La Solidità di Banca Carige

Dati alla mano

Con l'introduzione della nuova normativa sulle crisi bancarie, conosciuta come bail-in, oggi è fondamentale scegliere bene la banca a cui affidare i propri risparmi. Banca Carige è un istituto solido e affidabile, con coefficiente patrimoniale superiore alla media delle principali banche italiane.


SOLIDITÀ PATRIMONIALE CERTIFICATA

Il CET1 ratio (Common Equity Tier 1 ratio) è l'indice che riflette la solidità bancaria ed è definito come rapporto tra capitale di qualità primaria (rappresentato principalmente dal capitale ordinario versato) e le attività ponderate per il rischio. Banca Carige ha un CET1 ratio pari al 12,4% (ratio ufficiale, segnalato alla Banca d'Italia il 12 maggio), ben superiore alla media registrata dalle altre principali banche italiane (11,5%*).

Al 31/03/2016


ELEVATA COPERTURA DEI CREDITI DETERIORATI E DELLE SOFFERENZE

Il Coverage delle sofferenze ne misura il grado di copertura in termini di rettifiche su crediti. I crediti in sofferenza rientrano nella categoria dei crediti deteriorati (non performing loans), ovvero crediti per i quali la riscossione è incerta sia in termini di scadenza sia in termini di ammontare. Il livello di copertura di Banca Carige per crediti deteriorati e sofferenze è in linea con gli standard del sistema bancario italiano.

Al 31/03/2016


PROFILO DI RISCHIO

L'indice di leva finanziaria di Basilea 3 è definito come il rapporto percentuale tra patrimonio base (Tier 1) e la misura dell'esposizione complessiva di una banca (che include esposizioni in bilancio e in derivati, quelle per operazioni di finanziamento tramite titoli e alcune poste fuori bilancio). Individuando un livello minimo del 3%, il Comitato di Basilea prevede per il periodo dal 1° gennaio 2013 al 1° gennaio 2017 una fase di sperimentazione, al termine della quale tale livello minimo diventerà vincolante.

Dati al 31/12/2015

*Principali banche commerciali italiane: UniCredit, Intesa, MPS, UBI, Banco Popolare, BPER, BPM, Credem, BP Sondrio, Veneto Banca, Creval.


SCOPRI DI PIU' SUL BAIL-IN

Cos’è il bail-in?

Il 1 gennaio 2016 è entrata in vigore la nuova direttiva europea Banking Resolution and Recovery Directive (“BRRD”), che introduce in tutti i paesi dell’Unione europea regole comuni per prevenire e gestire eventuali crisi delle banche e delle imprese di investimento.

Cosa significa bail-in?

Bail-in significa “salvataggio interno” . La normativa prevede infatti che, in caso di crisi di una banca, si ricorra all’utilizzo di risorse del settore privato, al fine di ridurre gli effetti negativi sul sistema economico ed evitare che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti, limitando di fatto l’intervento pubblico.

Come si applica il bail-in?

L’applicazione del bail-in segue una logica gerarchica e prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite. La gerarchia degli strumenti è la seguente:

  1. azioni e strumenti di capitale;
  2. titoli subordinati;
  3. obbligazioni e altre passività ammissibili (a titolo esemplificativo: covered warrant, ETC, ETN e certificates), non subordinate e non garantite;
  4. depositi oltre i 100.000 euro.

Quali strumenti sono esclusi dal bail-in?

Non possono essere oggetto di bail-in:

  • i depositi (conti correnti, certificati e libretti di risparmio nominativi, conti deposito) protetti dal sistema di garanzia dei depositi (ossia quelli di importo fino a 100.000 Euro per depositante);
  • le passività garantite, incluse le obbligazioni bancarie garantite (covered bonds) e gli altri strumenti garantiti;
  • il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un deposito titoli, diversi dagli strumenti finanziari soggetti a bail-in (quali, a titolo esemplificativo, azioni e/o obbligazioni della banca sottoposta a risoluzione)
  • le passività interbancarie (a esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a sette giorni;
  • le passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a sette giorni;
  • i debiti nei confronti di dipendenti, fornitori di beni e servizi e sistemi di garanzia dei depositanti purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

Che rischi ci sono per i depositi oltre i 100.000 euro?

Anche per la parte eccedente i 100.000 euro, i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese hanno un trattamento preferenziale: essi infatti verrebbero toccati solo nel caso in cui il bail-in di tutti gli strumenti più rischiosi non fosse sufficiente a coprire le perdite. I depositi al dettaglio oltre i 100.000 euro possono essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, per evitare rischi di "contagio" e preservare la stabilità finanziaria, sempre che il bail-in sia stato applicato ad almeno l'8% del totale delle passività, come sopra descritto.

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Da novembre 2014 la Banca centrale europea (BCE) ha assunto le competenze di vigilanza sui principali enti creditizi dell'area dell'euro: in particolare, sono 129 gli istituti di credito soggetti a vigilanza BCE, di cui 15 italiani.