, appunto, di quell'anno.
Questo registro, ricchissimo di interessanti informazioni, ci offre elementi importanti circa la situazione delle proprietà e dei relativi tributi che la Curia di Parodi incassava dai suoi contribuenti. In esso vengono forniti dati aggiornati riguardanti la popolazione, i nomi ed i soprannomi, il territorio, le colture e le modalità di conduzione, il Grande Bosco (Boscum Maximum), il sistema tributario ed il regolamento che dovevano seguire castellani e torrigiani. Nella descrizione dei beni assoggettati a tributo vengono citate anche le chiese appartenenti al territorio della Curia locale: S. Remigio, Santa Maria di Tramontana, Santo Stefano di Parodi. Non si parla, quindi, di nessuna chiesa a Bosio o a Spessa.

Troviamo però indicati nel registro alcuni abitati facilmente identificabili con le loro odierne denominazioni: Spissa (Spessa), Costa (Costa di Santo Stefano), Boso, Bossulo - toponimo da collegare a "bosolus", bosso, specie arborea a basso fusto - (Bosio).
Secondo la tradizione, nella località ancora adesso chiamata Val Pagani esisteva un tempietto pagano; quando le zone furono convertite al cristianesimo la chiesetta fu costruita non più in Valle ma a Bosio, villaggio che stava diventando probabilmente un centro abbastanza popolato ed importante.
Tale ipotesi concorderebbe anche con quanto affermato dalla maggioranza degli studiosi di geografia storica, e cioè che i primi luoghi di culto cristiani sorsero nelle zone dove già le popolazioni pagane si riunivano per fini politico-religiosi o commerciali.

Di questa chiesa ci parla esplicitamente il Desimoni nei suoi Annali, citandola nell'anno 1387, a proposito di una tassa sulle chiese del genovesato che il papa Urbano VI aveva imposto, stabilendo altresì la quota proporzionale. Tale gabella fu ripartita sulle chiese della Pieve di Gavi nel modo che segue, come consta in atti di Antonio Foglietta notaro.
è quindi certa l'esistenza in Bosio, nel 1387, di una chiesa o cappella di media grandezza ed importanza - a giudicare dalla quota pagata - dedicata a S. Pietro e dipendente dalla Pieve di Gavi.
Incertezze e dubbi, tuttavia, non sono finiti anche perché i documenti più antichi sono andati distrutti, come già ricordato, da un incendio durante la guerra del 1624/25.
Notizie più precise ci vengon fornite dal Remondini in parrocchie dell'Archidiocesi di Genova.

Secondo il Remondini infatti già intorno al 1400 esisteva una parrocchia intitolata ai Santi Pietro e Marziano in Spessa di Parodi.
"Da ciò sembra che l'attuale chiesa parrocchiale... fin da quell'epoca esistesse in questa località quasi centrale tra le due borgate Bosio e Spessa, ma più vicina a quest'ultima da cui poscia ha preso il nome la parrocchia" ("Un sunto generale di storia", manoscritto).
La dedica a S. Pietro, prima, e a Pietro e Marziano poi, viene generalmente interpretata come un ringraziamento all'opera di evangelizzazione di S. Marziano, primo vescovo di Tortona e martire, voluta dal papa, successore di Pietro, in queste terre.
La città di Derthona, infatti, costruita su sette colli come Roma fu, a somiglianza della capitale latina, un luogo dove i primi cristiani furono duramente perseguitati dalle autorità imperiali.
La chiesa secentesca, inizialmente ad una navata e con il coro rivolto a Oriente, fu probabilmente rifatta e capovolta perché già nel 1771 risultava con il coro a ponente e cinque altari.
Nel 1829 lo zelante parroco Nicolò Ricchini l'ampliò con l'aggiunta delle due navate laterali e la prolungò di un'arcata in modo da poter contenere un maggior numero di altari così come ancora oggi la possiamo vedere.

Ecclesia Plebis de Gavio L 0.8
Ecclesia S. Iacobi L 0.2.6
Ecclesia S. Innocentii de Castelletto L 0.1
Ecclesia S. Mariae de Tramontana L 0.0.6
Ecclesia S. Petri de Capriata L 0.3
Ecclesia S. Damiani de Monterotondo L 0.0.6
Ecclesia S. Petri de Bosio L 0.1.6
Monasterium S. Remigii de Palodio L 0.8
Ecclesia S. Vincenti L 0.0.6

Bibliografia

AA.VV., Un sunto generale di storia, manoscritto - Archivio Parrocchiale.
R. Botta, F. Castelli, Un luogo chiamato Capanne, a cura della Regione Piemonte e dell'Istituto per la Storia della Resistenza in provincia di Alessandria, Alessandria 1984. C. Desimoni, Annali Storici della Città di Gavi, Alessandria 1896.
A. Giustiniani, Castigatissimi annali con la loro copiosa tavola della eccelsa et illustrissima repubblica di Genova..., Genova MDXXXVII.
M.A. Grosso, Il paesaggio agrario di una zona dell'Alto Monferrato: comuni di Bosio, Fraconalto, Voltaggio, tesi di laurea, Università di Genova a.a. 1973/4.
E. Podestà, Mornese nella storia dell'Oltregiogo Genovese tra il 1000 e il 1400, Genova 1983. M.Quaini, Per la geografia dell'Appennino genovese: le strade e gli insediamenti, Studi geografici del genovesato, Istituto di Scienze geografiche dell'Università di Genova, Genova 1970.
A. e M. Remondini, Parrocchie dell'Archidiocesi di Genova, Regione XIII, Parte 2a, Gavi e Voltaggio, Genova 1891.
F. Sartore, Storia popolare di Gavi Ligure, Genova 1933.

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